- la Regione di Absheron

Absheron

Osservando la cartina geografica dell’Azerbaigian possiamo notare che il profilo del paese ricorda un uccello con le ali spiegate, che vola verso est, sulle distese del Caspio. Sembra quasi che l’uccello esca dalle gole montuose del Caucaso. E sul mare il becco forma la penisola di Absheron. La penisola di Absheron occupa circa il 7% del territorio azerbaigiano; è situata sulla costa occidentale del Mar Caspio, e per 70-80 km si getta nello specchio d’acqua del mare. Il suo territorio è prevalentemente pianeggiante, salvo le colline a nord-ovest. Il clima è subtropicale secco. Venti variabili di direzioni diverse influiscono significativamente sul clima locale. Sono venti chiamati Khazri (vento del nord), Gilavar (vento del sud), Gyundogush (vento di levante) e Gidjavar (direzione indefinita). Già nel Medioevo il geografo Bakuvi scriveva: “…qui sia di giorno che di notte soffia il vento, a volte, quando il vento è particolarmente forte, non si riesce a camminare controvento, mentre in inverno il vento porta via, in mare, cavalli e pecore, che non riescono a reggersi in piedi”. Baku, la capitale dell’Azerbaigian, è situata a sud-ovest della penisola di Absheron, sulle rive del Mar Caspio. Conta 1.873.600 abitanti. Le coordinate geografiche di Baku sono: 39°39’ – 40°03’ latitudine nord; 49°25’ – 49°39’ longitudine est. Numerose isole nel Mar Caspio vicino alla penisola di Absheron formano l’arcipelago di Baku. Le isole si trovano a 45 – 95 km a sud-ovest di Baku, e a 2,5 – 15 km dalla riva più vicina. Sono principalmente di origine vulcanica, quasi tutte caratterizzate dalla presenza di un vulcano di fango in attività. Vi nidificano vari tipi di gabbiani e sterne, beccaccini e anatre. All’isola di Gil è stato riconosciuto lo status di riserva naturale degli uccelli. Sul significato della parola Absheron esistono diverse interpretazioni; in base alla più celebre absheron significa “acqua salata” (ab significa “acqua” e sheron “salata”). Un’altra versione completamente antitetica, particolarmente popolare nel secolo scorso, fa risalire la seconda parte della parola a shirin, ovvero “dolce”. Vi è poi una terza interpretazione in base alla quale la parola absheron deriva da efsheran, che sta ad indicare il luogo dove vivono le tribù turche degli Afshari. Sappiamo che lo scià dell’Iran Nadir, lui stesso originario della tribù degli Afshari, fece insediare gli Afshari nei villaggi di Zabrat, Keshla e Sabunchi. Per lungo tempo Absheron è stata famosa per i suoi laghi salati ricchi di sali di qualità. Ad Absheron crescono alberi e piante di ogni tipo: vite varietà ag-shaany e gara-shaany, fico giallo, pistacchio, mandorlo, ulivo, zafferano, cucurbitacee dolci. Gli Arabi consideravano la penisola di Absheron una delle terre più ricche della Transcaucasia, grazie soprattutto al petrolio e ad alcune varietà di prodotti agricoli presenti solo in questa regione. Secondo fonti storiche, ciascuna delle due principali sorgenti petrolifere della penisola garantiva un reddito pari a 1.000 dirham. Per quei tempi si trattava di una somma favolosa; basti pensare che il reddito ottenuto dalla vendita del petrolio di Baku e del sale per ordine dei califfi arabi veniva dato a Derbent per il mantenimento della città e della guarnigione. La parte orientale della penisola era ricoperta di campi e giardini; l’assenza di acque di superficie era compensata dall’abbondanza di acque sotterranee, estratte attraverso una fitta rete di pozzi e ovdan (bacino sotterraneo per la raccolta delle acque – ndt). I numerosi abitanti locali coltivavano grano, robbia e zafferano. Dato che era necessario difendere le ricche terre di Absheron, gli abitanti, la residenza dello scià e le numerose carovaniere dalle incursioni dei nemici esterni, venne creata una rete ottimale di fortificazioni e torri che servivano come difesa o rifugio durante le incursioni, e come posti di osservazione. La catena di torri e altre fortificazioni andava dalla costa settentrionale della penisola a quella nord-orientale, quindi si allungava verso sud e, abbracciando i villaggi centrali, si avvicinava a Baku. Quando si avvistava il nemico, sulla sommità delle torri veniva acceso il petrolio in modo da avvertire la popolazione del pericolo. Nei villaggi della penisola vi erano circa 40 torri. Bakuvi scriveva: “…ci sono molti villaggi, e ciascun villaggio ha la propria torre fortificata”. Alcune torri venivano cinte da mura. Le torri erano dotate di pozzi per conservare le scorte di prodotti alimentari e di un pozzo per l’acqua potabile. Durante gli attacchi del nemico donne, anziani e bambini trovavano rifugio nella torre. Le torri di Absheron erano formate da tre-cinque piani, i locali erano piccoli e inadatti ad essere usati come abitazione. In caso di attacco queste fortificazioni potevano contenere una piccola guarnigione e resistere all’assedio per breve tempo nella speranza che i segnali lanciati dalla torre potessero essere visti dalle altre torri e da lì, attraverso un sistema di segnalazioni ottiche, giungere fino a Baku da dove potevano partire i soccorsi. La stessa fortezza di Baku era caratterizzata da una torre principale quadrangolare. Oggi ne rimane la metà. Non sempre era necessario aspettare che giungessero i soccorsi da Baku poiché durante il Medioevo per difendere le fortezze erano sufficienti pochi professionisti ben addestrati che difendevano i punti più importanti della fortezza, mentre la massa non addestrata degli abitanti forniva un aiuto ausiliario (gettava dalle mura sulle teste degli invasori pietre, legni, resina bollente, ecc.); inoltre l’aiuto dato dai villaggi più vicini era di gran lunga più efficace. Le torri erano dotate di passaggi segreti che conducevano lontano e che venivano utilizzati durante l’assedio. Nell’antichità la penisola di Absheron era meta di mercanti provenienti, con le proprie mercanzie, dall’India e dalla Cina. I legami con la Cina sono testimoniati dai numerosi reperti di ceramica, ritrovati durante gli scavi archeologici subacquei lungo le coste del promontorio di Kekhne Bilgya: porcellana cinese di cobalto e frammenti di piatti a imitazione di quelli cinesi. In Europa simili manufatti erano particolarmente richiesti: si riteneva infatti che permettessero di scoprire la presenza di veleno nei cibi poiché cambiavano di colore modificando il loro verde chiaro. Anche a Bilgya nell’antichità c’era una piccola fortezza.

 Nel XII-XIV sec. ad Absheron vengono costruiti dei castelli torre difensivi molto particolari che non hanno eguali né tra i monumenti dell’architettura militare in Medio Oriente, né tra i castelli feudali dell’Europa Occidentale. Questi castelli hanno alcune caratteristiche comuni. Le torri sono costituite da 3-5 livelli e i collegamenti tra i vari livelli sono garantiti da strette scale a chiocciola, ricavate nello spessore dei muri. Il primo e il secondo livello sono collegati da una scala portatile che all’occorrenza viene tolta. Tutti i piani, ad eccezione del primo, presentano strette aperture a fessura, che si allargano verso l’interno. Il cortile è protetto da mura alte e possenti, con torrette cieche sui punti di giunzione. Il sistema di accesso alla recinzione esterna e alla torre principale crea ulteriori ostacoli per gli incursori, che una volta fatta irruzione nel cortile sono costretti a superare la torre principale e a voltarsi con il lato destro sprovvisto di scudo. Esempi di simili castelli torre sono ben conservati nei villaggi di Mardakan, Nardaran e Ramana. La torre circolare di Mardakan, alta 16 metri, si trova al centro di un cortile quadrato (25 x 25 m), ed è cinta da mura di pietra alte 7 metri. La torre si sviluppa su tre livelli. I mezzi di difesa si trovavano sulla piattaforma superiore. Vi sono due scritte: “Torre costruita dallo zar Gershasp, figlio di Farrukh-zade I, figlio di Manuchehr X”, e “Architetto Abdul-mejid, figlio di Masud, mese di Murad, anno 600”, vale a dire 1231-1232. A 200 metri da questa torre, a 2,5 km dal mare, si erge una torre rettangolare alta 22 metri che gode di una vista spettacolare su terra e mare. Nel cortile del castello sono stati ritrovati più di trenta depositi e pozzi scavati nel terreno roccioso. Le mura che cingono la fortezza formano un quadrato perfetto. Il castello di Ramana, in posizione dominante, è stato costruito in un contrafforte roccioso. Dalla torre centrale è possibile vedere tutto il territorio circostante. L’architetto ha utilizzato sapientemente il rilievo del luogo: le mura possenti sono un prolungamento naturale dei pendii scoscesi. Il posto per costruire il castello era stato scelto in modo da rendere difficilissimo al nemico l’accesso alle mura, da tre lati.

