- la Regione di Lankaran - Astara

Salyan, Neftchala, Bilasuvar, Jalilabad, Masalli, Yardimli, Lerik, Lankaran, Astara

All’estremità sud-orientale del Paese, la regione di Lankaran-Astara si estende dai monti Talish al Mar Caspio. Si tratta di una zona subtropicale famosa per la sua particolare fauna, abitata da uccelli e animali rari. Qui troviamo il Parco Nazionaledi Hirkan e la Riserva Nazionale di Gizilagach. Nel Parco Nazionale di Hirkan crescono piante uniche, alcune delle quali hanno più di mille anni. I monti Talish sono ricoperti di boschi fitti, perlopiù costituiti da alberi relitto, compresi quelli dal legno duro. Si tratta di un tipo di albero rarissimo, che si trova solo in Azerbaigian e in Iran. Il legno durissimo di questi alberi permette di produrre persino alcuni elementi per l’industria tessile. Il golfo alla foce del fiume Kur, circondato da canneti, attira l’attenzione degli uccelli migratori in primavera e autunno. La favorevole posizione geografica, fin dai tempi antichi, ha attirato l’uomo. Questa terra è famosa per i suoi abitanti longevi, per la generosa accoglienza della popolazione locale, per le ricche tradizioni culturali e storiche, per la cucina particolare, per i manufatti frutto di antichi mestieri. Turisti e i viaggiatori, compresi gli stessi Azerbaigiani, una volta visitati questi luoghi, rimangono affascinati dalle spettacolari caratteristiche di questo luogo.


Salyan

Il distretto di Salyan è la porta d’ingresso della regione di Lankaran-Astara. Il distretto è infatti attraversato dalla ferrovia e dall’autostrada che collegano Baku alle regioni meridionali dell’Azerbaigian. Il territorio è bagnato a est dal Mar Caspio, ed è precorso dal fiume Kur. A 5 km dal capoluogo troviamo il vulcano di fango Babazanan, meta di numerosi visitatori che si recano qui per i suoi fanghi curativi. Sempre qui ci sono i vulcani di fango Galmas e Hidirli. Il territorio è ricco di giacimenti di petrolio e di gas. La vegetazione è di tipo desertico e semidesertico. Tra gli animali e gli uccelli ricordiamo la gazzella gozzuta, la quaglia, la pernice, l’oca, il cigno, la cicogna, la cinciallegra, ecc. Il clima è di tipo desertico e semidesertico. La temperatura media in gennaio è di -2,5°C, in luglio +26°C. Le precipitazioni annue raggiungono i 250-400 mm. Il capoluogo è Salyan, antica città, sorta sulle antiche carovaniere che collegavano le città settentrionali e occidentali dell’Azerbaigian con quelle meridionali e con i Paesi del Vicino Oriente. La parola Salyan deriva dal nome della tribù turca Sal, che visse per un determinato periodo sulle rive del Volga. Attraverso Salyan gli Shirvanshah commerciavano con Mughan e l’Iran. Da Salyan si esportava pesce e caviale. Salyan era un centro commerciale situato sulla Via della Seta. A partire dal II secolo, i mercanti che giungevano dalla Cina e dall’India attraversavano il Mar Caspio, e tramite la foce del Kur arrivavano in Azerbaigian; poi, attraversando il territorio dell’attuale distretto di Salyan si recavano in Georgia e da lì in Europa. Nel XVII- XVIII secolo, le vie commerciali con l’Iran, il Caucaso settentrionale, il Turkmenistan e la Russia per lungo tempo passarono attraverso Salyan. I mercanti partivano da Salyan per andare a vendere il pesce e il caviale. Nel XVIII secolo a Salyan si coniavano monete d’argento e di rame. Nel 1795 l’esercito di Aga Muhammed Shah Kajar, composto da 12 mila unità, attaccò Shamakhi e rase al suolo Salyan a causa della resistenza opposta. Nel febbraio 1868, all’interno del governatorato di Baku, fu istituita l’unità amministrativa di Javad, che comprendeva anche Salyan come centro amministrativo. Per lungo tempo Salyan fu un importante centro culturale del Mughan. L’economia si basa sulla coltivazione del grano e del cotone, e sull’allevamento del bestiame. Inoltre, si coltivano cucurbitacee e verdure. Tra gli antichi mestieri si pratica l’incisione del legno, della pietra, la tessitura dei tappeti, la forgiatura dei metalli e l’arte orafa.

