Cultura

LA LINGUA AZERBAIGIANA

La lingua della Repubblica dell’Azerbaigian è l’azerbaigiano ed è parlata dagli Azerbaigiani che vivono in Azerbaigian, in Georgia, nel Dagestan e in Iran. L’azerbaigiano appartiene al gruppo delle lingue turche sud-occidentali. Deriva dalla lingua delle tribù Oghuz, che popolarono l’Asia centrale dal VII all’XI secolo, e che diedero origine a diverse lingue turche moderne. Per una serie di somiglianze grammaticali e lessicali, la lingua azerbaigiana appartiene alla famiglia del turco e del turkmeno. Nel corso della loro evoluzione, tali lingue hanno visto modificare non solo la loro struttura fonetica ma anche l’ordine grammaticale e il lessico. Nella letteratura storico-scientifica questa lingua viene chiamata in modi diversi a seconda del popolo che la parla: “lingua turca”, “lingua dei Turchi Azerbaigiani”, “lingua dei Tartari del Caucaso”, ecc. La lingua azerbaigiana è sempre stata utilizzata come straordinario mezzo di espressione artistica nel folklore nazionale per canzoni, racconti, canti e proverbi. Tuttavia, per lungo tempo l’azerbaigiano non è stato riconosciuto come lingua nazionale. Prima l’arabo, poi il persiano, svolgono un ruolo dominante in campo scientifico, letterario e artistico. La lingua azerbaigiana, sviluppatasi nei secoli XI-XII, è in seguito assimilata anche dalle popolazioni vicine. La letteratura azerbaigiana dei secoli XI-XII, scritta in farsi, si differenzia da quella iraniana. In particolare Nizami Ganjavi utilizza decine di parole ed espressioni proprie della lingua azerbaigiana. Parole simili non si trovano nelle opere di Firdusi, ma sono entrate nella poesia attraverso l’idioma nativo del poeta azerbaigiano Nizami. I poeti delle città di Ganja e Shirvan creano specifiche scuole poetiche in Medio Oriente, esprimendo nei propri versi le peculiarità nazionali, allontanandosi al contempo dalle modalità artistiche proprie della poesia classica dell’Iran. Per molto tempo la lingua azerbaigiana ha permesso la comunicazione interetnica nel Caucaso. Questo è testimoniato dal grande poeta russo M. Ju. Lermontov che, trovandosi in Azerbaigian, inizia a studiare l’azerbaigiano. In una lettera a Raevsky, Lermontov scriveva: “Ho iniziato a studiare la lingua dei Tartari che qui, e in tutta l’Asia, è necessaria come il francese in Europa”. Era della stessa idea lo scrittore decabrista A. A. Bestuzhev-Marlinsky, il quale affermava che con questa lingua “come con il francese in Europa, è possibile attraversare l’intera Asia”. La lingua azerbaigiana letteraria moderna si è formata nella metà del XIX secolo. A partire dall’VIII secolo, l’alfabeto arabo diviene l’unico utilizzato da molte popolazioni del Vicino e Medio Oriente. Gli Azerbaigiani lo utilizzano fino al 1929 quando il tradizionale alfabeto arabo viene sostituito con il latino, e nel 1939 con il cirillico. Nel 1991 viene reintrodotto l’alfabeto latino, e dal 2001 tutta la letteratura azerbaigiana si trasforma in caratteri latini.

I toponimi (denominazioni di città e paesi, monti e pianure, fiumi e laghi) rappresentano la voce della storia giunta fino a noi dal profondo dei secoli. I nomi di alcuni centri abitati dell’Azerbaigian quali Abdal, Garagoiunlu, Garapapah, Gazakh, Kipchag, Kazanchi, Ganja, Padar, Saatli, Salakhli, Khazar, Khaladj, Chirag rispecchiano i nomi di antiche tribù e stati. Alpan Alpaut rappresenta la memoria degli antenati eroici. Tutta una serie di parole dimenticate si è conservata unicamente nelle denominazioni geografiche: Agbil, Djar, Gemur, Guzdek, Susay, Elik, Esrik, Kantaz. Alcune denominazioni geografiche hanno immortalato i nomi di celebri personaggi, poeti, eroi, uomini dell’arte e della cultura, scienziati: Fuzuli, Sabirabad, Narimanabad, Haji Zeynalabdin, Mushvig, Bakikhanov, ecc. Alcune grandi città e centri abitati hanno cambiato nome durante l’Impero Russo e poi durante l’Unione Sovietica. Dopo l’indipendenza hanno riacquistato i nomi originari: Ganja (Elizavetpol, Kirovabad), Bilasuvar (Pushkin), Beylagan (Zhdanov), Goranboy (Gasim-Ismaylov), Terter (Mirbashir), Khankendi (Stepanakert), Sharur (Ilyich). Nell’antico poema epico popolare (dastan) “Il libro di Dede Gorgud” vengono ricordati molti toponimi azerbaigiani giunti fino a noi (Alinja, Barda, Bayat, Garadag, Agchol).


FOLKLORE

Il folklore azerbaigiano ha ampiamente assorbito numerosi generi folkloristici, l’arte dell’improvvisazione ricca di contenuti, la vigorosa fantasia popolare. Il folklore nazionale è espressione dei lontani antenati azerbaigiani, della loro fede e delle loro convinzioni, del concetto di bene e di male. Antiche credenze popolari sono giunte fino a noi grazie ad aforismi brevi e chiari, consolidati dall’esperienza storica, che affondano le loro radici nel lontano passato. Alcuni generi folkloristici azerbaigiani molto diffusi, quali ad esempio le lodi, i detti proverbiali e le formule magiche, nonché le espressioni arcaiche popolari, riflettono le concezioni etiche ed estetiche, sociali e folkloristiche degli Azerbaigiani, i loro principi spirituali e le norme morali. Tra i personaggi della mitologia azerbaigiana non vi sono soltanto ciclopi, vergini, draghi e altri personaggi mitologici magici. Sono particolarmente sentiti binomi mitologici quali Terra-Cielo, Mare-Montagna, Acqua-Fuoco, Uomo-Bestia, Albero-Fiore, Vento-Valanga. Molti di questi soggetti mitologici per molti secoli hanno vissuto in maniera autonoma nella lingua parlata giungendo fino a noi. Nelle leggende azerbaigiane s’incontrano nomi come Alessandro il Macedone, il Re Anoshirvan, lo Scià Ismail, ed altri personaggi storici. Nate in tempi lontani, acquisiscono molte varianti mentre vengono raccontate dai vari cantori. In tal modo, da tali leggende ne nascono sempre di nuove. L’arte della parola è sempre stata uno strumento potente nelle mani del popolo. I molteplici significati e sfumature della parola hanno dato origine a generi folkloristici quali l’aneddoto. In epoca feudale e patriarcale il popolo poteva esprimere solo con l’ironia il suo atteggiamento nei confronti dell’arbitrio e dell’ingiustizia sociale. Gli aneddoti, nati da questa esigenza dello spirito, si differenziano per contenuto e abbracciano, si può dire, tutti gli aspetti della vita spirituale. Gli aneddoti più antichi sono legati a Bahlul Danende. In Azerbaigian sono particolarmente diffusi gli aneddoti sul famoso maestro dell’ironia orientale Mullah Nasreddin. Diversi studiosi ritengono che i prototipi di Mullah Nasreddin siano personaggi realmente esistiti nella storia o che lui stesso sia frutto della fantasia popolare. Gli studiosi azerbaigiani collegano il nome di Mullah Nasreddin allo scienziato Nasreddin Tusi, vissuto nel XIII secolo. Gli aneddoti su questo personaggio pieno di spirito si sono largamente diffusi nell’arte orale di molti popoli orientali uniti da una stessa evoluzione storica. Un posto importante nel folklore azerbaigiano è occupato dalle favole. L’affascinante fantasia popolare si riflette nelle tradizioni dei cantastorie Oghuz, e nei racconti delle “Mille e una notte”.