Storia di Baku

La storia di Baku è molto antica, tuttavia non si conosce la data precisa della sua fondazione. La penisola di Absheron, dove è situata la città, è caratterizzata da una posizione geografica vantaggiosa, una comoda baia, un clima mite e secco, terreno fertile e minerali, per cui è naturale che proprio qui siano stati fondati gli antichi villaggi. Baku, con il suo petrolio, dove “la terra brucia”, è famosa da sempre ben oltre i suoi confini. Nelle fonti scritte risalenti al Medioevo, riguardanti Baku, vengono immancabilmente ricordati i “fuochi eterni” nei pressi della città. In uno dei primi documenti lo storico bizantino Prisco di Panion, all’inizio del V secolo, ne parla descrivendo la città dell’Albània Caucasica e ricordando la località dove “la fiamma s’innalza dalla roccia sottomarina”. Il toponimo di Baku ricorre nelle opere dello storico Al-Istarhi nel 930. Dal IX secolo Baku viene citata negli scritti di geografi e storici arabi come città feudale sviluppata ma di piccole dimensioni. Proprio a Baku si trovano le sorgenti di petrolio bianco e grigio scuro. Per il petrolio giungevano fin qui carovane provenienti da tutto il Medio Oriente e mercanti slavi, bizantini, cinesi, veneziani e indiani. Il petrolio estratto dai giacimenti della penisola di Absheron veniva caricato su animali da soma, carri e cammelli e portato a Baku; poi per via mare raggiungeva l’Iran, l’Asia Centrale, il Dagestan e la Circassia (Caucaso Centrale), contribuendo allo sviluppo del commercio carovaniero e trasformando Baku in città-porto; di conseguenza, il mare adiacente fu denominato mare di Baku. Stando alla testimonianza di Marco Polo, già nel XIII secolo ad Absheron erano attivi numerosi pozzi petroliferi. Secondo Amin Ahmed Razi, all’inizio del XVI secolo nei dintorni di Baku si contavano circa 500 pozzi petroliferi dai quali si estraeva petrolio nero e bianco. Lo storico e geografo greco Tolomeo, parlando di 29 città dell’Albània Caucasica cita anche la città di Baruka, situata vicino al mare. Gli abitanti di Baku si tramandano di generazione in generazione leggende su un’antica città affondata in tempi molto remoti, che sorgeva al posto di Baku. Sull’isola di Boyuk-Zira (Nargin), nella baia di Baku, esiste ancora la carreggiata fossilizzata di carri a due ruote che va in mare, verso la città. Dopo aver abbandonato la città sommersa, la popolazione si sposta sulla collina dove a quel tempo si trovava il villaggio di Baruki. Il primo centro abitato sulla collina, al posto dell’attuale città, sorge verso il V secolo. Sull’origine del nome Baku vi sono varie teorie. Si ritiene che il termine risalga all’epoca zoroastriana e derivi dalla parola baga che significa “sole” o “Dio” in diverse lingue antiche. Fin dall’antichità Baku è considerata luogo sacro per la presenza di numerose sorgenti di petrolio e gas, che bruciavano naturalmente in molti punti. Baku si trasforma in luogo di adorazione del fuoco, dove gli adoratori del fuoco tengono vivo il “fuoco eterno”. Il nome della città viene legato anche alla tribù bakan o bagan, da cui deriva il termine di Baguan. A partire dal IX secolo, nei documenti arabi s’incontrano le parole di Baku e Bakuya. I documenti persiani parlano di Badu-kube (città dei venti), ovvero città dove soffiano forti venti. Il viaggiatore e geografo azerbaigiano Zeynalabdin Shirvani scrive: “…la città si chiama Badu- Kube perché vi soffia sempre il vento”. Nella seconda metà del IX secolo nasce il regno degli Shirvanshah. Baku, insieme a Shamakhi, diviene una delle principali città della regione di Shirvan. Dall’XI secolo, quando il regno degli Shirvanshah diventa il centro degli avvenimenti della regione, Baku per la prima volta si cinge di mura difensive. Sotto il regno dello Shirvanshah Akhsitan I la città dispone di una potente flotta. Nel 1191 lo Shirvanshah Akhsitan I trasferisce la sua residenza da Shamakhi a Baku. In questo periodo vengono costruiti molti castelli e minareti, madrase e torri, caravanserragli e terme, moschee e case. Tra le opere di quel periodo giunte fino a noi la più antica è la moschea di Muhammad, costruita nel 1078-1079, dove è stata data molta importanza alla fortificazione delle cinta murarie. Nel XII secolo la seconda dinastia degli Shirvanshah (Kesranidi) consolida le proprie città e una di queste è Baku. A quel tempo la città era dotata di una comoda baia per l’approdo delle navi e commerciava attivamente con i paesi orientali e occidentali. La costruzione delle mura è legata al nome dello Shirvanshah Manuchehr (1120-1160), come testimoniato dall’iscrizione ritrovata su una pietra. Una barriera spiovente destinata ai tiratori d’arco corre lungo tutto il perimetro delle mura. Per difendere la città dal mare nel 1232-1235 nella baia di Baku viene realizzata una fortezza, l’attuale castello sommerso di Sabayil. Nel XIII secolo l’intero paese si trova sotto il giogo mongolico. Dopo un lungo assedio Baku è conquistata dai mongoli. La città viene inesorabilmente distrutta “per punizione” poiché aveva opposto resistenza. Inizia il declino dell’estrazione del petrolio e del commercio. All’inizio del XIV secolo si assiste alla rinascita del commercio, in particolare quello marittimo. Al porto di Baku arrivano navi di mercanti italiani da Genova e Venezia. Baku commercia in petrolio, tappeti ed altri manufatti con il Khanato dell’Orda d’oro, il Principato di Mosca e i paesi europei. Nella seconda metà del XIV secolo, visto il ruolo crescente economico e politico di Baku, il Mar Caspio è spesso chiamato Mare di Baku. In particolare, è così che viene indicato nell’atlante del 1375.

Nel 1234-1235 su ordine dello Shirvanshah Fariburz III su una delle isole rocciose della baia di Baku viene costruita la fortezza in seguito denominata castello di Sabayil. Il castello, che ha alimentato molte leggende, oggi si torva completamente sott’acqua e dista circa 350 metri dalla costa. Realizzato in base al progetto dell’architetto Zeynaddin ibn Abu Rashid Shirvani, il castello, con le sue 15 torri, era circondato da mura difensive spesse 1,5 – 2 metri. Tutta la fortezza, nella parte superiore, era cinta da un’iscrizione lunga circa 400 metri che riportava la genealogia della dinastia degli Shirvanshah. Su una pietra si può leggere Bender-i-Baku, ovvero porto di Baku. Alla fine del XII secolo gli Shirvanshah possedevano una flotta navale che stazionava vicino alla fortezza. Nel XIII secolo i mongoli, che non disponevano di una flotta, assediarono a lungo la fortezza. Pur avendone distrutto la parte superiore con armi d’assedio, non riuscirono comunque a conquistarla. Durante gli scavi archeologici sul fondo del mare sono state rinvenute circa 700 lastre di pietra incise in profondità (alcune sono esposte al Museo del Palazzo degli Shirvanshah), frammenti di vasi in argilla, monete di rame dello Shirvanshah Gershasb (1203), ecc.

I monumenti architettonici, conservati all’interno della fortezza di Baku – il caravanserraglio di Bukhara (XIV sec.), il caravanserraglio di Multani (XV sec.), ecc. – dimostrano i forti legami che uniscono Baku ad Asia Centrale e India. Nel XV secolo, durante il regno dello Shirvanshah Khalilullah I (1417-1462) a Baku vengono realizzate molte opere. Nel punto più alto della città viene costruito il Palazzo degli Shirvanshah, maestoso complesso architettonico azerbaigiano. Nel 1501 l’esercito dello scià Ismail I assedia la città. All’epoca Baku era circondata da possenti mura che da un lato erano difese dal mare, mentre il lato della terraferma era protetto da un largo fossato. Gli abitanti sotto assedio lottano coraggiosamente, contando sull’inaccessibilità delle loro fortezze. In assenza del governante della città Hazi-bek, la difesa della città è affidata alla moglie. Dato che gli assediati non hanno alcuna intenzione di arrendersi, Ismail ordina di minare le mura in modo da farle saltare in aria. Gli abitanti resistono ancora tre giorni ma alla fine il nemico ha la meglio e Ismail conquista rapidamente la fortezza. Nel 1538 lo scià safavide Tahmasib mette fine alla dinastia degli Shirvanshah e annette l’intero territorio di Shirvan, compresa Baku, al regno dei Safavidi. Il consolidamento del potere centralizzato, la fine delle guerre distruttive e delle discordie feudali negli anni Quaranta del XVII secolo danno un forte impulso alla vita cittadina. Durante il regno dei Safavidi a Baku vengono coniate monete di rame, si sviluppa la tessitura di tappeti, il commercio di petrolio e sale, e la città viene dotata di una doppia cinta di mura. Nel XVIII secolo in Azerbaigian si formano alcuni khanati indipendenti, compreso il Khanato di Baku, guidato da Mirza Muhammad-khan (1747-1768). Durante il suo regno durato venti anni Mirza Muhammad-khan incentiva l’economia del paese, contribuendo allo sviluppo del commercio. Essendo ammiraglio, amministra la navalmeccanica a fini commerciali e militari. In seguito alle guerre russo-persiane il Khanato di Baku viene annesso alla Russia.