Neftchala

Il distretto di Neftchala è situato sul fiume Kur, in pianura, nel punto in cui il fiume sfocia nel Mar Caspio, su un’antica carovaniera. In passato, durante i rigidi inverni, portavano qui a svernare le greggi di pecore dei khanati limitrofi che si trovavano in località montane. Per questo motivo l’area è stata denominata Khangishlagi, che significa “stazione di svernamento dei khan”. L’odierno nome della città tradotto letteralmente significa “conca petrolifera”, “pozzo petrolifero”, come testimoniato dai ricchi giacimenti di gas e petrolio. Il territorio è caratterizzato dalla presenza di vulcani di fango. La fauna è particolarmente ricca e variegata: gazzella gozzuta, francolino, salmone, storione e così via. Gran parte della Riserva Nazionale di Gizilagach si estende su quest’area. Il clima è secco sub-tropicale. La temperatura media in gennaio è di +3°C e in luglio +26°C. Le precipitazioni annue raggiungono i 300 mm. Il capoluogo, la città di Neftchala, è situato vicino alla foce del fiume Kur. La città ospita il palazzo della cultura, il museo etnografico, la pinacoteca. Qui è nato Halil Rza, poeta nazionale e combattente per l’indipendenza dell’Azerbaigian. A 10 km dal capoluogo, dove la Kur sfocia nel Mar Caspio, è possibile vedere uno spettacolo straordinario: una linea dritta divide le acque del fiume Kur da quelle del mare; è come se una sottile barriera verticale impedisse alle acque di mescolarsi. L’isola di Kurkos è un posto ideale per la pesca. Ai pescatori appassionati vengono fornite imbarcazioni a motore. Gli abitanti locali coltivano cotone e cereali, e si dedicano all’allevamento del bestiame. Per quanto riguarda il settore industriale sono sviluppate le seguenti industrie: lavorazione del pesce, produzione di iodio e bromo, allevamento dello storione (fabbrica pilota Kur per l’allevamento di piccoli storioni che poi vengono liberati nel fiume Kur per la riproduzione). Tra i mestieri antichi ricordiamo la tessitura dei tappeti, la lavorazione del rame, la produzione di ceramiche, l’arte orafa, l’intaglio della pietra e del legno.

Bilasuvar

Il distretto di Bilasuvar abbraccia la parte sudoccidentale e meridionale della pianura di Mughan. A ovest confina con l’Iran. Il clima è secco di tipo subtropicale. La vegetazione è di tipo semidesertico. La temperatura media in estate oscilla tra +39°C e +42°C, d’inverno tra -1°C e -5°C. In estate la fioritura delle piante crea un paesaggio particolare caratterizzato da un manto verde e da fiori variopinti. La fauna non è ricca ed è rappresentata da sciacalli, volpi e lepri che s’incontrano di rado. Tra gli uccelli troviamo il francolino e la pernice. Il lago Mahmudchala è un luogo bellissimo per trascorrere momenti di riposo e vacanza. Ci sono varie teorie sull’origine del nome Bilasuvar. Secondo una di queste si tratta del luogo dove due tribù, i Bilari e i Suvari, si unirono per combattere contro il nemico; dalla fusione dei loro nomi nacque il toponimo della località. Secondo un’altra teoria, il nome deriva dalla locuzione “burada su var” che significa “qui c’è l’acqua”. Secondo i documenti storici Bulasuvar e Pilasuvar erano villaggi azerbaigiani medievali di tipo urbano. Secondo la testimonianza dello storico iraniano Hamdullah Qazvin, Bilasuvar nel X sec. fu denominata Pilasuvar dall’emiro Buveili. Nel 1928 in base al trattato di Turkmanchay la città fu divisa in 2 tra Russia e Iran. Di conseguenza, nel 1930 fu istituito il distretto di Bilasuvar e il villaggio Pushkin ne divenne il capoluogo. Nel 1963 il territorio fu unito al distretto di Jalilabad, mentre nel 1964 il distretto divenne nuovamente indipendente come distretto Pushkin. Dopo la dissoluzione dell’URSS, nel 1991 riprese il suo nome storico di Bilasuvar. Il territorio è famoso per il cotone. Oltre che sul cotone l’economia del distretto si basa sulle colture cerealicole e sull’allevamento del bestiame. Hanno conosciuto un notevole sviluppo diversi tipi di colture tra cui le cucurbitacce, le foraggere e gli ortaggi. Nel distretto di Bilasuvar c’è il Centro doganale internazionale. Tra gli antichi mestieri viene praticata la tessitura dei tappeti.