La vita di tutti i giorni del popolo azerbaigiano e l’ostilità nei confronti della classe dirigente si ritrovano nelle favole di vita quotidiana. I personaggi principali di tali favole sono uomini calvi, scaltri, vecchi che mettono tutti d’accordo, pastori, sarti, cappellai e altri, che nei momenti difficili, grazie alla loro inventiva, hanno la meglio sui governanti. In queste favole vince sempre la persona onesta e giusta, che ha un mestiere e ama la patria. Tra i principali tipi di folklore azerbaigiano uno dei primi posti spetta al poema epico (dastan). Il poema epico azerbaigiano può essere eroico o romanzesco. Il poema epico eroico fornisce informazioni su un’antichissima epoca storica, sulla nascita delle relazioni tribali nel Paese del Fuoco, sulla genesi e decadenza del matriarcato, e sulle prime contraddizioni del patriarcato. Il poema epico “Il libro di Dede Gorgud” è il più famoso; “Koroghlu”, diffusosi in diverse versioni presso tutti i popoli di lingua turca, è un altro famoso poema epico. “Koroghlu” deve la propria enorme popolarità al forte movimento contadino sviluppatosi in Azerbaigian nel XVI-XVII secolo. I poemi epici eroici hanno conosciuto un nuovo sviluppo nella seconda metà del XIX secolo grazie all’importante movimento dei ribelli e briganti di nobile animo. Trattandosi di una componente significativa della lotta di liberazione dei popoli transcaucasici, il movimento dei ribelli ha prodotto, nelle diverse fasi, molti eroi. Quando ancora erano in vita, erano state composte canzoni e racconti, che ne celebravano l’eroismo. In breve tempo queste canzoni e racconti, diffusi dai bardi caucasici (ashig), si sono trasformate in poema epico eroico. I poemi epici romanzeschi hanno svolto un ruolo importante per le forme epiche del folklore azerbaigiano. Nati nel XIII-XIV secolo, fanno ancora oggi parte dell’arte dei bardi caucasici, e non sono rari gli esempi di poema epico romanzesco. Tali poemi da un lato risentono dell’influsso della cultura medievale orientale, e dall’altro della cultura mondiale. Uno dei migliori esempi è rappresentato dal poema Ashig Garib che a suo tempo attirò l’attenzione del grande poeta russo M. Lermontov, che si trovava in esilio nel Caucaso, ispirandogli il racconto “Ashig-Garib”.

 

LETTERATURA

La letteratura azerbaigiana è caratterizzata dalla poesia orale degli ashig (cantori-poeti popolari) le cui tradizioni sono giunte fino a noi. 1300 anni fa nasce il poema epico “Il libro di Dede Gorgud”, che narra il passato eroico del popolo, i suoi costumi, tradizioni e speranze. Nel XII secolo Abdul-Ala Ganjavi viene chiamato “Zar dei poeti”. Principale maestro della parola artistica, dirige la scuola poetica di Shirvan e forma i più importanti poeti, tra cui Feleki e Khaqani. La poesia di Abdul-Ala si contraddistingue per la ricercatezza verbale: egli è il fautore dello stile poetico elevato. Figura interessantissima, addirittura leggendaria, della poesia azerbaigiana è la poetessa Mahsati Ganjavi, particolarmente stimata persino presso la corte del sultano, cosa rarissima. Mahsati, nata in una famiglia povera, grazie a doti eccezionali, ottiene successo nella musica e nella poesia. Nelle sue opere occupa un posto importante la lirica d’amore. Visione ampia del mondo, umanità e dolcezza sono i tratti distintivi delle opere di Mahsati, dove l’amore è il sentimento naturale che innalza l’uomo. Uno dei poeti più celebri del XII secolo è stato Afzaladdin Khaqani (1120-1199) che è entrato nella poesia azerbaigiana come grande virtuoso del verso poetico, adoperando la sofisticata tecnica compositiva con estrema elasticità e raffinatezza. L’innovazione di Khaqani consiste nell’aver ampliato i confini della poesia tradizionale introducendovi la tematica socio-filosofica. Tra i poeti azerbaigiani del XII secolo va ricordato Nizami Ganjavi, uno dei pilastri della poesia mondiale. Nizami (1141-1209) nasce nella città di Ganja, dove trascorre praticamente tutta la sua esistenza.

Grazie alla sua erudizione e alla sua saggezza, gli viene conferito il titolo onorifico di sceicco. Il poeta conduce un’esistenza appartata, occupandosi di poesia e scienza. È in contatto con i governanti, che più volte visitano l’abitazione del poeta, esaltandone la saggezza e lo stile di vita semplice. L’opera principale di Nizami è costituita da cinque poemi riuniti sotto l’unico nome di “Quintetto” (Khamse). I poemi “La fonte dei misteri”, “Khosrov e Shirin”, “Layla e Majnun”, “Le sette principesse” e “Alessandreide” costituiscono insieme circa trecentomila distici. È giunta fino a noi anche una parte dei componimenti di Nizami: 6 qaside, 116 ghazal, 2 qit’a e 30 rubai. Il Quintetto ha influito considerevolmente su tutta la poesia orientale. I temi e le vicende descritte nei poemi di Nizami sono stati particolarmente apprezzati ed hanno acquisito grande fama, al pari della sua rappresentazione dell’uomo. Anche le sue vedute umanitarie, filosofiche, estetiche ed etiche hanno fatto scuola. Eventi storici e tematica romantica tratta dalla vita dei vari popoli costituiscono la base narrativa di questi poemi. Nizami ambienta singoli episodi dei propri poemi in Azerbaigian. Esalta le imprese di Alessandro il Macedone, i personaggi romantici arabi di Layla e Majnun, principesse indiane, corasmie, slave, turche, moresche e greche. In “La fonte dei segreti”, Nizami affronta il tema dell’ingiustizia sociale del suo tempo, critica il dispotismo dei regnanti, condanna il parassitismo, l’ipocrisia di quanti detengono il potere, apprezza grandemente la morale delle persone semplici che vivono col proprio lavoro. Nizami esalta il lavoro, l’onestà e la giustizia, crede nella forza delle sue allegorie morali rivolte ai suoi contemporanei. Nel XIIIXIV secolo nasce la tendenza a scrivere poesie in lingua azerbaigiana. Il famoso poeta Izzaddin Hasan-ogly scrive in azerbaigiano, e anche Gazi Burhaneddin compone i suoi versi in azerbaigiano. Sono giunti fino a noi anche i versi del Re Garagoiunlu Jahanshah, scritti con lo pseudonimo di Hagigi.

