2020-01-22
Pubblicata la replica dell’Ambasciatore dell’Azerbaigian in Italia Sig. Mammad Ahmadzada in merito all’articolo di La Verità, pubblicato il 17 gennaio scorso

 https://www.laverita.info/non-criminalizzate-i-martiri-azeri-2644879300.html?fbclid=IwAR2hB6ymWQJoGB7AWwb6WsiXGYhwmI541Hh7Vl_sPvph0Arrm8BrItX8qvo

E' sempre interessante quando la stampa riserva la sua attenzione a momenti storici poco noti per i lettori italiani. Ciò che ci spiace però, ed è il motivo di questa nostra nota, di cui chiederemmo gentile pubblicazione in base alla normativa sul diritto di replica, è che l'autore abbia fatto una descrizione di un periodo storico colmo di drammaticità per l'Azerbaigian, senza cercare prima un approfondimento degli eventi

A tal proposito vorremmo specificare che proprio oggi, 20 gennaio, l'Azerbaigian ricorda il 30mo anniversario del Gennaio Nero, che l'autore nell'articolo ricorda, ma in un modo completamente lontano dalla Verità, in linea, invece, con le informazioni fornite dalla propaganda armena. Obiettivo di tale propaganda è nascondere e distorcere le radici e l’essenza del conflitto del Nagorno Karabakh, iniziato dall’Armenia contro l’Azerbaigian e causa di tragici eventi, incluso proprio quello del Gennaio Nero, uno dei più sanguinosi massacri subiti dal popolo azerbaigiano nella storia contemporanea.

La Verità è che nella tarda notte del 19 Gennaio del 1990, senza dichiarare lo stato d’emergenza, per ordine di Mikhail Gorbachev, allora presidente dell’Unione Sovietica, circa 30 mila soldati dell’esercito sovietico si avviarono verso Baku. Un’operazione militare di vasta scala e da tutte le direzioni, incluso il mare, volta a colpire gli abitanti disarmati, indiscriminatamente donne, anziani e neonati; persino i conducenti delle ambulanze e i medici furono sottoposti a brutali uccisioni. Carri armati e mezzi di trasporto corazzati travolsero veicoli civili e medici, incuranti delle persone all’interno. L’attacco portò a 147 civili morti e al ferimento di circa 800 persone.

Scopo principale dell’ingresso delle truppe a Baku ed in altre città del paese, era di imporre alla popolazione il silenzio, per mezzo del soffocamento delle manifestazioni pacifiche iniziate contro la politica unilaterale, parziale e prevenuta condotta dalla direzione dell’URSS a favore dell’Armenia sul conflitto del Nagorno Karabakh.

Il rapporto di Human Rights Watch sul "Gennaio Nero in Azerbaigian" recita che "In effetti, la violenza usata dall'esercito sovietico nella notte tra il 19 e il 20 gennaio era talmente sproporzionata rispetto alla resistenza offerta dall'Azerbaigian, da costituire un esercizio di punizione collettiva".

Il Gennaio Nero si inserisce in quel contesto storico iniziato alla fine degli ottanta del XX secolo dalle rivendicazioni territoriali dell’Armenia contro l’Azerbaigian per la regione azerbaigiana del Nagorno Karabakh, insieme con la deportazione di 250 mila azerbaigiani dalle loro terre storiche in Armenia. A questo ha fatto seguito l’aggressione militare da parte dell’Armenia contro l’Azerbaigian, che ha portato all’occupazione militare del 20% dei territori dell’Azerbaigian, incluso il Nagorno Karabakh e i sette distretti adiacenti, una pulizia etnica contro 750 mila azerbaigiani nei territori occupati, la distruzione di tutti i monumenti storici azerbaigiani presenti nel territorio. L’Armenia ha violato gravemente il diritto internazionale umanitario e commesso numerosi crimini di guerra, tra cui il genocidio di Khojaly, l'evento più drammatico del conflitto, che ha visto l’uccisione di 613 civili azerbaigiani, per mano dell'esercito dell’Armenia, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 1992.

Approfondire l’argomento avrebbe portato l'autore anche a tutta la documentazione internazionale, tra cui 4 risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che si è pronunciata a favore dell'integrità territoriale dell'Azerbaigian, per un ritiro delle truppe dell'Armenia dai nostri territori e il ritorno di rifugiati e profughi azerbaigiani alle loro terre natali.

L’Azerbaigian è un paese dove storicamente varie religioni ed etnie hanno vissuto in pace e in armonia ed il modello multiculturale dell’Azerbaigian è apprezzato come un esempio al livello mondiale. Nonostante l’Armenia abbia commesso una pulizia etnica contro gli azerbaigiani sia in Armenia stessa che nei territori occupati dell’Azerbaigan e abbia distrutto in quegli stessi territori tutto il patrimonio storico-culturale appartenente all’Azerbaigian, nel nostro paese decine di migliaia di cittadini di origine armena godono degli stessi diritti degli altri cittadini e nel cuore di Baku c’è una chiesa armena, ristrutturata dal nostro governo e vi si preservano oltre 5mila libri in armeno.

Ciò espresso, la descrizione degli eventi accaduti sia durante il Gennaio Nero che nell’ambito del conflitto del Nagorno Karabakh, così come effettuato nell’articolo, risulta irrispettosa nei confronti della memoria dei martiri e dei sentimenti di più di 1 milione di rifugiati e profughi azerbaigiani, privi anche della possibilità di visitare le tombe dei propri cari nei territori occupati.

Scopo di questa nostra è portare la Verità ai lettori, come insito nel nome stesso vostro quotidiano, che molto apprezziamo, e restiamo a completa disposizione per approfondimenti o per fornire materiale e fonti di quanto argomentato, disponibili anche ad un eventuale incontro conoscitivo.