Jalilabad

Il distretto di Jalilabad confina a nord con il distretto di Bilasuvar, a est con Neftchala, a sud con Masalli, a sud-ovest con Yardimli e a ovest con l’Iran. L’area è caratterizzata dalla presenza di pianure e basse montagne. Il clima è moderatamente caldo con estati secche. La temperatura media in inverno oscilla tra 1° e 3°C, d’estate tra 25° e 30°C. Le precipitazioni annuali raggiungono i 400-600 mm. Il territorio è percorso dai fiumi Bolgarchay, Misharchay, Injachay, Geitepechay, ecc. Il territorio è contraddistinto da prati e boschi di castagni, cinnamomi, ecc. La superficie boschiva è pari a 14.700 ettari ed è meta di uccelli che vi vanno a svernare. Tra gli animali troviamo la lepre, il cinghiale, il tasso, il lupo, la volpe, lo sciacallo, il castoro, ecc.; tra gli uccelli l’aquila, l’allodola, l’anatra, l’oca, la folaga, il fagiano, la cicogna, l’otarda e altri. Il distretto di Jalilabad è uno dei luoghi più antichi dell’Azerbaigian. Gli abitanti dell’insediamento di Hamashara, che risale al II millennio a.C., sapevano preparare una bevanda di nome haomashira, utilizzando una varietà di uva che cresceva solo a Mughan e che chiamavano hamashara. Gli adoratori del fuoco la consideravano una bevanda divina, che donava forza e vigore; vi aggiungevano il succo di melograno e di efedra, e la offrivano durante le feste religiose. Il nome della bevanda deriva dalla sintesi tra la parola indiana di uva soma-haoma-haoma e la parola azerbaigiana shira. Gli scavi archeologici hanno portato alla luce un mortaio di granito, brocche d’argilla, arnesi da lavoro e oggetti d’uso quotidiano dell’eneolitico. Documenti antichi riportano l’esistenza di cinta murarie alte 3 m che circondavano la città. Dopo l’incursione araba in Azerbaigian, la città di Hamashara fu distrutta e in seguito venne chiamata Hasilli. All’inizio del XIX secolo, durante la migrazione di massa nelle città russe, fu denominata Astrakhanbazar; nel 1967 la città cambiò nuovamente nome e divenne Jalilabad dal nome del famoso scrittore azerbaigiano Jalil Mameduklizade. Il distretto conta 50 monumenti storici e archeologici: insediamenti di Misharchay e Elikemtepe risalenti all’eneolitico, insediamento di Gurudere (IV millennio a.C.), tumulo di Yedditepe (età del bronzo), insediamento di Jinlitepe (III millennio a.C.), resti delle precedenti città di Mughan e Bejiravan, palazzo Gazan, tumuli di Bejiravan, dimore di Pirgasan, Pirahanjar, Zardusht, ecc. Il distretto di Jalilabad è uno dei principali centri di viticoltura in Azerbaigian. L’agricoltura si basa fondamentalmente sulla coltivazione del grano e delle patate, e sull’allevamento del bestiame.