La chiesa luterana del Salvatore a Baku è l’unica grande opera di Adolf Eichler costruita nel 1896-1898. Uomo di grande erudizione ed elevata professionalità, sa realizzare la Chiesa in linea con le migliori tradizioni del gotico tedesco. Si pensa che l’architetto si sia ispirato al progetto della chiesa evangelico-luterana di Santa Maria a Saratov. Il 23 aprile del 1900, nella chiesa si tiene il primo concerto religioso per organo, e vengono eseguite le opere di Bach. Per Baku si tratta di un vero e proprio avvenimento. In seguito simili concerti religiosi divengono una tradizione che continua fino al 1928. La comunità evangelico-luterana dell’Azerbaigian è presente fino al 1936. La chiesa evangelico-luterana del Salvatore, costruita un secolo fa dai tedeschi di Baku, ospita oggi la Sala della musica da camera e per organo della Filarmonica Statale dell’Azerbaigian. Sotto gli archi della Sala si riuniscono centinaia di appassionati della nobile arte, e non solo tedeschi, naturalmente.

Shamsi Asadullayev: ll nome di Shamsi Asadullayev, noto rappresentante dell’industria petrolifera di Baku, veniva sempre pronunciato ogni volta che si parlava dei fratelli Nobel. Fu il primo petroliere che iniziò a trasportare il petrolio in Russia utilizzando le navi. Fu soprannominato “il terrore dei Nobel”. In effetti, indipendentemente dal paese in cui i fratelli Nobel aprivano loro uffici o filiali (Russia, Turkestan, Iran e persino Finlandia), spuntava loro accanto l’ufficio di Shamsi Asadullayev che vendeva il petrolio ad un prezzo notevolmente inferiore, attirando così i clienti della società svedese. Con il Trattato del Golestan, firmato nel 1813 dalla Russia e dall’Iran, il Khanato di Baku viene giuridicamente annesso all’Impero russo. Con la fine dell’ultima guerra russo-persiana, nel 1828 viene firmato il Trattato di Turkmanchay che divide l’Azerbaigian lungo il fiume Araz tra Russia e Iran, destinando ufficialmente le terre conquistate, tra cui Baku, alla Russia. All’epoca i confini di Baku arrivano fino alla Città Vecchia, circondata da cinta murarie, che conta in tutto 300 case e 3.000 abitanti. Con l’istituzione del Vicereame nel Caucaso, nel 1846 si ha una nuova suddivisione amministrativo- territoriale della regione, in base alla quale il distretto di Baku viene annesso al nuovo Governatorato di Shamakhi. Nel 1859 il centro del governatorato è spostato a Baku prendendo il nome di Governatorato di Baku. L’estrazione del petrolio ha un ruolo fondamentale in termini di sviluppo della città. Baku viene inserita nello sviluppo industriale della Russia, la cui economia fa aumentare in modo repentino la domanda di petrolio. La febbre del petrolio così iniziata è paragonabile solo alla febbre dell’oro del Klondike. I giacimenti petroliferi di Baku cominciano ad essere sfruttati in maniera intensiva, assicurando un ingente flusso di capitali da parte delle compagnie petrolifere straniere. In breve tempo a Baku si stabiliscono le rappresentanze di società svedesi, inglesi, francesi, belghe, tedesche e americane. A partire dal 1873 comincia a prendere forma la “cintura petrolifera” di Baku, nota con il nome di Città Nera. Poco dopo nasce l’area industriale di Baku, che comprende i seguenti “villaggi petroliferi”: Surakhani, Bibi-Heybat, Balakhani, Sabunchi. Qui viene trivellato il primo pozzo petrolifero al mondo, vengono costruite le prime petroliere, e viene realizzato l’oleodotto Baku- Batumi. Proprio a Baku vede la luce la rivista Neftyanoe delo, la prima pubblicazione periodica dedicata al petrolio e alla sua estrazione. Verso l’inizio del XX secolo a Baku veniva estratta la metà di tutto il petrolio mondiale. Nel 1883 su 135 petrolieri a Baku 17 erano azerbaigiani; alla fine del XIX secolo su 167 gli azerbaigiani erano 49. Tra questi possiamo ricordare H. Z. Taghiyev, N. Selimkhanov, Т. Аshurbekov, А. М. Kafarov, А. Karaev, М. G. Selimkhanov, G. B. Ashumov, I. Nuriev, Sh. Asadullayev, М. Nagiev, I. Gajinsky, L. Manafov, М. Mukhtarov. Tra gli altri re del petrolio si sono distinti i fratelli Nobel, Rothschild, Rogozin, Mantashev, Pashkovsky, Shibaev e Leonozov. Oltre all’industria petrolifera cominciano a svilupparsi anche altri settori economici e il 40% dei trasporti marittimi della Russia avviene sul Caspio. Nel 1883 viene inaugurata la ferrovia che unisce Baku e Tbilisi, mentre nel 1900 viene realizzata la ferrovia Baku–Petrovsk (oggi Makhachkala) che attraversa i governatorati centrali della Russia per giungere fino in Europa. Nel 1868-1879 vengono installate le prime linee telegrafiche tra Baku, Tbilisi e Krasnovodsk, mentre nel 1886 viene costruita la prima centrale telefonica. Baku cresce a ritmi straordinariamente rapidi. Persone di nazionalità diverse arrivano a Baku da tutte le parti della Russia e dall’estero in cerca di lavoro e di fortuna. Verso il 1883 a Baku si contano già più di 45 mila abitanti, mentre nel 1913 sono già 200 mila. I dintorni della città vengono urbanizzati, aumenta il numero di edifici che si contraddistinguono per la loro straordinaria eleganza. Allo stesso tempo ci si occupa del verde pubblico in città, viene realizzato il Primorsky Boulevard e un bel complesso di stabilimenti balneari e giardini, quali il Mikhaylovsky, Mariinsky, ecc. In questo modo, la crescita economica che aveva caratterizzato la fine del XIX secolo trasforma Baku in uno dei centri più importanti della Russia e nella città più grande e rilevante del Caucaso. Nel febbraio del 1917 cade il governo zarista russo e il 28 maggio 1918 viene proclamata la Repubblica Democratica dell’Azerbaigian, la prima repubblica in tutto l’oriente musulmano. Baku diviene la capitale della Repubblica democratica dell’Azerbaigian indipendente e cominciano a costituirsi i nuovi enti statali. Il 28 aprile 1920, le unità dell’Undicesima Armata Rossa entrarono nella capitale azerbaigiana e in Azerbaigian viene proclamato il potere sovietico. Inizia così un nuovo periodo nella storia di Baku. Nel 1926 viene costruita la prima ferrovia elettrica sovietica che unisce Baku ai vicini centri abitati operai. Durante la Seconda guerra mondiale Baku garantisce rifornimenti di petrolio al fronte. La città dà una spinta fondamentale alla caduta del fascismo. Le riserve petrolifere di Baku sono pari al 75% di tutte le riserve petrolifere del Paese, e il 90% del combustibile per gli aerei proviene da Baku, dove vengono realizzati articoli bellici e munizioni in grande quantità. Baku diviene il principale centro di trasporto per l’URSS, in termini di aiuti umanitari e militari forniti dagli alleati attraverso l’Iran. Durante la guerra, Baku, come città di retrovia, accoglie circa 440 mila feriti dal fronte. Nel 1949 inizia la costruzione delle Pietre petrolifere, in pratica il primo giacimento petrolifero in mare aperto. Nei primi anni del dopoguerra a Baku riprende la costruzione di abitazioni ed edifici pubblici. Grazie al talento e alla maestria di architetti azerbaigiani quali М. Useynov, S. Dadashev, H. Mejidov, E. Kasim-zade, H. Ali-zade e H. Aleskerov, il centro di Baku e gli altri quartieri si arricchiscono di nuove e importantissime opere architettoniche. Baku diventa uno dei centri industriali più importanti e più grossi dell’ex-Urss. Oggi la capitale dell’Azerbaigian svolge un ruolo chiave essendo divenuta uno dei principali poli politico-economici della regione caucasica. Haji Zeynalabdin Taghiyev, famoso petroliere e mecenate. L’illustre scienziato e chimico A. I. Mendeleev nel Dizionario enciclopedico di F. Borchkgaus e I. Efron (1897), sotto la voce “Petrolio”, dedica a Haji Zeynalabdin Taghiyev le seguenti righe: “Haji Taghiyev va considerato un importantissimo propulsore locale del settore petrolifero di Baku; con estrema perseveranza, acquisendo la località di Bibi-Heybat vicino al mare, iniziò la trivellazione di molti pozzi petroliferi, quasi tutti vere e proprie fontane, fece costruire un’enorme fabbrica proprio vicino al punto di estrazione e avviò il commercio con la Russia e gli altri paesi…”. Haji Zeynalabdin Taghiyev era conosciuto anche per la sua filantropia. La sua realizzazione più significativa fu la costruzione della scuola femminile musulmana nel 1898–1901. Nello stesso edificio, nel 1918- 1920, si insediò il parlamento della Repubblica Democratica dell’Azerbaigian. Taghiyev capì l’estrema necessità per la popolazione di poter disporre di acqua potabile, e nel 1899 fece costruire l’acquedotto che partiva dal limitare della regione di Guba, dalla sorgente di Shollar, a circa 160 km da Baku. L’opera di Nariman Narimanov “Nadir-shah Afshar” venne pubblicata grazie al contributo di Taghiyev. Questi stanziava ogni mese una certa somma di denaro per pagare le borse di studio agli studenti. Grazie all’iniziativa di Taghiyev, Baku venne dotata di verde urbano ed illuminazione stradale, nel nome del grande figlio del popolo azerbaigiano Haji Zeynalabdin Taghiyev. Baku fu abbellita con edifici dalla splendida architettura, costruiti dai migliori architetti dell’epoca su progetto di Haji e grazie ai suoi mezzi finanziari. Con le sue instancabili opere di beneficienza si guadagnò la riconoscenza da parte del governo zarista. Gli vennero conferite tre medaglie d’oro e due d’argento (per benemerenze acquisite di fronte alla Patria), e numerosi ordini stranieri; fu nominato cittadino onorario, consigliere effettivo di IV classe e cavaliere dell’ordine di San Stanislao di II e III classe.