Alla fine del XIV, inizio del XV secolo il grande poeta Imadaddin Nasimi lotta, con le sue opere, contro l’oppressione e l’ingiustizia. Nel 1494 nasce Muhammad Fuzuli Suleyman, il più grande poeta e pensatore azerbaigiano. Fuzuli compone le sue opere poetiche e filosofiche in azerbaigiano, farsi e arabo, rendendole pertanto molto popolari, allora come oggi, presso la maggior parte dei popoli orientali. Nella vita spirituale del popolo azerbaigiano i suoi ghazal ed il suo poema “Layla e Majnun” occupano un posto particolare. La sua lirica è ricca di contenuto filosofico. Fuzuli è considerato il fondatore della narrativa azerbaigiana. Lo stesso Scià dei Safavidi Ismail I è stato un celebre poeta che ha scritto in azerbaigiano. La lirica di Hatai (suo pseudonimo poetico) influisce in modo particolare sullo sviluppo della letteratura azerbaigiana. Accanto alla poesia scritta si è sviluppata con successo l’arte orale popolare. Nei poemi epici storico-eroici “Asli e Kerem”, “Lo Scià Ismail”, “Ashig Garib”, “Abbas e Gulgez” vengono decantati il valore ed il coraggio dei protagonisti. Ha avuto grandissima popolarità il poema “Koroghlu”, dove il personaggio principale lotta per la felicità del popolo e difende i diseredati.

Il poeta Molla Panah Vagif studia musica e canto presso i migliori cantori ashig e lui stesso improvvisa delle canzoni. Diviene maestro (il prefisso “Molla” che precede il nome del poeta indica ciò), nonché visir nel Karabakh, dimostrando doti diplomatiche non comuni.Tramite le proprie opere, Vagif imprime una svolta alla poesia azerbaigiana rendendola popolare. La sua lirica è gioiosa; giudica con realismo la vita reale, indicando la forza della ragione quale strumento per superare le avversità. A differenza dei poeti romantici che esaltano l’amore per la bellezza ideale visto come abnegazione, Vagif decanta il piacere, crea modelli di fanciulle pienamente reali, allegre. Vagif, insieme a Vidadi, suo contemporaneo e amico più anziano, consolida nella poesia azerbaigiana degli ashig la forma poetica del goshma, più vicino all’arte poetica popolare. I versi di Vagif sono ancora oggi cantati da bardi e cantori. Mirza Fatali Akhundzadeh è stato il padre-fondatore della letteratura realista e della drammaturgia azerbaigiana. Akhundzadeh ha scritto splendide commedie realiste, gettando così le basi della drammaturgia nazionale. Nelle sue commedie presenta l’ideale positivo dell’uomo nella nuova società. Crea personaggi sia attraenti, sia ripugnanti.

Il poeta Seyid Azim Shirvani (1835-1888), nato a Shamakhi, studia a Bagdad e Damasco, ricevendo un’istruzione religiosa. Introduce nella sua opera i migliori tratti dell’illuminista democratico Akhundzadeh, della lirica di Fuzuli e Vagif, perpetrando le loro tradizioni. La poesia di Seyid Azim si contraddistingue per la varietà tematica e di genere. Abbasgulu Bakikhanov (1794-1847), famoso con lo pseudonimo di Gudsi, è entrato nella storia dell’Azerbaigian come poeta e scienziato. Bakikhanov è stato il primo illuminista azerbaigiano. La sua missione è stata caratterizzata dall’interesse per la conoscenza esatta, le scienze naturali e il progresso sociale.

È suo contemporaneo l’illustre poeta e pensatore Mirza Shafi (1794-1852), noto con lo pseudonimo di Vazeh. Nato nella città di Ganja, agli inizi degli anni ‘40 del 1800, si trasferisce a Tbilisi, dove conosce altri letterati, tra i quali l’orientalista tedesco Fiedrich von Bodenstedt. Bodenstedt rimane affascinato dalla poesia di Mirza Shafi, ne memorizza i versi, poi li traduce in tedesco e li pubblica con il suo nome. In Germania riscuotono uno straordinario successo e ben presto sono tradotti in molte lingue europee. Fondato da Hasanbek Zardabi, il primo giornale azerbaigiano “Ekinchi” segna l’inizio della stampa periodica in Azerbaigian. La rivista “Mullah Nasreddin”, fondata da Jalil Mammaduguluzadeh, è molto popolare in tutto l’oriente musulmano. Su queste pagine scrive il poeta Mirza Alakbar Sabir, interprete delle idee, del pensiero e delle speranze del popolo, nonché inventore di un nuovo stile poetico. Sabir viene compreso da tutti, dal lettore più giovane a quello più anziano.

Con estrema semplicità, Sabir rende partecipe le masse popolari dei problemi più complessi dell’epoca. Nella poesia e prosa azerbaigiana un posto importante spetta alle opere di Najaf bey Vazirov, Abdulla Shaig, Husejn Javid, Mikayil Mushfig, Shahriar, Jafar Jabbarly, ecc. Eventi significativi quali i 1300 anni del poema “Il libro di Dede Gorgud”, e il cinquecentenario della nascita di Muhammad Fuzuli contrassegnano la cultura azerbaigiana. Ciò testimonia chiaramente il trionfo della letteratura, della moralità e di tutta la cultura nell’Azerbaigian libero e indipendente. Il cinquecentenario di Fuzuli è stato festeggiato non solo in Azerbaigian, ma anche in Turchia, Iran, Iraq, Russia, Uzbekistan, Cina e in molti altri paesi. Queste iniziative hanno dato un nuovo impulso alla storia della letteratura azerbaigiana.


MUSICA

Il successo della musica azerbaigiana è il risultato delle tradizioni peculiari profondamente realistiche sviluppatesi nel corso dei secoli. Fino all’inizio del XX secolo, tali tradizioni sono tramandate oralmente, radicandosi da un lato nell’arte popolare quotidiana, e dall’altro assumendo le caratteristiche dell’arte professionale. La cultura musicale azerbaigiana della tradizione orale è caratterizzata da due importanti filoni: la musica folkloristica, comprendente canzoni e danze, e la musica professionale, riguardante l’arte dei mugham e la creazione poetico-musicale ashig. Gli ideatori dei mugham e dell’arte ashig sono professionisti di prim’ordine, e le canzoni e le danze vengono improvvisate ed eseguite al cospetto di grandi masse popolari. Il folklore musicale azerbaigiano si sposa felicemente con la poesia popolare ashig. Le canzoni, le danze e la musica sono presenti immancabilmente a tutte le feste. L’arte ashig non è solo dono poetico, ma anche talento canoro, capacità di fare musica e danzare. Gli ashig eseguono poemi epici, canzoni e improvvisazioni accompagnati da strumenti a corda, a fiato e a percussione. La musica vocale e strumentale degli ashig si basa su melodie classiche (più di 80), ciascuna delle quali è caratterizzata da un’infinità di versioni improvvisate. Nel repertorio degli ashig sono presenti anche canzoni popolari e competizioni poetico-musicali. Tra gli ashig di spicco vanno ricordati Gurbani, Abbas Tufarganli (XVI sec.), Shikeste Shirin (XVIII sec.), Alesker (XIX sec.).