Masalli

Masalli è un distretto agricolo, situato sulla strada principale che da Baku porta verso sud, a Lankaran e in Iran. Il territorio da un lato è bagnato dal Mar Caspio e dall’altro è circondato dai monti Talish. Per quanto riguarda il territorio, è possibile dividerlo convenzionalmente in due aree: quella montuosa (Talish) e quella pianeggiante (la bassa pianura di Lankaran). Il clima è di tipo subtropicale. I fiumi Vilash, Tatan, Alvadichay, Matara e altri percorrono il territorio per sfociare poi nel Mar Caspio. Le foreste di Gariblar e Eaken sono ricche di vegetazione e ospitano varietà arboree di pregio: faggi, carpini, alberi dal legno duro, ontani e querce. Nella riserva di caccia di Girmizi è possibile cacciare gli animali del bosco e gli uccelli, mentre nel territorio situato vicino ala riserva nazionale di Gizilagach si possono cacciare gli uccelli acquatici, la volpe, il cinghiale, il tasso, il lupo. Il distretto di Masalli è ricco di risorse, anche nel sottosuolo. Il bellissimo angolo di natura intorno alla sorgente Istisu è una delle mete preferite per trascorrervi momenti di relax. Le acque minerali di Istisu e di altre sorgenti calde sono un rimedio insostituibile per curare reumatismi e altre malattie. La storia di Masalli è molto antica. Gli scavi archeologici, le fonti scientifiche e scritte testimoniano la presenza dell’uomo in questo territorio già 15-20 mila anni fa. Notizie preziose sulla storia di Masalli ci sono state fornite dallo storico azerbaigiano Abbasgulu aga Bakikhanov nella sua opera “Gulustani-Irem” (1841), e anche da alcuni viaggiatori europei e russi. In passato Masalli era parte dell’Impero dei Medi (Atropatene), in seguito Albània Caucasica; dal XVI fino alla metà del XVIII secolo era compreso nel regno dei Safavidi, e dalla metà del XVIII secolo nel khanato di Talish. Alla metà del XIX secolo i territori di Astara, Lankaran, Lerik, Masalli, Yardimli e Jalilabad facevano parte del governatorato di Lankaran. L’8 agosto 1930 fu istituito il distretto agrario di Masalli. Il nome della città è legato alla tribù dei Masali che un tempo abitarono queste terre. L’economia si basa sull’agricoltura. La popolazione è dedita all’allevamento del bestiame e alla coltivazione del the. Per quanto riguarda l’industria, abbiamo quattro fabbriche per la produzione di alimenti in scatola e un mobilificio. Sono di particolare interesse turistico i manufatti artigianali tradizionali. A Musakuja si fanno le stuoie intrecciate (hasir), a Turkoba i fazzoletti copricapo, a Erkivan ceramiche di vario tipo, nei villaggi montani si producono tappeti, calzini e guanti, a Gariblar, Kolatan, Sigdash manufatti in legno, decorati con motivi tradizionali.

Yardimli

Situato nella parte meridionale dell’Azerbaigian, il distretto di Yardimli si estende lungo la valle tra i monti Talish; a ovest confina con l’Iran. I boschi occupano 21 mila ettari. La natura meravigliosa, i fiumi, le sorgenti, gli innumerevoli monumenti storici conferiscono a questi luoghi un fascino particolare. D’inverno è tutto ricoperto di neve, mentre la primavera e l’autunno sono le stagioni migliori da trascorrere a Yardimli. Il mondo animale è particolarmente ricco e interessante: ci sono lupi, volpi, sciacalli, cinghiali, orsi, ecc. Al 25° km dell’autostrada Masalli-Yardimli c’è un bellissimo posto noto con il nome di Shelale. È il luogo preferito dagli abitanti locali per trascorrervi momenti di relax. Un altro posto bellissimo e popolare è il villaggio di Perimbel, sul pendio della montagna, completamente circondato da boschi e numerose sorgenti, una delle quali, Gez Nari, è considerata un monumento storico. Gli studiosi hanno dimostrato che questa è una terra molto antica. I reperti archeologici portati alla luce in quest’area testimoniano che l’inumazione era diffusa già 2500 anni fa. Nelle tombe sono stati ritrovati oggetti d’uso quotidiano, ornamenti femminili fatti di perline, collane varie, armi e utensili in bronzo che meritano attenzione per la loro storia millenaria. Il toponimo Yardimli è legato alla presenza di adoratori del fuoco in questo territorio. Nel libro di Ajdar Farzali (VI-X sec.) “La patria di Dede Gorgud” l’attuale centro abitato di Yardimli viene chiamato Yardam, ovvero “fuoco, sole”. Anche questo fatto conferma l’antica natura del Paese dei Fuochi. In seguito la parola Yardam si è gradualmente trasformata in Yardimli che è appunto il nome odierno del distretto. Nella città di Yardimli le antiche strade lastricate sono caratterizzate da edifici interessanti per la loro architettura. Yardimli è un distretto agrario. L’economia si basa sull’allevamento del bestiame e sulla coltivazione di piante. Grazie a condizioni climatiche e naturali favorevoli, per tradizione viene attribuita particolare importanza alle coltivazioni di cereali e di nuove varietà di grano. Tra gli antichi mestieri ancora oggi esistenti ricordiamo la tessitura dei tappeti. Non ci sono settori specializzati, le lavoratrici tessono i tappeti direttamente a casa propria.