Baku oggi

Confortevolmente circondata dalla baia arcuata, Baku si estende sulle colline che salgono dal mare. È una città moderna, dinamicamente emergente, una città d’affari e al tempo stesso spensierata, antica e viva, autentica. Risulta difficile trovare le parole giuste per raccontare questa città, piena di sole, luce e mare, il cui nome in farsi significa città dei venti, mentre in turco vuol dire città principale. La vita moderna, con i suoi problemi e le sue contraddizioni, pulsa sullo sfondo di rioni antichi e pietre sbiancate dal tempo. Baku è la città dell’interminabile musica del vento, del fuoco caldo, della terra calma, sempre felice di accogliere i suoi ospiti, di affezionarsi a loro, di rimanere impressa nella loro memoria. Per conoscere Baku la cosa migliore è iniziare con la costa della baia, dal profilo a forma di falce e dalle acque cangianti, ora grigio-madreperla, ora azzurre, ora grigio piombo. Il fresco vento di mare sussurra la sua canzone interminabile ed è molto piacevole percorrere lungo la costa i 4 chilometri del parco nazionale che gli abitanti chiamano Boulevard. Il parco, che funge da decorazione al fronte marino della città, è il luogo preferito dagli abitanti e dagli ospiti di Baku, per trascorrere il tempo libero. In mare si vedono motoscafi da diporto, mentre alla banchina del circolo nautico sono ormeggiati moderni yacht. I viali del parco sono abbelliti con castagni, rododendri, platani e palme, mentre chi lo desidera può andare in barca per i canali della cosiddetta “Venezia di Baku”, con le sue isolette originali e i ponticelli ad arco. Il Boulevard è arricchito da fontane. La fontana con musica di colori non ha analoghi nelle altre repubbliche dell’ex-Urss, e probabilmente nemmeno nel resto del mondo. L’aspetto più originale è che la fontana riproduce della musica grazie alla tecnologia computerizzata di cui è dotata: sono musiche classiche, opere di compositori azerbaigiani e stranieri. La cosa più interessante è che i getti d’acqua seguono i vari ritmi musicali. La tecnologia permette all’acqua di sollevarsi e di volare graziosamente al suono della musica. Accanto alla fontana vi è un pennone di 40 metri con la bandiera nazionale dell’Azerbaigian. Di fronte al Centro Museale c’è un’altra fontana musicale. Un vero e proprio spettacolo: i getti d’acqua si slanciano in alto, si contorcono e s’intrecciano eseguendo “magiche danze” al ritmo di musiche eseguite sulla base delle opere di Tchaikovsky, Strauss e Sviridov, e anche del mugham di Alim Gasimov. Dal Boulevard è possibile salire in funicolare al Parco montuoso di Kirov, dove si può ammirare un bellissimo panorama. La Città Vecchia (Icheri Sheher) è il posto più interessante di Baku per i visitatori: una stradina va a finire in un vicolo cieco e da qui, improvvisamente, parte una nuova stradina e in questo labirinto si rischia di perdersi. Qui sono state girate le scene di film molto famosi e popolari quali “Crociera di lusso per un matto”, “Nido di spie”, “Uomo anfibio”. La Città Vecchia è un museo a cielo aperto con le sue moschee, i caravanserragli, le torri orientali, le case e monumenti unici quali la Torre della Vergine e il Palazzo degli Shirvanshah. Frequenti venti forti ed estati calde hanno determinato il carattere particolare delle costruzioni nella Città Vecchia. Case addossate le une alle altre, con una rete aggrovigliata di strade, innumerevoli stradine e vicoli ciechi: una simile pianificazione urbanistica caotica e curvilinea ha permesso d’inverno di bloccare l’impeto del vento penetrante di Baku, il Khazri, mentre d’estate, grazie all’ombra dei muri delle case, il refrigerio è garantito. Per il modello urbanistico originale la Città Vecchia è stata decretata dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Le mura merlate della Città Vecchia sono minacciose, ma anche leggere ed eleganti. Oggi sono rimasti solo alcuni tratti dell’anello formato dalle mura. La strada della Città Vecchia chiamata oggi Boyuk Gala era il centro della vita sociale e il luogo più animato della città: oltre ai bazar vi erano alcuni caravanserragli, moschee, terme. Oggi troviamo negozietti che vendono souvenir e tappeti, gallerie d’arte e il celebre ristorante “Karavan-sarai” in stile nazionale. Il complesso del Palazzo degli Shirvanshah, costruito nel XV secolo, conferisce alla Città Vecchia particolare bellezza e grandezza. Gli edifici che ne fanno parte sono caratterizzati da un’abile concordanza di dimensioni, da un loro felice inserimento nel complicato rilievo del terreno, e da un utilizzo armonico dell’intaglio artistico. Certamente la magnificenza della Città Vecchia è coronata dalla famosa Torre della Vergine (Giz Galasy), divenuta simbolo di Baku e senza eguali nel mondo orientale. Come una vera signora ancor oggi nasconde la sua età, lasciando questo non facile rompicapo agli studiosi. Secondo la leggenda, la Torre fu costruita all’epoca in cui era bagnata dalle onde del Mar Caspio. È impossibile visitare Baku senza andare almeno una volta nella famosa via Torgovaya (via Nizami), passeggiare per il Vernissage tra due gallerie, una di libri e l’altra di fiori, con i suoi artisti, intagliatori di legno, e antiquari. Quanti artisti s’incontrano qui, quanti tessuti e manufatti di legno e metallo si possono vedere. C’è sempre confusione, allegria; è un mondo particolare, sempre interessante. Sono particolarmente richiesti dai visitatori i quadri con le vedute della Città Vecchia, della Torre della Vergine, del Palazzo degli Shirvanshah, nature morte realizzate in stile nazionale, paesaggi urbani. È difficilissimo passare dal Medioevo alle strade rumorose di oggi con palazzi eterogenei di varie epoche e in stili diversi, dove la bizzarra mescolanza di culture è visibile letteralmente in tutto, dai palazzi in stile architettonico tipicamente orientale, o della vecchia Europa, agli uffici modernissimi, scintillanti di vetro e metallo, di grosse società e banche. Nel centro della città ci sono molte vie pedonali, giardinetti, caffè con tavolini all’aperto, carrelli gelato. La città deve la sua originalità ai suoi abitanti, con la loro cultura decisamente singolare, il loro modo di comunicare. All’inizio del XX secolo il ritmo di crescita di Baku era incredibilmente elevato e la città acquisì lo status di supermultietnica. Col tempo nacque il concetto di “cittadino di Baku”, un concetto più socio-etico che non legato al luogo. Per conoscere più da vicino Baku bisogna familiarizzare con le persone, cercando di percepire la calda atmosfera che regna in questa città. Dopo le passeggiate a piedi è piacevole riposarsi sulle spiagge di sabbia, che si estendono per molti chilometri lungo la costa settentrionale e meridionale della penisola di Absheron.