L’arte ashig di Alesker è entrata nella legenda ed è diventata popolare in tutte le regioni dell’Azerbaigian. Le melodie azerbaigiane delle danze, divise in ritmate (suz’ma), vivaci (terekeme, yalli) e veloci (jangi) sono contraddistinte da tratti nazionali peculiari. La ricchezza della cultura musicale azerbaigiana è testimoniata da fonti letterarie, quali il poema epico “Il libro di Dede Gorgud”, le opere dei capisaldi della poesia classica azerbaigiana, Nizami, Mehseti, Nasimi, Fuzuli, ecc. Il nome del celebre teorico della musica Safiatdin Urmovi, che ha creato la notazione musicale nel XIII secolo, e del suo successore Abd al-Qadir Maraghi sono legati all’evoluzione del pensiero teorico musicale nel Vicino e Medio Oriente. Il poliedrico musicista Maraghi ha influito significativamente, con i suoi lavori, sullo sviluppo del pensiero teorico musicale. Nel Firmano (decreto) di Tamerlano (1397) Maraghi è chiamato lo “scià di tutti i conoscitori della musica”. Nella musica popolare azerbaigiana vi sono sette modalità principali: rast, shur, segyakh, shushter, bayati-shiraz, chargyakh e khumayun, ciascuna delle quali è contraddistinta da un particolare aspetto emotivo. Tra gli strumenti popolari vanno ricordati quelli ad arco (kamancheh), a pizzico (tutek, balaban, zurna), a percussione (daf, 

naqareh, qosha-naqare). I canti folkloristici si differenziano a seconda del genere (canti rituali, quotidiani, lirici, storici, ecc.). I canti di lavoro legati ai vari lavori agricoli, quali l’aratura, la raccolta, la mondatura del riso, ecc. si sono consolidati nella pratica musicale; si sono largamente diffusi i canti rituali legati alle stagioni e alle festività (ovsun, canti di Novruz-Bayram). La cultura musicale dell’Azerbaigian è intimamente legata al concetto di mugham. Intere generazioni sono cresciute nel solco di questo tipo di musica, che contraddistingue tutti gli eventi e le feste più importanti. Il mugham fa parte della vita degli Azerbaigiani, è parte di loro stessi. Per tradizione il mugham è eseguito da cantori-khananda, generalmente accompagnati dal trio musicale costituito dal tar a corde, la kamancheh a pizzico e il daf (tamburello). La scuola di mugham di Shusha nasce tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, e per diversi anni include varie scuole individuali guidate da celebri interpreti di mugham. La sua fama si diffonde non solo nel Caucaso, ma anche in tutto il Medio Oriente. Gli interpreti di mugham studiano a fondo tutte le regole di tali canti e dopo aver assimilato le migliori tradizioni dei predecessori, le custodiscono accuratamente, sviluppandole, arricchendole e trasmettendole alle generazioni future. In questo modo creano uno stile di canto proprio e tradizioni proprie. All’epoca i mugham vengono eseguiti fondamentalmente durante i matrimoni e i banchetti.

Dalla seconda metà del XIX secolo a Shusha si diffonde la tradizione di organizzare i majlis, incontri musicali tra poeti e musicisti. Simili incontri sono organizzati dalla poetessa azerbaigiana Khurshidbanu Natavan e dal celebre studioso, poeta, artista e critico musicale Mir Mohsun Navvab. Questi incontri musicali sono molto diversi dai banchetti nuziali. Vi si discute di letteratura e pittura, si affrontano gli aspetti etici della poesia, della musica e del mugham. Spesso si esibiscono giovani cantori per i quali si tratta di una sorta di esame: quelli che lo superano ottenendo un giudizio favorevole, iniziano il proprio percorso artistico. I cantori del Karabakh attribuiscono particolare importanza al testo poetico del mugham.

In modo particolare considerano importante l’interazione tra parola e musica. Di norma nel mugham si utilizzano i ghazal dei poeti orientali classici quali Hafiz, Saadi, Fuzuli, Vagif, Natavan. A volte ricorrono a testi composti da loro stessi. Nel 1897 a Shusha, sotto la direzione del famoso scrittore Abdurrahim bey Hagverdiyev, viene allestito per la prima volta l’episodio musicale “Layla e Majnun”, un’interpretazione in costume di mugham sulla base della parte finale del poema “Layla e Majnun” del grande poeta azerbaigiano Fuzuli. Il ruolo di Majnun è interpretato dal cantore Jabbar Garyagdioglu. La rappresentazione musicale è accolta con grande entusiasmo e rappresenta un evento memorabile nella vita musicale non solo in Azerbaigian, ma anche in tutto il Caucaso, gettando le basi del teatro musicale azerbaigiano. Nel 1908 Uzeyir Hajibeyli, che da bambino aveva visto questa rappresentazione, compone la prima opera azerbaigiana mugham “Layla e Majnun”, poi divenuta l’opera principale di tutto l’Oriente. I “Concerti orientali” allestititi a Shusha e Baku riscuotono enorme successo e svolgono un ruolo importantissimo nel portare il mugham sul palcoscenico e nel formare il gusto estetico del pubblico. Tra gli artisti di mugham del XIXXX secolo si possono ricordare Jabbar Garyagdi, Haji Gusi, Meshali Jamil Amirov, Zulfi Adigezalov, Khan Shushinsky, Hajibaba Huseynov; i suonatori di tar Sadikh Asad oglu (Sadikhjan), Bahram Mansurov, Ahmed Bakikhanov e Gurban Primov. In questo modo il mugham, che esprimeva la visione e la percezione che il popolo aveva del mondo, diviene espressione artistica di artisti professionisti. Il mugham è alla base della musica nazionale azerbaigiana. È vivo, si evolve, viene portato nei più importanti teatri del mondo ed è tramandato con cura alle nuove generazioni.

Nel corso dei secoli, il mugham è cambiato, si è trasformato, ma a tutt’oggi è una delle rivelazioni più profonde del patrimonio musicale dei popoli orientali. Nonostante sia patrimonio di tutto il mondo orientale, proprio in Azerbaigian il mugham ha conosciuto un forte sviluppo, contraddistinguendosi per la precisione del più piccolo dettaglio. Solo qui troviamo generi quali lo zarb mugham e il jazz-mugham, che non ha eguali, e la cui originalità è riconosciuta in tutto il mondo. Il 7 novembre 2003 l’UNESCO ha dichiarato il mugham azerbaigiano uno dei capolavori del patrimonio orale e immateriale dell’umanità, sottolineandone il particolare pregio artistico ed il ruolo positivo come fonte di ispirazione artistica e scambio interculturale.