Lerik

Uno degli angoli più pittoreschi dell’Azerbaigian, il distretto di Lerik, è situato in cima ai monti Talish, là dove i cielo si tocca con una mano. Qui c’è tutto quello che la natura ci può regalare: montagne maestose, fitti boschi, fiumi e cascate cristalline, aria purissima e terreno fertile. Le acque minerali di Lerik, Buludul, Zaringala, Zuvand, Khansu e Khanbulag sono famose anche fuori dall’Azerbaigian. Le vette più alte sono i monti Kemurgei (2492 m) e Gizurdu (2433 m). A nord dei monti Talish troviamo i massicci montuosi di Peshtasar e Buravar. Il basso piano di Zuvand (Diabar), una parte del quale si trova nel territorio del distretto di Lerik, è situato tra i massicci montuosi di Talish e Peshtasar. La maggior parte dell’area è interessata da un clima mite. L’estate è calda e secca, la primavera è piovosa e l’inverno mite. La temperatura media in inverno oscilla tra -1°C e -4°C, in estate tra +22°C e +26°C. Le precipitazioni annue raggiungono i 300-800 mm. I boschi di Buludul, il territorio lungo la strada Lankaran-Lerik, Gishlag e Babagil sono famosi luoghi di relax che attirano i turisti grazie alla loro particolare flora e fauna, alla presenza di monumenti storici, alla natura circostante, alle rare specie di uccelli e animali. I boschi e le rive del fiume Lerik offrono buone opportunità di caccia al cinghiale, alla lepre, alla volpe, alla pernice e all’anatra. Il leopardo vive sui monti e nei boschi nei posti di difficile accesso. Oltre ad una natura ineguagliabile, il territorio è famoso per la sua originale cultura e per la sua antica storia. I reperti archeologici ritrovati in questa regione risalgono all’età della pietra. Sono state trovate tracce di uomini primitivi risalenti al paleolitico medio nella grotta di Buzeir, lunga 12 m e larga 6. A partire dal XVIII-XIX sec. i famosi archeologi francesi Jacques de Morgan, K. Shaffer e il fratello Henri organizzano degli scavi archeologici. Durante i lavori definiscono questa località “paradiso archeologico”. Vengono portati alla luce reperti archeologici di valore. Oggi in Francia al museo St. Germain sono esposti più di 300 reperti storico-culturali di gran valore provenienti dal territorio di Lerik. L’illustre archeologo J. Hummel stabilì che i reperti ritrovati a Lerik risalivano al neolitico, confermando l’esistenza degli uomini primitivi in questo territorio. Il celebre scrittore francese Alexandre Dumas, dopo aver visitato Lerik, riportò nelle sue opere le sensazioni regalategli da questi luoghi meravigliosi e dagli abitanti. L’economia del distretto si basa su allevamento del bestiame, coltivazione delle piante e parzialmente su frutticoltura e orticoltura. Tra i mestieri antichi ricordiamo la tessitura dei tappeti. Gli artigiani locali preferiscono i tappeti Guba, Shirvan e Tabriz. Tessuti a mano, sono particolarmente richiesti sul mercato. Lerik è sempre stata famosa per i suoi abitanti longevi. Shirali Muslumov stabilì il record mondiale di longevità: visse 163 anni (1812-1975). Un altro longevo è stato Mahmud Eivazov che visse 150 anni (1808-1958). Secondo i dati statistici, a Lerik ci sono 48 longevi che hanno superato la soglia dei cento anni e che sono sempre in gamba, e 167 persone oltre 90 anni di età. Recentemente alla lista dei centenari è stato aggiunto anche il cittadino di Lerik Alif Huseynov, che ha festeggiato il compleanno insieme a più di 30 nipoti e pronipoti. Non a caso proprio qui è stato creato il Museo della Longevità, unico al mondo. Inoltre, nel paese si festeggiano le “Nozze Rosse”: 100 anni di vita insieme. Questo anniversario è stato festeggiato dagli Agaev: Niftulla, 126 anni, e Balabeim, 116 anni.