La leggenda della bella casa

Molti anni fa, all’inizio del secolo scorso, M. Mukhtarov e l’adorata moglie si recarono a Venezia. La giovane donna rimase così colpita da questa città mistica che s’innamorò di uno dei palazzi veneziani. Non la smetteva di dire al marito quanto fosse bello il palazzo e le sarebbe piaciuto abitarvi, ma purtroppo era impossibile. Per gli uomini di quell’epoca la parola “impossibile” non esisteva. Una volta giunto a Baku M. Mukhtarov, senza dire una parola alla moglie, trovò un architetto, il giovane ingegnere polacco I. Ploshko e dopo un anno, nel 1912, andando a passeggio in carrozza con la moglie, come per caso il cocchiere girò in via Persidskaya (all’epoca aveva questo bel nome) e improvvisamente… la donna vide con stupore una copia esatta del palazzo veneziano che le era tanto piaciuto. M. Mukhtarov le propose di entrare per vedere l’interno del palazzo. La moglie passava di camera in camera e rimaneva continuamente affascinata dal loro splendore. Chi è il padrone di questo palazzo? – chiese infine la donna. Allora M. Mukhtarov rispose: Questo palazzo non ha un padrone, ma una padrona, sei tu!

LE SPIAGGE DI ABSHERON

La meravigliosa penisola di Absheron, con le sue fragranze secolari, è un lembo di acqua di mare, di cielo azzurro limpido e di carezzevole sole del sud, che da tempo ha fatto innamorare di sé i turisti per la sincera ospitalità e cordialità riservate agli ospiti. Grazie alle sue spiagge meravigliose, agli alberghi moderni costruiti negli ultimi anni, ai villaggi turistici e ai centri di vacanza, Absheron si è trasformata in una delle zone turistiche più belle dell’Azerbaigian, con buone opportunità di combinare spiaggia, cure e cultura. La stagione balneare inizia a metà maggio e termina a metà settembre. Spiagge bellissime si susseguono lungo tutta la costa della penisola. Sono i posti preferiti dagli abitanti e dai turisti, dove è possibile lasciarsi alle spalle i problemi e rilassarsi sotto il sole. A nord troviamo le località balneari di Novkhany, Bilgah, Pirshaga e Zagulba; a nord-est Buzovna, Shuvalan e Mardakan; a sud Sahil, Govsan, Shihovo. Le più famose sono Mardakan, Novkhany e Zagulba. Il complesso turistico per famiglie “AF Hotel-Aqua Park” non ha eguali in tutta la Transcaucasia. Il complesso comprende: spiaggia privata, albergo da 300 posti letto, parco acquatico, campo da tennis, pista di ghiaccio, piscine con scivoli, campi da pallacanestro e da calcio, discoteca e palestra, con tutto il necessario per una vacanza attiva. A Mardakan troviamo l’hotel “Khazar Golden Beach” e il parco acquatico “Tropikanka”, a Zagulba lo “Sherloks Beach Camping”, a Bilgah il centri vacanze “Amburan”, “Mavi dalga” (strada di Salyan), ecc. Lungo la costa sono stati realizzati moderni centri turistici, stazioni climatiche, pensioni, alberghi, aree vacanza. I turisti possono contare su un’area balneare attrezzata, piscine coperte, saune, piscine con scivoli per adulti e bambini, ombrelloni e sedie a sdraio, docce, bar, ristoranti. È attivo il servizio di salvataggio e di assistenza medica. La sabbia fine e delicata, insieme al mare sorprendentemente mite e carezzevole, l’ampia scelta di divertimenti acquatici, la vita notturna ricca e varia “dopo la spiaggia” attirano un numero sempre maggiore di persone.

MONUMENTI STORICI

La Torre Della Vergine

 

I segreti della Torre della Vergine, il monumento più maestoso e misterioso di Baku, non sono stati ancora completamente svelati. Esistono diverse teorie relative al periodo di costruzione e alla destinazione della Torre. Si sa per certo solo che già nel XII secolo la Torre fungeva da fortificazione della città, mentre nel 1858 serviva da faro per le navi che entravano in porto. La Torre fu costruita sulla prominenza di una grande roccia costiera. È costituita da una struttura a forma cilindrica in pietra calcarea grigia locale alta 29,5 m, con un diametro di 16,5 m. Lo spazio interno è caratterizzato da 8 livelli, ciascuno dei quali ha un tetto a volta; la cupola di pietra ha un’apertura circolare. La luce penetra dall’esterno attraverso finestre strette simili a feritoie che si allargano verso l’interno. I livelli sono collegati da una scala a chiocciola di pietra che si sviluppa nello spessore del muro. Il primo livello comunicava con il secondo attraverso una scala a pioli o di corda che veniva tolta in caso di pericolo. Nello spessore dei muri sono state ricavate delle tracce all’interno delle quali corre un tubo di ceramica dal diametro di 30 cm. All’interno della torre vi è un pozzo profondo 21 m, scavato nella roccia per raggiungere la falda acquifera, con accesso dal terzo livello. L’acqua qui era pulita e dolce. Il termine Vergine s’incontra anche nella denominazione di altre torri dell’Azerbaigian e sta a significare “non sottomessa, inaccessibile”. Sull’origine del nome della Torre della Vergine di Baku esistono molte leggende le cui trame sono state il tema preferito di molti artisti e poeti. Torre della Vergine: strutture analoghe nel mondo Nel mondo si contano 39 strutture analoghe, di cui 15 si trovano in Azerbaigian. Oltre a Baku torri simili furono costruite a Nakhchivan, Zangilan, Guba, Shamakhi, Sheki, Gabala, Ismailli, Lerik, Kalbajar, Оguz, ecc. La torre situata nella regione di Gadabay ha circa 1500 anni. A Nakhchivan ci sono alcuni monumenti storici che presentano qualche affinità con “la Bella” della capitale. A Qochulu (Borchali) troviamo la fortezza “Torre della Vergine”, costruita nel IX-X secolo e inserita nel libro “Monumenti storici dell’Azerbaigian”. A 4 chilometri dal ponte Khudaferin sul monte Diridag c’è un’altra torre. Eretta nel XII-XIV secolo, questa fortezza è nota con tale nome nei paesi orientali, ma anche altrove. La struttura, realizzata su una delle vette dei monti Talish, ha un’altezza che supera i 150 metri. Davanti all’entrata c’è una grande caverna di pietra, mentre sul versante a strapiombo esistono ancora oggi dei posti d’osservazione.

Il Palazzo degli Shirvanshah

Il complesso fu costruito dal regnante di Shirvan Khalilullah I (1417-1462) e suo figlio Farrukh Yassar (1462-1501) nel punto più alto della Città Vecchia. Il palazzo è la costruzione più grande del complesso. Cominciò ad erigerlo nel 1411 Ibrahim I della dinastia degli Shirvanshah, poi continuò l’opera il figlio Khalilullah I, che si diceva fosse sposato con la pronipote di Tamerlano Khanike. La struttura a due piani del Palazzo comprende circa cinquanta stanze, collegate da tre strette scale a chiocciola. Forme laconiche, tonalità solari delle lisce superfici delle pareti, shebeke arabescato delle finestre superiori e delle finestre a fessura del piano inferiore, conferiscono alla struttura un’espressività unica nel suo genere. In seguito a numerose guerre i tesori del Palazzo sono finiti in diversi musei del mondo. L’edificio principale è affiancato dal Divankhana, piccolo padiglione elegante situato all’interno di un cortile, circondato da portici su tre lati e costituito da una sala a forma di ottaedro coperta da una cupola di pietra. Il portale dell’ingresso principale, alto e ben proporzionato, è decorato con motivi ed iscrizioni di singolare eleganza e bellezza. I motivi rappresentano un albero di fico intrecciato a tralci di vite. Il portale è inoltre decorato con due medaglioni al cui interno sono inserite iscrizioni in arabo in caratteri cufici. A un primo sguardo sembra che si tratti semplicemente di decorazioni. L’originalità della composizione architettonica e della pianta del Divankhana non ha eguali in altri paesi orientali. Il Mausoleo degli Shirvanshah ha una forma rettangolare ed è sormontato da una cupola a forma di esaedro, decorata all’esterno da una serie di stelle. L’iscrizione sul portale d’ingresso indica l’uso a cui era adibita la costruzione: “Khalilullah I, il più grande Sultano, Gran Shirvanshah, omonimo del profeta divino, difensore della religione, ordinò di costruire questa tomba per la madre ed il figlio nell’839” (1435-1436). Sopra la punta dell’arco del portale d’ingresso c’è un rosone esaedrico con il nome di Ali ripetuto 12 volte. La sommità del portale è coronata da un’iscrizione del Corano che magnifica Allah. Su due medaglioni a forma di goccia ai lati del portale vi sono iscrizioni con il nome dell’architetto: Architetto Ali. Su ciascun medaglione viene ripetuta due volte la stessa iscrizione, rappresentata direttamente e specularmente. La Moschea del Palazzo è situata nel cortile inferiore del complesso. Nella Moschea ci sono due sale per la preghiera. Agli angoli superiori della sala centrale sono incassate quattro grandi brocche in argilla con i colli rivolti verso l’interno della sala. Da un lato garantiscono una perfetta risonanza, poiché le brocche fungono da caratteristici risonatori, dall’altro costituiscono un mezzo antisismico che conferisce alla struttura grande stabilità, poiché il centro di gravità è stato abbassato, alleggerendo la parte superiore. Le finestre della moschea sono dotate di grate di pietra realizzate secondo la tecnica dello shebeke, e donano alla struttura una particolare bellezza. L’abluzione avveniva nella parte settentrionale del cortile, presso un pozzo e una piccola vasca su una piattaforma elevata.