Dalla fine del XIX secolo l’Azerbaigian è pervaso dalla cultura musicale europea, in particolare russa. A Baku nascono orchestre sinfoniche e la compagnia lirica privata. Uzeyir Hajibeyov getta le basi della cultura musicale moderna azerbaigiana. Elabora la teoria delle melodie azerbaigiane, crea le prime opere nazionali e le commedie musicali. Il genere sinfonico, sorto in Azerbaigian negli anni ’20 e ’30 del XX secolo (M. Magomayev, A. Zeynally) raggiunge il suo picco negli anni ’40 e ’60. La scuola di composizione è guidata da Gara Garayev, la cui opera riunisce in sé i caratteri nazionali e le peculiarità stilistiche della musica moderna. Egli porta la musica azerbaigiana alla ribalta internazionale. Fikret Amirov crea il genere del mugham sinfonico (Shur, Kurd Afshari, Gulustan Bayati-Shiraz). I primi esempi di romanza nazionale appartengono a A. Zeynally (anni ‘20). U. Hajibeyov inventa un nuovo genere, la romanza-gazhal, seguendo gli stili della poesia orientale. La musica azerbaigiana deve il posto meritevole che occupa nell’arte mondiale anche all’opera di celebri compositori e artisti quali Muslim Magomayev, Bulbul, Rashid, Behbudov, Arifmalikov, Niyazi, Suleyman Aleshkerov, Alim Gasimov, Vagif Mustafazadeh e molti altri. La capitale dell’Azerbaigian è diventata il palcoscenico di molti festival musicali internazionali organizzati annualmente tra i quali in primo luogo il Festival del Jazz. Dall’ottobre 2007 alla lista dei festival che si svolgono ogni anno si è aggiunto il festival “Autunno d’oro”. Si tratta innanzitutto della rinascita del festival che veniva organizzato a Baku alla fine degli anni ’60 e che era uno degli eventi più vivaci nella vita culturale del paese.

 

 IL JAZZ AZERBAIGIANO

 Le figure principali della musica azerbaigiana, il compositore Tofig Guliyev e il maestro Niyazi, che hanno gettato le basi del jazz azerbaigiano, possono di fatto essere considerati i fautori dell’orchestra jazz. Tuttavia, la fama a livello mondiale del jazz azerbaigiano è legata principalmente ai nomi degli illustri pianisti Rafig Babayev e Vagif Mustafazadeh. Le loro performance al memorabile Festival di Tallin nel 1967 riscuotono grande successo presso l’elite mondiale del jazz. Proprio in quegli anni vengono compiuti i primi esperimenti (Iegudi Menuhin, Ravi Shankar) per tentare di mettere insieme elementi della cultura musicale occidentale ed orientale. Due giovani di Baku per la prima volta fanno vedere a tutti come sia possibile raggiungere questo obiettivo nel jazz. In seguito Vagif Mustafazadeh diviene il musicista jazz più famoso e richiesto nell’URSS. Così, negli anni ’70, la società discografica “Melodia” produce sei album di Vagif, di cui uno doppio. La rinascita del jazz di Baku inizia intorno alla seconda metà degli anni ’90 con l’inaugurazione del jazz club “Karavan” dedicato a Vagif Mustafazadeh. Nel 2002 a Baku si svolge il primo festival jazz dopo la perestrojka. Nel 2004, proprio alla vigilia del festival, viene inaugurato il centro jazz della capitale che in seguito accoglierà il successivo festival del 2005. Tenutosi nel mese di aprile, è sufficientemente rappresentativo, per il numero di partecipanti giunti da USA, Canada, Russia, Georgia, Turchia, Francia e altri paesi. Questo festival, che conferisce senza dubbio a Baku lo status di una delle capitali mondiali del jazz, ottiene un gran de successo e si decide pertanto di organizzarlo ogni anno. Al Jazz Forum di Baku del 2006 per la prima volta sono stati invitati jazzisti provenienti da Svezia, Israele e Italia. Al III Jazz-Festival internazionale del 2007, accanto ai jazzisti azerbaigiani, sono intervenuti rappresentanti di USA, Polonia, Ungheria, Brasile, Olanda, Francia e Russia.


L’ARTE DEL TEATRO

In Azerbaigian l’origine del teatro è legata a stile di vita, routine quotidiana, costumi, tradizioni, feste popolari, cerimonie nuziali, ed anche alla visione del mondo del popolo azerbaigiano. In cerimonie antiche, quali ad esempio ”Sayachy”, “Novruz”, “Govsech”, accanto al coro, alle danze e ai dialoghi, s’incontrano anche soggetti drammatici, progressioni di avvenimenti, a volte anche immagini artistiche. Nelle rappresentazioni teatrali “Kosa-Kosa” (che costituisce un momento importante della festa “Novruz”), “Garavelli” (una delle forme di teatro da strada), “Kilimarasi” e “Scià Selim” (spettacolo di marionette), vi è una trama, una progressione drammatica, e vi sono attori che indossano maschere e vestiti pertinenti. Le rappresentazioni “Khan-Khan”, “La danza dei mutrib” (cantanti), “Il duetto della suocera e della nuora”, eseguiti durante le cerimonie nuziali, racchiudono in sé elementi di gioco e di spettacolo. Nei majlis degli Uzan-Ashig, nelle scene di “Zorhana”, nelle esibizioni degli equilibristi e nelle cerimonie “Yuh”, particolarmente diffuse nell’antichità, gli elementi del teatro di strada sono molto forti. Il teatro nazionale dell’Azerbaigian è sempre stato caratterizzato da tratti realistici, legato ai lavoratori. Il repertorio teatrale è contraddistinto da brevi spettacoli (farse) caratterizzati da un preciso contenuto etico. Rappresentazioni quali “Kosa-gelin”, “Tapdyg choban”, “Tenbel gardash” (commedia in tre atti) erano molto popolari. Questi spettacoli raccontano con ironia, rigore e, allo stesso tempo con comicità, la vita quotidiana e i costumi del popolo. Durante la dinastia dei Safavidi (XVI sec.) le autorità diffondono largamente le rappresentazioni teatrali religiose denominate “Shebihy”, che hanno effettivamente influenzato la nascita del teatro professionale in Azerbaigian, portando al contempo sulla scena molti artisti. Il teatro popolare ha svolto un ruolo importante per quanto riguarda la formazione del teatro professionale in Azerbaigian, alle cui origini hanno dato un apporto fondamentale celebri esponenti quali lo scrittore e filosofo M. F. Akhundzadeh, lo scrittore N. B. Vezirov, l’editore del primo giornale in azerbaigiano e illustre personalità pubblica G. Melikov-Zardabi. Il 10 marzo 1873 viene presentato il primo spettacolo in lingua azerbaigiana, “Il Vizir del Khanato di Lankaran” di M. F. Akhundzadeh. Dal 1876 le commedie di M. F. Akhundzadeh vengono messe in scena in azerbaigiano anche a Tbilisi. Gli esponenti dell’intellighenzia progressista azerbaigiana e gli insegnanti, che avevano terminato il seminario di Gori, organizzano delle rappresentazioni teatrali a Shusha, Nakhchivan e in altre città. Allo stesso tempo partecipano a questi spettacoli come “attori”. A Shusha, nel circolo locale e al teatro Khandamirov, vengono rappresentate le commedie di M. F. Akhundzadeh (“Monsieur Jordan e il derviscio Mestelishah” e altre). A partire dal 1887 la società teatrale di Baku è guidata da G. Makhmudbekov, S. M. Ganizade e N. Believ. Grazie ai loro sforzi la società si rafforza considerevolmente, si trasforma in compagnia e dal 1888 inizia a operare come compagnia teatrale indipendente. Dal 1890 N. Narimanov contribuisce significativamente allo sviluppo del teatro azerbaigiano, soddisfacendo le esigenze del realismo scenico. N. Narimanov invita giovani intellettuali nella compagnia di attori e allo stesso tempo lui stesso interpreta i ruoli principali in numerosi spettacoli. Nel 1896 G. B. Zardabi organizza a Baku la prima compagnia teatrale professionista denominata “Prima compagnia drammatica musulmana”. Nel 1897 a Baku viene creata la prima “Unione di artisti” e nel 1906 la compagnia “Artisti musulmani drammatici”. Il petroliere di Baku e mecenate Haji Zeynalabdin Taghiyev dà un contributo fondamentale alla nascita del teatro nazionale azerbaigiano.