Lankaran

Il distretto di Lankaran si trova nel sudest dell’Azerbaigian, nella bassa pianura di Lankaran che si estende per decine di chilometri. Il territorio è bagnato dal Mar Caspio. I boschi ricoprono 29 mila ettari. Il clima è umido, di tipo subtropicale. Non ci sono inverni rigidi e innevati. Le estati sono calde e secche, gli autunni piovosi. A gennaio la temperatura media è di +3,7°C, mentre a luglio è di +25,5°C. Le precipitazioni annuali raggiungono i 1400 mm. Questo territorio è caratterizzato da una ricca flora e fauna. I boschi dei monti Talish sono famosi in tutto il mondo per gli alberi relitto e autoctoni. Gli alberi dal legno duro, l’azat, l’albizia, la quercia, l’eucalipto, la quercia da sughero, la betulla del velluto, il nil, l’acacia di Lankaran, il bosso gigante sono considerati a pieno titolo i tesori della flora locale. I boschi di Lankaran sono fondamentalmente di quercia. Questo albero appartiene alla terza generazione degli alberi relitto. Raggiunge un’altezza di 40-45 metri. Una delle caratteristiche di un altro albero relitto dal legno duro consiste nel fatto che durante l’inverno le foglie non cadono, ma si seccano e rimangono attaccate ai rami. I boschi sono anche ricchi di alberi da frutto selvatici, piante medicinali e cespugli. Lungo la costa ci sono splendide spiagge di sabbia. Nel distretto di Lankaran troviamo il Parco Nazionale di Hirkan e la Riserva Nazionale di Gizilagach. Il territorio dispone di una fitta rete fluviale. Nel raggio di 10-25 km dal capoluogo scorrono i fiumi Lankaran, Beravul, Boladi e Gumbashi. Qui troviamo il bacino idrico Khanbulanchay. Il territorio è ricco di sorgenti calde. A 12 km a ovest della città di Lankaran, ai piedi dei monti Talish, non lontano dal bosco di Ibadi, troviamo la sorgente calda Meshe; al 13° km della strada Lankaran-Masalli c’è la sorgente Havsov; al 15° km della strada Lankaran-Lerik, ai piedi dei monti Ibadi e Sumah, abbiamo la sorgente di Ibadi. Secondo la leggenda, un uomo di nome Ibadulla si stabilì qui e guarì da una grave malattia. La posizione geografica favorevole, il terreno fertile e le ricche risorse naturali da sempre hanno attirato qui molte persone. Insediamenti umani si trovano qui infatti a cominciare dal neolitico. Trecento anni fa, là dove oggi si trova la città, c’era la palude ricoperta da una fitta boscaglia di canne. Sulla riva del fiume Lankaranchay, non lontano dal mare, venne costruita una fortezza a forma di quadrilatero irregolare con due torri. Contemporaneamente venne costruito un faro. Inizialmente la città si chiamava Lengerkunan, ovvero “posto di ancoraggio”, “porto”. Nel XVIII secolo si costituì il khanato di Talish. Durante il regno di Gara Khan (1747-1786) la capitale del khanato fu trasferita da Astara a Lankaran. La città cominciò a crescere; la vita economica, politica e culturale del khanato iniziò a svilupparsi. Si diffuse sempre più la forgiatura, la produzione di oggetti in rame, l’arte orafa. La terra di Lankaran è stata la patria di celebri generali, quali Samed-bek Mehmandarov e Azi Aslanov. Il territorio di Lankaran è un’importante area agricola. Grazie al clima mite, al sole in abbondanza e al terreno molto fertile, Lankaran è rinomata per le coltivazioni subtropicali: the, cachi, feijoa, limoni, mandarini. Si coltivano verdure primaverili e invernali. Ad ogni modo il prodotto principale è il the, la cui coltivazione è una delle attività agricole più sviluppate e redditizie. Il raccolto viene trasformato nelle fabbriche locali. Il settore industriale è caratterizzato dalla produzione di mobili, seta, tappeti. Nei villaggi di Boladi, Veravul, Vilvan sono sviluppati i mestieri tradizionali: tessitura dei tappeti, arte orafa, intrecciatura delle canne. A ovest della città di Lankaran ci sono i resti della fortezza di Ballabur. La fortezza occupa circa 15 ettari sul versante orientale dei monti Talish, a 1.400 m s.l.m. Qui, a 10 km da Lankaran, troviamo il villaggio di Ballabur da cui deriva il nome della fortezza. La fortezza di Ballabur è stata testimone di molti eventi gravosi, che hanno coinvolto gli abitanti durante il primo Medioevo. La fortezza è fatta in pietra fluviale e mattoni di terracotta. Si sono conservati fino ad oggi i tubi dell’acqua. Nel suo punto più alto troviamo la torre. Sulla vetta della montagna si è conservato il terrapieno in mattoni rossi. Frammenti di questo materiale costruttivo, trasportati dalle colate di fango, sono sparsi qua e là intorno al villaggio sulle rive del fiume Vazar. A monte del terrapieno sono cresciute querce possenti e alberi dal legno duro. Sono stati ritrovati manufatti in ceramica e rame, monete d’oro d’epoca bizantina. Ballabur a suo tempo fu il baluardo dei Khurramiti. In lingua Talish, il nome della fortezza significa “quercia”. La gente locale la chiama Boz-gala, ovvero “casello audace”. I Khurramiti ribelli, sopravvissuti dopo la disfatta vicino a Hamadan nell’anno 833, dopo essersi ritirati, si rifugiarono sulle montagne, nella fortezza di Ballabur. Secondo le fonti storiche, la mancanza di notizie sulla fortezza dopo il X secolo si spiega col divieto, imposto dagli arabi vincitori, di ricordare quest’importante struttura strategica dei rivoltosi, a causa della quale avevano subito forti perdite.