Destino storico del Palazzo degli Shirvanshah

Nel 1501 l’esercito dello scià Ismail conquistò Baku, distrusse la struttura abitativa, le cupole e gli archi, portò da Baku a Tabriz la biblioteca e il tesoro del Palazzo. Nel 1504 ci fu la battaglia di Chaldiran tra lo scià Ismail e il sultano turco Selim, che ebbe la meglio, conquistò Tabriz e portò in Turchia parte del bottino, tra cui le armature di Kei-Gubad, Khalilullah, Farrukh Yassar, durante il cui regno fu costruito il Palazzo. Oggi queste armature sono conservate al museo storico-militare di Istanbul. All’Ermitage si trovano diversi manufatti d’importanza storico-culturale, tra cui l’acquario di bronzo e le armature militari. All’epoca, per la morte di Griboedov, come compensazione l’Iran consegnò alla Russia zarista 40 convogli di libri e altre opere preziose, compresi probabilmente molti tesori degli Shirvanshah. Alcuni sono stati trovati al “Victoria and Albert Museum” di Londra, altri al “Metropolitan Museum” di New York, a Teheran e Città del Vaticano. Nel 1918 gli Inglesi proposero al governo Musavat una moneta d’oro per ogni pietra del Divankhana: era loro intenzione smontarlo e trasportarlo sulle Isole Britanniche, ma ricevettero un rifiuto categorico. Il minareto della moschea s’innalza per 22 metri. Sopra il minareto vi è un’iscrizione che recita: “…Il grande Sultano Khalilullah I ordinò di costruire questo minareto. Possa Allah esaltare i giorni del suo governo e del suo regno. Anno 845” (1441-1442). Le Terme del Palazzo sono situate nella terrazza più bassa del complesso. Erano semi-interrate per mantenere il calore in inverno e il fresco d’estate. Si tratta di un sistema tipico per le terme di Baku e Absheron. Le terme venivano riscaldate con petrolio bianco addensato e solidificato sottoforma di pietra di colore giallo che brucia come una candela. L’acqua dal bacino idrico e dai tunnel sotterranei arrivava alla caldaia e veniva distribuita attraverso tubi in ceramica, per i quali erano stati costruiti appositi canali. Il Mausoleo di Seyid Yahya Bakuvi è situato nella parte meridionale del complesso ed è conosciuto col nome di “Mausoleo di Dervish”. Bakuvi era uno studioso alla corte di Shirvanshah Khalilullah.

Moschea di Muhammed Ibn Abu-Bakr

Nell’intreccio di stradine nella Città Vecchia, la Moschea di Muhammed colpisce per il suo stile. Il minareto della moschea si distingue dagli altri più antichi ed eleganti per la sua austera monumentalità e severità. Il fusto del minareto termina con il tradizionale cornicione che sostiene il balconcino dal quale il muezzin intonava l’azan. La parete in pietra del balcone è decorata con motivi costituiti da poligoni e stelle a sei punte, disegno ampiamente diffuso nell’arte decorativa dell’Azerbaigian. Sotto la base del cornicione c’è un aforisma in caratteri cufici tratto dal Corano. Sul lato settentrionale della moschea si è conservata un’iscrizione in base alla quale la moschea è stata costruita da Muhammed, figlio di Abu-Bakr nell’anno 471 dell’Egira (1078-1079). È il monumento architettonico più antico la cui data di costruzione è documentata da un’iscrizione. Il minareto è comunemente chiamato con il nome di Sinig Gala (Torre Rotta), dato che fu danneggiata nel 1722 dagli attacchi dell’esercito russo.

Gobustan

Il Gobustan, territorio collinare con dirupi e burroni, è situato a 60 km da Baku. Qui si trovano sorprendenti testimonianze del passato, raffigurazioni rupestri, grotte e insediamenti di uomini preistorici e manufatti, grazie ai quali è possibile seguire la storia dello sviluppo dell’uomo, le sue attività, concezione del mondo, e livello di sviluppo raggiunto dalla “tecnica”. Nel Gobustan ci sono più di quattromila raffigurazioni rupestri: rappresentazioni di persone, animali, scene di lavoro, di caccia in gruppo e di danza. Si tratta di petroglifi, ovvero di “incisioni sulla pietra”. Per ampiezza di periodo storico questi petroglifi non hanno eguali: a partire dal X-VIII millennio a.C., questi “antichi capolavori” descrivono la realtà fino al Medioevo. Gli uomini sono rappresentati in tenuta da caccia con archi e frecce. Sono alti, slanciati, attorniati di cinghie, con una muscolatura ben sviluppata. Nelle figure femminili vengono messi in evidenza in modo particolare i seni e i fianchi. La donna è intesa come simbolo del bene e della prosperità, prosecutrice della specie. Le rappresentazioni di animali reali sono più antiche. Le incisioni rupestri raccontano la danza popolare azerbaigiana di girotondo Yalli, la caccia con vari tipi di armi, il raccolto, i combattimenti tra animali, l’attacco dei predatori agli erbivori, ecc. Il sole, le stelle, le croci, i carri a due ruote, i pesci, i serpenti, le lucertole e le tavolette da gioco (sulla parete venivano incisi dei quadrati in modo tale che quello più vicino sembrasse in rilievo) rappresentati sulle pareti ci danno un’idea della varietà dei disegni. L’uso di barche fatte di canne intrecciate da parte degli abitanti locali viene fatto risalire a quest’epoca; ciò è testimoniato dai disegni delle barche. Non a caso lo scienziato norvegese Thor Heyerdahl venne appositamente nel Gobustan per conoscere i disegni delle barche tipo “Tigris”. Heyerdahl osservò che, a differenza degli altri luoghi, nel Gobustan il sole non viene raffigurato sull’albero della barca, ma a prua. Questo lo portò a pensare che tra i popoli della Norvegia e dell’Azerbaigian ci fosse un legame. Il viaggiatore considerò il Gobustan uno dei focolai dell’antica civiltà. Nelle grotte del Gobustan sono stati ritrovati anche dei frammenti di antico vasellame. Gli utensili venivano scolpiti direttamente nella roccia, a volte venivano addirittura decorati ed erano utilizzati per raccogliere l’acqua potabile. Vi è una roccia con un’incisione in latino che testimonia la presenza di una centuria romana nel Gobustan nel I secolo d.C. È sufficiente bussare con un ciottolo sulla pietra magica, come s’intona in un componimento musicale originale, avvolgente e misterioso… Si tratta del “Gaval-dash”, una pietra-tamburello della riserva del Gobustan. Gli scienziati azerbaigiani hanno saputo della sua esistenza nel 1947 grazie ai racconti dei pastori locali. Questi, a loro volta, avevano sentito parlare della pietra che canta dai loro nonni e bisnonni. Lo “strumento” è un pezzo di roccia che si trova su tre pietre più piccole. Per forma e dimensioni ricorda un grande pianoforte da concerto. La parte orientale della pietra, in seguito ai colpi ricevuti con piccole pietre, ha assunto la forma di un pianoforte verticale. La pietra è custodita a cielo aperto e probabilmente è l’unico “strumento” al mondo che non necessita né di una particolare condizione di conservazione, né di una custodia. Il diapason di suoni prodotti è ampio e variegato: tutto dipende dal livello del “percussore”, dal suo orecchio musicale e dal suo senso del ritmo. A seconda della stagione, il Gaval-dash suona in modo diverso e questo si spiega col diverso livello di umidità dell’aria e della pietra stessa.

I Dintorni di Baku

 

La città di Baku è organicamente collegata a numerosi centri abitati, sparsi su tutta la penisola di Absheron. Gli abitanti di queste località (oltre 40) partecipano attivamente alla vita economica di Baku. Alcuni centri abitati si trovano sul territorio della regione di Absheron che però non fa parte della struttura amministrativa di Baku, altri invece sono considerati sobborghi di Sumgayit. Tuttavia, storicamente gli abitanti autoctoni di tutti i villaggi di Absheron considerano le loro terre appartenenti al territorio di Baku, e se stessi cittadini di Baku.

Amirajan

Circondato su quattro lati da colline e ubicato esso stesso su una collina, il villaggio di Amirajan un tempo si chiamava Khila, dal nome della tribù locale.