Al teatro Taghiyev, il 25 gennaio 1908 vengono gettate le basi del teatro musicale professionista: proprio in quel giorno è messa in scena la prima opera nazionale “Layla e Majnun” di U. Hajibeyov. Si tratta della prima opera non solo per l’Azerbaigian, ma per tutto il mondo musulmano. Nel repertorio del teatro musicale si contano anche altri lavori di U. Hajibeyov: le opere “Sceicco Sanan”, “Rustam e Zohrab”, “Scià Abbas e Khurshid Banu”, “Esli e Kerem” e le commedie musicali “Marito e moglie”, “Se non questa, allora quell’altra”, “Arshin Mal Alan”. Nel 1908 presso la società “Nijat” viene istituita la compagnia drammatica unica, mentre nel 1910 presso la società culturale d’avanguardia “Safa” viene fondata la sezione teatrale degli attori professionisti che organizza tournée non solo nelle città e località dell’Azerbaigian, ma anche nel Caucaso meridionale, Medio Oriente, Caucaso settentrionale, Iran, ad Astrakhan, Kazan, ecc. Le compagnie “Nijat” e “Safa” hanno avuto un ruolo determinante nel rafforzare il teatro azerbaigiano dal punto di vista organizzativo e creativo. Negli anni ’20 a Baku nasce il piccolo teatro “Satiragit” che in seguito diviene il teatro drammatico russo. Nel 1923 su iniziativa di Shovkat Mammadova viene inaugurata la prima scuola tecnico-professionale teatrale. Tra i primi diplomati si possono ricordare Khalima Nasirova, Sara Ishanturaeva, Mukhamejan Kasymov, Alty Karliev, divenuti poi artisti del popolo dell’URSS. Gli anni ’20 sono caratterizzati dal talento versatile del drammaturgo Jafar Jabbarly. Negli anni ’30 il teatro drammatico azerbaigiano mette in scena opere quali “Macbeth” di Shakespeare, “Ragazza senza dote” di Sharifov, “Nel 1905”, “Almaz”, “Yashar”, “Sevil’”, “La sposa del fuoco” di Jafar Jabbarly, “Sijavush”, “Lo sceicco Sanan” di Huseyn Javid, “Otello” e “Romeo e Giulietta” di Shakespeare, “Colpevoli senza colpa” di A. N. Ostrovsky, “Dubrovsky” di A. S. Pushkin, ecc. Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 vengono messe in scena nuove opere di drammaturghi sia della vecchia che della nuova generazione. Negli anni ’60, oltre a pièce teatrali originali, sono messe in scena anche opere tradotte: “Maria Tudor” di V. Hugo, “I pazzi di Valencia” di Lope de Vega, “Antonio e Cleopatra” di Shakespeare, “La pulzella di Orleans” di F. Shiller, “Il discepolo del diavolo” di B. Show, ecc. Sono messi in scena spettacoli interessanti al teatro J. Jabbarly di Ganja. Al teatro di Nakhchivan negli anni ’60 viene attribuita particolare importanza alla rilettura dei classici azerbaigiani ed alla realizzazione della drammaturgia moderna. Riscuotono successo i teatri N. B. Vezirov a Lankaran, H. Arablinski a Sumgayit, S. Rakhman a Sheki, A. Hagverdiyev a Agdam, M. Davudova a Mingachevir. Gli anni ’70 sono caratterizzati da opere quali “Hajjam” di H. Javid, “La canzone è rimasta tra i monti” di I. Efendiev.

Compaiono nomi di giovani registi e drammaturghi. B. Vahabzadeh, poeta di talento, debutta con delle opere sui contemporanei: “Seconda voce”, “Dopo la pioggia“, “Sulle strade rimangono le impronte”; lo scrittore S. Dagly esordisce con “Auguri per la nuova casa” e “Le ombre sussurrano”, N. Khazri con “Se non brucerai” e “Eco”. Tra gli altri si mettono in evidenza i fratelli Ibragimbekov: Maksud con “Speranza” (“Storia mesozoica”) e Rustam con “Interrogatorio”; e ancora lo scrittore Anar con “Giorni d’estate in città”. Da ricordare le opere di Irman Kasumov “Quando inizia la fiaba”, di I. Efendiev “Uno strano giovane” e “Voci dai giardini”, “Al bivio” di N. Safarli. Il teatro azerbaigiano è inoltre caratterizzato dall’opera artistica di J. Jabbarly (“Sevil’”, “Aydin”), di H. Javid (“Il principe”), di A. Hagverdiyev (“La maga Peri”), dello scrittore M. S. Ordubadi (messa in scena del romanzo “La spada e la piuma”). Il teatro azerbaigiano ha visto crescere un’intera galassia di celebri attori, sceneggiatori e registi originali, i cui nomi sono riconosciuti ben al di là dei confini dell’Azerbaigian.


CINEMATOGRAFIA

La storia della cinematografia azerbaigiana inizia il 2 agosto 1898. I primi film si rifanno all’attualità (Incendio della fontana di petrolio a Bibi-Heybat, Fontana di petrolio a Balakhani, Manifestazione al parco cittadino, Danza caucasica, ecc.); uno solo è a soggetto (Preso). Nel 1915 la società per azioni dei fratelli Pirone gira il primo lungometraggio a soggetto “Il regno del petrolio e dei milioni” tratto dal romanzo omonimo di M. Musabekov. Nel 1916 viene prodotta la prima commedia tratta dall’operetta “Arshin Mal Alan” di U. Hajibeyov, mentre nel 1919 viene presentato il lungometraggio “Celebrazioni in occasione del primo anniversario dell’indipendenza dell’Azerbaigian”. Nel 1924 esce sugli schermi il film in due puntate “La leggenda sulla torre della vergine”. Nel 1923 è istituita l’Organizzazione per la fotografia e il cinema dell’Azerbaigian; negli anni successivi cambia nome più volte ma dal 1961 è definitivamente denominata Studio Cinematografico Azerbaigianfilm “J. Jabbarly”. Negli anni ’20 le trame dei film azerbaigiani si rifanno soprattutto alla lotta contro il fanatismo religioso, alla rivoluzione e alla libertà delle donne. Il film di maggiore successo prodotto in quegli anni è “Sevil” (1929, regista A. I. Bek-Nazarov).