Astara

Il distretto di Astara è situato nel sud-est del paese, al confine con l’Iran. È uno dei territori più belli dell’Azerbaigian, in parte occupato dai monti Talish e in parte dalla bassa pianura. I boschi ricoprono 37.000 ettari. I pittoreschi monti Talish da sempre hanno affascinato i viaggiatori grazie alla loro bellezza e freschezza. Qui troviamo il melo cotogno selvatico, il nespolo, il biancospino, roveti di more, l’acacia della seta dai fiori rosa, il pungitopo sempreverde, la sarsaparilla e l’edera (queste ultime appartenenti alla famiglia delle liane). I boschi montani sono abitati da lupi, linci, cervi, caprioli, istrici, ecc. La strada che da Lankaran porta ad Astara è molto pittoresca e attraversa monti boschivi. A sinistra, su una stretta fascia litoranea si estende il Parco Nazionale di Hirkan, dove sono protetti gli alberi relitti. Sulla riva del mare si trovano molte belle spiagge di sabbia, l’acqua è pulita e trasparente. Presso il villaggio di Archivan c’è una sorgente di acqua solforosa e medicamentosa chiamata comunemente Asadulla-bulagi, dove è possibile osservare un fenomeno interessante: avvicinando un fiammifero acceso divampa una “fontana” di fuoco. Il clima è umido di tipo subtropicale. Le precipitazioni annue raggiungono i 1600 mm. La temperatura media d’inverno oscilla tra +5°C e -2°C, in estate tra +25°C e +30°C. Claudio Tolomeo, matematico, astronomo e geografo che visse negli anni 90-160 d.C. ad Alessandria d’Egitto, tracciò una cartina del Mar Caspio del II secolo. Fornì nomi e precise informazioni su luoghi geografici e località situate sulla costa. Indicò l’Albània e tutte le città e i villaggi, e segnò Astara con il nome greco di “Astarata”. Il mercante inglese Anthony Jenkinson, che soggiornò sul Caspio, una volta rientrato a Londra, nel 1562, pubblicò il libro “Descrizione della Russia e del Tatarstan”, frutto dei suoi viaggi, in cui inserì la cartina del Mar Caspio con le denominazioni di tutti i centri abitati più vicini. Sulla cartina Astara viene indicata con il nome greco Stara. Lo studioso russo A. M. Markov, dopo aver studiato meticolosamente le monete coniate a Derbent, Shamakhi, Tabriz e anche ad Astara, nei suoi scritti ci fornisce informazioni dettagliate. Lo studioso dimostrò che il nome della città indicata sulle monete era proprio quello dell’attuale Astara. Fatti interessanti su Astara ci vengono raccontati dal viaggiatore e scrittore francese Alexandre Dumas. Astara è un importante punto di transito sulla rotta Baku-Teheran. Dall’altra parte della frontiera, in Iran, c’è un’altra città chiamata Astara. Questo distretto è uno dei principali produttori di the, agrumi, verdure.