Nel XIV secolo su ordine dello Shirvanshah e dello Sheikh-ul-Islam viene conferito il titolo di “Amirhajan” (Emiro degli Hajji) a Amir Nizameddin, uno degli abitanti più stimati e rispettati del villaggio. Lontano da Amirajan, tra edifici ad uno o due piani che si sviluppano orizzontalmente, risalta il profilo della moschea, fatta costruire dal mecenate M. Mukhtarov, con due minareti verticali alti 40 metri. Nelle altre città dell’Azerbaigian non esistono minareti così alti. I minareti sono l’elemento architettonico dominante di questa regione.

Buzovna

Il villaggio di Buzovna, ubicato a 38 km da Baku, è formato da tre quartieri: Tapinti, Dashli e Nazranli. Tapinti è il quartiere superiore del paese, Dashli quello inferiore e Nazranli quello centrale. Prima Buzovna occupava il territorio più a sud di Bilgah. Poi nel paese arido venne portata l’acqua e così Buzovna venne spostata verso il lago Balogan, che si trovava tra Shagan e Buzovna. In seguito il lago si prosciugò. Buzovna conta cinque cimiteri. Persino i resti dell’antico cimitero tedesco si trovano ancora oggi nel villaggio. Sull’origine del nome Buzovna ci sono varie teorie. In realtà il termine deriva dal nome della tribù di lingua turca Boz Oghuz. Durante il regno dello Shirvanshah Khalilullah (1487) furono costruiti palazzi sontuosi. Ci sono ancora i resti del famoso parco “Khan bagi”, un tempo appartenente all’avo Abbas Gulu Aga Bakikhanov, sultano di Baku, figlio di Dergah Gulu Bey Geibat. Le rovine dei monumenti storici risalgono ai secoli XIV-XIX. Nel 1306, nel villaggio venne costruito il mausoleo-santuario di Garapaltar. Ricordiamo ancora il bacino di raccolta delle acque, il mulino, le terme, il mausoleo, il palazzo dei Khan di Baku a Khan bagi, costruito nel 1758-1759. Secondo la testimonianza del viaggiatore russo Berezin, vissuto a Buzovna nel XIX secolo, nel villaggio erano state costruite diverse torri difensive, i cui resti sono giunti fino a noi. A Buzovna ci sono quattro moschee dei secoli XVI-XVII, l’antico santuario di Alyagi e una moschea del XX secolo, meta di pellegrini provenienti da tutte le regioni dell’Azerbaigian, e da altri paesi.

Gala

Gala, uno dei villaggi più antichi della penisola di Absheron, è situato nella zona centrale della penisola. Rispetto alle località costiere, qui il clima è più caldo e secco. Nell’antichità il villaggio veniva attraversato da un’animata carovaniera che andava dal porto marittimo nord-orientale nella penisola di Absheron a Baku. A Gala nell’antichità gli abitanti locali praticavano l’allevamento degli ovini, producevano lana e si occupavano anche dell’estrazione del sale. A quel tempo Gala era famosa per i suoi laghi di sale. Grazie al suo candore e al suo gusto, il sale di Gala era considerato il migliore. Gli abitanti locali raccoglievano il sale in balle e lo trasportavano in altre regioni azerbaigiane. La presenza di saline nella penisola di Absheron è testimoniata dal viaggiatore Kampfer: “Grazie alle calde giornate di sole, l’acqua dolce evapora velocemente e il residuo, appesantito dal sale, si condensa in fiocchi come la neve, precipitando sul fondo, dove poi viene raschiato con una pala di legno, raccolto e caricato su carri a due ruote, e infine portato al porto di Baku per essere spedito via mare agli altri paesi”. Tra la gente locale si è diffusa una leggenda legata all’estrazione del sale. Un Khan del luogo aveva avuto l’idea di imporre un’imposta sul lago salato. Subito dopo sulla superficie del lago comparve una macchia di sangue. Allora il Khan annullò la sua decisione e gli abitanti locali continuarono a estrarre il sale senza pagare alcuna imposta. A cominciare dagli anni ’20-’30 gli abitanti di Gala iniziano ad abbandonare il paese per trasferirsi a Shulavan, dove prima si trovavano il loro giardini e campi, poiché con lo sviluppo dell’industria petrolifera ci fu un deflusso di acqua potabile dai pozzi. Proprio questo determina la migrazione d’intere famiglie. A Gala ci sono numerosi monumenti storici: la moschea del Venerdì, sei moschee rionali, le terme, sotterranei, mausolei e bacini di raccolta dell’acqua; di questi il più antico si trova nel cimitero. Fu costruito al tempo dello scià Abbas II nel 1665. I gradini scavati nella roccia scendono verso la sorgente dell’acqua. Il mausoleo di Muhammad è stato costruito nel 1624-1625. I mausolei presenti a Gala sono a forma di tenda ed uno è stato restaurato. I turchi erano soliti mettere sui defunti una tenda e probabilmente questa antica tradizione ha influito sulla forma di questi mausolei. Tra le terme ricordiamo quella di Shor khamami (terme salate), vicino al lago salato, le cui acque erano usate per fini curativi. Alcune terme antiche sono ancora oggi funzionanti. La torre di Gala del XIV secolo è simile alle torri quadrangolari di Mardakan e Raman. Oggi della torre resta soltanto una parete alta 2-3 metri. Il nome al paese deriva proprio dalla presenza della torre poiché la parola gala significa “torre”.

Mardakan

Mardakan è uno dei centri abitati più grossi nei pressi di Baku e uno dei villaggi più antichi nella penisola di Absheron. Deve il suo nome alla tribù dei Mardi, stabilitasi qui nei primi secoli dopo Cristo. Non lontano da Mardakan sono stati trovati i resti di antichi insediamenti, mentre sulle rocce adiacenti è possibile vedere incisioni rupestri raffiguranti capre e archi risalenti all’età del bronzo. I monumenti più belli di Mardakan sono i suoi due castelli: uno con torre tonda al centro, e l’altro con torre quadrilatera. Queste torri costituiscono gli anelli di una catena di torri e altre fortificazioni di Absheron, che si estendeva su tutta la penisola. All’avvicinarsi del nemico, sulle sommità delle torri veniva acceso il petrolio in modo da avvertire la popolazione del pericolo. Mardakan e il vicino villaggio di Shuvalan sono le località dove gli abitanti di Baku erano soliti costruire le loro dacie. Questa tradizione risale alla fine del XIX secolo quando i milionari, arricchitisi con il petrolio, cominciarono a costruire ville lussuose a Mardakan. Erano attratti dal microclima favorevole di questi luoghi, dai frutteti e dai campi. Una di queste dacie ha svolto in seguito un ruolo fondamentale per la costruzione del Drendario di Mardakan. Mardakan è una località balneare e climatica. Sono sempre attivi i centri di cura, creati durante il regime sovietico, dove gli ospiti vengono curati con fanghi naturali e acqua di iodio e bromo. Oggi qui, sulla riva del mare, sono stati realizzati centri benessere moderni e confortevoli.

Surakhany

Il villaggio di Surakhany si trova tra i campi petroliferi attivi e abbandonati, lungo la ferrovia che da Baku arriva a Mardakan. È stato uno dei primi centri dell’industria petrolifera di Baku. Nel 1825 qui si contavano 15 pozzi petroliferi. Nel 1859 a Surakhany fu costruita la prima raffineria russa. Fin dall’antichità Surakhany era abitata dai Tati di lingua farsi e il termine Surakhany deriva dal loro lessico. Il toponimo Surakhany è composto di due parti: surakh significa “fossa, buco, pozzo”, mentre khany significa “sorgente, fontana”. Per cui Surakhany vuol dire “sorgente che zampilla da un buco”. L’autore di lingua araba al-Mas’udi la ricorda come “sorgente che sputa fuoco”. Un tempo in Azerbaigian lo zoroastrismo (adorazione del fuoco) era la religione principale. A Surakhany il tempio degli adoratori del fuoco esisteva molto prima del XVII secolo, quando venne eretto il tempio degli adoratori del fuoco di Ateshgah, giunto fino a noi. È il monumento più famoso di Surakhany. Il termine Ateshgah significa “casa del fuoco”. Nel XVII secolo al posto dell’antico tempio degli adoratori del fuoco i ricchi mercanti indiani iniziarono a costruire quello nuovo. La primissima costruzione risale al 1713. Intorno al tempio, annessi l’uno all’altro, furono realizzati caravanserragli, cappelle, celle monasteriali. Sulle celle vi sono varie iscrizioni in alfabeto devanagari e gurmukhi (scritture indiane). Gli eremiti, alcune decine circa che vivevano ad Ateshgah, adoravano il fuoco e conducevano uno stile di vita ascetico, seviziandosi la carne e purificando lo spirito. All’inizio del XIX secolo il tempio presentava già il suo aspetto odierno. Inseritosi nelle tradizioni architettoniche locali, Ateshgah unisce in sé i tratti degli antichi altari del fuoco. L’altare principale del tempio è un padiglione quadrangolare attraversato su tutti i lati da ampi archi. Al centro del pavimento vi è una fossa quadrangolare profonda 50-60 cm, rivestita di pietre squadrate. Nella fossa erano state sistemate grosse pietre e attraverso le fessure fuoriuscivano le fiamme di gas ardente. Il fuoco ardeva anche ai quattro angoli del tetto del padiglione. I sacerdoti tenevano sempre acceso il fuoco nel luogo sacro del tempio.