 

Il cinema sonoro in Azerbaigian ha inizio nel 1935 con il film a soggetto “Mare blu”, in cui i ruoli principali sono interpretati da celebri attori sovietici quali L. N. Sverdlin, N. A. Krjuchkov, A. Kuchmina, ecc. Negli anni 1936-1941 escono più di 10 film sonori. Durante la Seconda guerra mondiale sono prodotti film quali “Il figlio della patria” e “Bakhtiar”, dedicati agli eroi di guerra Kamal Gasimov e Bakhtiar Kerimov, “Sabuhi”, dedicato alla vita e alle opere di M. F. Akhundzadeh, “Una famiglia”, costituito da tre episodi legati da una trama comune, nonché “Sommergibile T-9”, dedicato all’eroismo dimostrato dai marinai durante gli anni della Guerra. Nel 1945 è nuovamente portata sugli schermi la commedia musicale di U. Hajibeyov “Arshin Mal Alan”. Il film riscuote grande successo in Unione Sovietica e in molti altri paesi. Nel 1946 i registi R. Tahmasib e N. Leshenko, i compositori U. Hajibeyov e R. Behbudov, e un gruppo di attori sono insigniti del Premio Statale dell’URSS per il film “Arshin Mal Alan”. Tra la fine degli anni ’40 e gli inizi degli anni ’50, l’attività principale dello “Studio Cinematografico di Baku” consiste nel produrre documentari artistici e film pubblicistici. In questo periodo vengono realizzati due film artistici, “Fatali Khan” e “I fuochi di Baku”. Dalla metà degli anni ‘50 per il cinema azerbaigiano inizia una nuova fase. Risale a questo periodo la formazione di sceneggiatori, registi, operatori e artisti nazionali. Il numero sempre maggiore di film a soggetto, realizzati in questi anni, porta a un’evoluzione delle tematiche trattate. Sullo schermo sono rappresentati il lavoro e la vita degli operai, dei contadini dei kolchoz e dei rappresentanti delle diverse professioni (“Sotto il sole cocente”, “Pietre nere”, “Ombre striscianti”, “Il suo grande cuore”, “Un vero amico”, “È possibile perdonarlo?”, “La nostra via”, “Grande sostegno”, “La telefonista”, “C’è una simile isola”, “La matrigna”). Il film a soggetto “Sulle rive lontane” (1958, regista T. Tagizade), dedicato al coraggioso guerrigliero Mehdi Huseynzade, è un capolavoro non solo della cinematografia azerbaigiana ma anche sovietica. A partire dagli anni ’60 in Azerbaigian si diffondono le pellicole a colori.

Il primo esempio di film a colori portato sul grande schermo è “Koroghlu” (1960, regista G. Seidzade). Con il film “Arshin Mal Alan” nel cinema azerbaigiano si consolida il genere della commedia. Tale tradizione è portata avanti nei film “L’incontro”, “Canzone preferita” (con R. Behbudov nel ruolo principale), “Non importa se questa o quella”, “Il mio vicino Romeo”, “Dov’è Ahmed?”, “Ulduz”, “Arshin Mal Alan”, “Il tesoro”, ecc. Gli anni ’60 e ’70 sono contraddistinti dall’arrivo di molti giovani nel mondo del cinema. Nei film prodotti in questo periodo occupano un posto importante i problemi etici e morali, i diversi punti di vista sulla vita moderna, l’analisi dei caratteri delle persone, la formazione dei giovani, ecc. Tra questi film possiamo ricordare “In questa città del sud”, “Ultima notte dell’infanzia”, “È trascorso un giorno”, ecc. Tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80 il cinema azerbaigiano rivolge la propria attenzione alle questioni etiche e morali con i film “L’interrogatorio”, “Porte chiuse”, “Il parco”, “Vita altrui”, “Scusa se muoio”, “Dimmi che mi ami”, “Perdonateci”, “Il diavolo davanti agli occhi”, “Tempo di villeggiatura”. Nel film “Canaglia” (1988) il processo di deformazione del carattere umano è descritto utilizzando i moderni mezzi di espressione artistica e ricorrendo a tratti satirici. Il film riscuote grande interesse sia in Azerbaigian, che all’estero. Negli anni’60-’80 viene realizzata una serie di film interessanti e originali a trama storica, dedicati alla lotta di classe durante i primi anni del potere sovietico (“Nasimi”, “Dede Gorgud”, “Babek”, “Nizami”, “Le stelle non si spengono”, “I miei sette figli”, “L’ultimo passaggio”, “Il vendicatore di Ganjabasar”, “La baia della felicità”, “Dopodomani a mezzogiorno”, “A cavallo”, “Aspettate il segnale dal mare”). Il film “Vento in poppa” (1973) è la prima pellicola nella storia del cinema azerbaigiano ad essere stata prodotta in collaborazione con uno studio straniero (cecoslovacco). Tra i film a soggetto per il piccolo schermo realizzati dalla televisione azerbaigiana si distingue in modo particolare “Il Compleanno”. Tra gli altri film realizzati dalla televisione azerbaigiana ricordiamo ”L’anniversario di Dante”, “Non puoi prendere con te solo l’isola”, “L’ultima notte dell’anno uscente”, “Io voglio sapere”, ecc. Alcuni film sono stati dedicati alla seconda guerra mondiale: “Il nostro maestro Jabish”, “I venti soffiano a Baku”, “Il suono del piffero”, “Pane in parti uguali”, “Vi amavo più della mia vita”, dedicato all’eroe dell’Unione Sovietica Azi Aslanov. Nel cinema azerbaigiano viene data particolare importanza anche alla produzione di film a soggetto per i bambini: “Il segreto di una fortezza”, “La vestaglia magica”, “Garib nel paese dei geni”, “Il lupo se n’è andato di casa”, “Io compongo una canzone”, “Calvario”, “Il maestro di musica”, “Il segreto dell’orologio della nave”, “Lo scrigno di Ismailbek”, ecc. Nel 1989 viene prodotto il primo film azerbaigiano di fantascienza “Contatto”. I cinegiornali e i documentari sulla vita in città e sui giacimenti petroliferi vengono realizzati negli anni ’20 a Baku da operatori locali e rappresentanti di società cinematografiche straniere.