L’isola Pirallahi

L’isola Pirallahi, grazie alla presenza di acqua potabile, è stata abitata fin dall’antichità. Già nel primo secolo dopo Cristo gli storici romani Pomponio Mela e Caludio Tolomeo scrivono che nel Caspio c’è l’isola Talhe con acqua potabile, e che in questa terra sacra cresce moltissima frutta e verdura. L’isola Talhe che s’incontra nei documenti antichi è proprio l’isola Pirallahi. Durante il califfato arabo, l’isola si chiamava Pirallahi. Nel 914 gli slavi che avevano invaso la costa del Mar Caspio conquistano e saccheggiano alcuni centri abitati, tra cui l’isola Pirallahi. Nel 1723, durante le crociate verso sud dello Zar Pietro I, i marinai russi indicano sulla mappa l’isola di Pirallahi con il nome di “Santa”. Durante il regime sovietico l’isola è denominata Artyom, riacquistando la sua denominazione iniziale nel 1991. L’estrazione di petrolio, oltre che Baku, ha interessato anche, seppur in quantità non significative, l’isola Pirallahi. Il petrolio veniva estratto in pozzi speciali, scavati manualmente. Il collegamento tra l’isola e la terraferma fino al 1949 era garantito da traghetti. Oggi avviene su strada e ferrovia. I monumenti storici, costruiti con i primi insediamenti sull’isola, tra cui il mausoleo di Pirallahi, sono stati distrutti prima del XIX secolo.

Nardaran

Villaggio caratteristico a 25 km da Baku. Uno dei monumenti più importanti è il castello di Nardaran, fortezza medievale. Al centro del cortile si erge una torre a tre livelli alta 12,5 m, circondata da una parete quadrangolare alta 5,5 m, con torrette ad ogni angolo. Il castello fu costruito nel 1301. L’iscrizione sulla parete cita il nome dell’architetto, Mahmud ibn Saad, che costruì anche la moschea di Bibi- Heybat e di Molla Ahmed a Baku. Vicino al castello si trova la tenuta di Khan bagi, un tempo (XIV-XV sec.) una delle residenze estive degli Shirvanshah. Per quanto riguarda la soluzione costruttiva e compositiva, essa ricorda il complesso del Palazzo degli Shirvanshah a Baku. A Nardaran si trovano ancora i resti di alcune moschee antiche. La più interessante è la moschea di Hajji Bakhshi, costruita nel 1663 dall’architetto Murad Ali, in cui la cupola della sala delle preghiere poggia su quattro eleganti colonne. Le terme Khan Khamami, caratterizzate dalla particolare precisione delle forme architettoniche e costruite nel 1388 dall’architetto Kashtasif Musa oglu, il caravanserraglio del XVII secolo e la moschea Pirsaid (1363-1364) sono i monumenti storici di Nardaran.

 

Sumgayit

Sumgayit, recente città industriale, è situata a nord della penisola di Absheron e si estende su 32 km lungo la costa. Il terreno è salifero e il clima secco, di tipo semidesertico. In gennaio si registra la temperatura più bassa, -13°C, e d’agosto quella più alta, +40°C. Le precipitazioni hanno luogo prevalentemente in autunno-inverno. Sono frequenti i venti del nord. La città è attraversata dal fiume Sumgayitchay. Il letto del fiume è sempre asciutto, si riempie solo dopo forti piogge. La parte meridionale della città è attraversata dal canale Samur-Absheron le cui acque confluiscono nel bacino idrico di Jeiranbatan. Il manto di vegetazione naturale nei pressi della città è costituito da assenzio e piante botaniche; in collina, tra i canneti, vivono animali della steppa, quali volpi, sciacalli, lepri, lupi e uccelli (anatre, piccioni, stornelli, tarabusi, folaghe). Manufatti in ceramica, vasellame, stoviglie e monete, rinvenuti durante gli scavi di fondazione dell’edificio sede dell’attuale esecutivo, hanno dimostrato l’esistenza di un antico insediamento. I resti del ponte e del caravanserraglio, portati alla luce in seguito agli scavi archeologici, confermano l’ipotesi secondo la quale entrambe le sponde del fiume Sumgayitchay erano percorse da una carovaniera. Il nome della città è legato a diverse leggende. Una di queste racconta una storia accaduta nel lontano passato. Una carovana sta attraversando la steppa. Tra i viandanti ci sono due innamorati: un ragazzo di nome Sum e una ragazza di nome Jeiran. Quando si esauriscono tutte le scorte d’acqua, non potendo sopportare le sofferenze di Jeiran causate dalla sete, Sum si mette alla ricerca di una sorgente. Presentendo la disgrazia incombente, Jeiran cerca di fermare l’amato gridando: “Sum gayit, Sum gayit” che significa “Sum torna indietro”. Ancora prima della nascita della città qui c’erano 4 cose chiamate “Sumgayit”: il centro abitato, il fiume, il faro e la stazione ferroviaria. Sumgayit è un connubio di risorse naturali, paesaggi interessanti e testimonianze storico-culturali senza eguali in Azerbaigian. Oggi la città è, per dimensioni, il secondo centro industriale dell’Azerbaigian. A Sumgayit ci sono industrie chimiche e petrolchimiche, impianti siderurgici e metallurgici non ferrosi, centrali termiche, impianti metalmeccanici, industria leggera e alimentare. Per quanto riguarda la struttura planimetrica, le aree abitative sono disposte con il lato sopravvento rivolto verso la zona industriale. Nonostante le particolari condizioni climatico-naturali della penisola di Absheron, l’enorme lavoro dei cittadini per la creazione di zone verdi in città ha dato i suoi frutti, e Sumgayit è diventata una città verde. L’ampia autostrada che porta in città si è trasformata in un viale con rigogliose acacie e oleandri ai lati. Se si attraversa l’animata piazza centrale, dietro i grandi edifici si apre una vista completamente diversa. È il parco Nasimi, decoro della città e suo biglietto da visita. Il parco è particolarmente bello durante la fioritura delle acacie bianche e rosa, e dei tigli. Allora è letteralmente spumeggiante. Il panorama del parco, che si perde nel verde degli alberi e dei fiori, è ben visibile dalla parte superiore della città, dove si trova il complesso sportivo più grande, lo stadio Mehti Huseynzade. Nel parco è stata inaugurata una spiaggia. Anche i parchi “Heydar bagi” e “Ludvigsafen” sono mete preferite per le passeggiate e lo svago. In estate inizia la stagione balneare nelle spiagge situate nei dintorni della città. Sono in funzione i centri di villeggiatura “Tural” a Nohvany, “Mavi Hazar” e “Neptun” nella zona delle dacie, e “Flagman” a Jorat. Queste spiagge offrono la possibilità di praticare alcuni sport d’acqua. Vicino a Sumgayit, nel villaggio di Jorat, si sono conservati dei monumenti storici. Il nome del villaggio proviene da jurat che significa “coraggio, tenacia”. Gli abitanti del luogo raccontano che prima qui c’era la fortezza di Jurat. Nel villaggio si può vedere una sorprendente torre interrata del XVI secolo che emerge dalla superficie della terra per non più di 1,5 metri, mentre l’altezza sottoterra è pari a 4 metri. L’acqua per le terme viene presa ad una profondità di 30 m, è solforosa e possiede proprietà curative. Per scaldare le terme occorre molto meno combustibile rispetto alle terme moderne. Sul lato nord dell’antica moschea tuttora attiva si è conservata l’iscrizione “Costruita nell’anno 409 dell’Egira” (XV sec.). La località Haji Zeynalabdin è denominata così in onore del famoso petroliere e mecenate Haji Zeynalabdin Taghiyev. Nel XX secolo gli abitanti di Baku soffrirono la mancanza d’acqua potabile. Le autorità furono costrette a costruire sulla riva del Caspio un impianto per dissalare e purificare l’acqua marina. Venivano dissalati 30 mila vedro (unità di volume dei liquidi, 12,3 l – ndt) d’acqua, tuttavia insufficienti per soddisfare le esigenze della popolazione. Per di più l’acqua aveva un colore rosso bruno, sapore e odore sgradevoli. Haji Zeynalabdin Taghiyev utilizzò ingenti somme di denaro proprio per far costruire un acquedotto a Baku. Dichiarò: ”Così come è perenne Shahdag con le sue nevi e ghiacciai, allo stesso modo è perenne l’acqua della sorgente Shollar. Non rimpiangerei i soldi e le forze spesi per garantire l’acqua alla mia città natale neanche se dovessi spendere tutto il mio patrimonio”. Non si sbagliava, l’acquedotto di Shollar funziona ancora oggi.