Negli anni ’20, oltre alla realizzazione di documentari e film storici, inizia la proiezione del cinegiornale “Lo schermo dell’Azerbaigian” il cui obiettivo è quello di far conoscere al pubblico le conquiste economiche e culturali della giovane repubblica. Con la nascita del cinema sonoro aumentano le potenzialità dei film documentari. Dal 1939 il cinegiornale “Lo schermo dell’Azerbaigian” esce con il titolo di “ Azerbaigian Premiato”. Durante la Seconda guerra mondiale alcuni registi documentaristi dell’Azerbaigian (A. Gasanov e altri) e operatori (M. Mustafaev, M. Dadashov, S. Badalov, V. E. Eremeev, Ch. Mamedov) vanno al fronte, dove riprendono l’eroismo dei soldati. Questo materiale è inviato ai vari fronti per mostrare i combattimenti ai soldati, in edizione speciale. Nello stesso periodo vengono realizzati cinegiornali e reportage che riprendono il lavoro eroico del popolo azerbaigiano nelle retrovie. Nel dopoguerra, oltre al cinegiornale “Azerbaigian Premiato” (36 edizioni all’anno), inizia la realizzazione del cinegiornale “Giovane generazione” (4 edizioni all’anno). Nel 1950, in occasione del trentesimo anniversario dall’insediamento del potere sovietico in Azerbaigian, viene prodotto il lungometraggio a colori “Azerbaigian sovietico” (registi M. Dadashov, F. Kiselev). Nel 1951 il film conquista il premio speciale al Festival Internazionale di Cannes. Negli anni seguenti i cineasti azerbaigiani trattano nelle loro opere in modo particolare temi quali la modernità, la quotidianità e le conquiste in ambito lavorativo.

Dal 1970, nello studio cinematografico “Azerbaigianfilm”, inizia la produzione del cinegiornale satirico “Mozalan”, dove si criticano gli antipodi della società, le imperfezioni e i difetti che si riscontrano nella vita di tutti i giorni e nel tran-tran domestico. Prima della Seconda guerra mondiale in Azerbaigian erano stati fatti solo dei tentativi di realizzare cartoni animati. Nel 1969 presso “Azerbaigianfilm” viene inaugurata la sezione cartoni animati. Il primo cartone animato a colori è “Jirtdan”, in un unico episodio, che ripropone le favole popolari azerbaigiane. Negli anni ’70 e ’80 si producono moltissimi cartoni interessanti quali “Fitne”, “Jujarim”, “La volpe va in pellegrinaggio a La Mecca”, “Le nuove avventure di Jirtdan”, “Perché la nuvola piange”, “Il topo e la signorina Pispis”, “C’era una volta”, “Il gallo”, “La leggenda della torre della vergine”, “La pietra”, “Toral e Zari”, “Il mucchio”, “La lepre birichina”, “Il fazzoletto magico”, ecc. Nel 1981 inizia la produzione del cartone animato a puntate “Jirtdan il maciste”. Negli anni ’80, nello studio cinematografico “Azerbaigianfilm” si producono ogni anno 7 film a soggetto e 20 documentari e film scientifici per il vasto pubblico. Nel 1974 e nel 1988 a Baku vengono organizzati il 7° ed il 21° Festival Cinematografico Pansovietico, nonché il 40° Festival Internazionale dei Cineamatori (UNIKA-78).

Nel 1991 l’Azerbaigian diventa indipendente, stabilendo così nuovi obiettivi e compiti per la società. In quegli anni i cineasti azerbaigiani rivolgono la propria attenzione a tematiche importantissime e producono film rispondenti alle nuove esigenze estetiche (“Yarasa” del regista A. Salaev, “Il tempo altrui” del regista G. Mehtiev, le pellicole di Vagif Mustafaev). Il presidente dell’Azerbaigian Heydar Alyiev dà un grande contributo allo sviluppo della cinematografia azerbaigiana. Il 23 ottobre 1996 la Fondazione azerbaigiana per le celebrazioni del centenario del cinema mondiale e l’Unione dei cineasti dell’Azerbaigian, in collaborazione con la Confederazione Unione cineasti dei paesi della CSI e dei paesi baltici organizzano a Baku il primo Festival Internazionale “Est-Ovest”. Dalla prima alla nona edizione del cineforum di Baku, il numero dei paesi partecipanti aumenta fino a una ventina! Si tratta di Azerbaigian, Russia, Francia, Germania, USA, Turchia, Georgia, Kazakistan, Lituania, Israele, Iran. Agli eventi organizzati partecipano oltre 500 stelle del grande schermo a livello mondiale, alcune delle quali sono diventate ospiti permanenti del cineforum. Alla nona e ultima edizione del Festival Cinematografico “Est-Ovest” vengono assegnati premi commemorativi a film, registi e attori che hanno ricevuto 12 nomination. Nell’ambito del tradizionale Festival Cinematografico Internazionale “Est-Ovest” è stato inaugurato il primo Festival Cinematografico Internazionale per Bambini.


ARCHITETTURA

La natura si è dimostrata molto generosa con l’Azerbaigian. In tale paese si trovano giacimenti di pietre di ogni tipo, e ciò ha permesso agli antichi di creare architetture straordinarie: cinte murarie e torri, ponti e caravanserragli, case e luoghi di culto. L’intera storia dell’Azerbaigian, in tutti i suoi risvolti, e le varie influenze esterne si riflettono nel ricco patrimonio architettonico del paese. In Azerbaigian esistono tutt’oggi monumenti di culto di tre religioni: zoroastrismo (i templi degli adoratori del fuoco a Khinalig, Surakhany, ecc.), cristianesimo e Islam. In molte regioni dell’Azerbaigian vi sono monumenti architettonici, monasteri e chiese, dell’Albània Caucasica. La chiesa di Sant’Eliseo a Kish è considerata una delle primissime chiese cristiane non solo nel Caucaso, ma in tutto il mondo. Sono chiari esempi dell’antica architettura dell’Albània Caucasica anche le mura difensive di Derbent con scritte in partico, le mura di Javanshir e il ponte Gary-kerpu a Barda. Dato che il cristianesimo si è radicato maggiormente nella parte montuosa del paese, in questi luoghi si continuano a costruire chiese anche durante il Medioevo. Il monastero sulle rive del fiume Agoglan (regione di Lachin), il monastero di Amaras (regione di Khojavend), le chiese di Lekit (regione di Gakh), il monastero di Askipar (regione di Gazakh) e le rovine di altri monumenti di luoghi di culto testimoniano l’influenza del cristianesimo nell’Albània Caucasica. Sul territorio dell’Azerbaigian, crocevia d’importanti vie commerciali, sono stati costruiti innumerevoli caravanserragli. Tra i monumenti dell’architettura azerbaigiana un posto importante spetta ai ponti. Magnifici esempi di questo tipo di struttura architettonica sono i ponti di Khudaferin, Ardabil e Tabriz, il ponte di Gaflkanty, il Ponte Rosso, e il ponte sul fiume Terter nei pressi di Barda, lungo 120 metri, a 16 campate. A partire dal XII secolo le città azerbaigiane conoscono un importante sviluppo, e in alcune di esse nascono scuole di architettura che combinano armonicamente tradizioni locali e grande professionalità. L’architetto Ajami, famoso in tutto l’oriente, è il fondatore e il rappresentante principale di una di queste scuole (la scuola architettonica di Nakhchivan). Il maestoso mausoleo Momine-khatun a dieci facciate, da lui costruito, è un vero e proprio capolavoro. Oltre alla scuola di Nakhchivan si possono annoverare altre scuole d’architettura quali la scuola di Shirvan-Absheron e la scuola di Arran. Le fortezze realizzate da questi maestri, i palazzi riccamente decorati, i mausolei, le moschee, i ponti e i caravanserragli hanno reso immortali i nomi di famosi architetti quali Masud, Abdul Mejid, Zeynaddin, Muhammad Ali, Murad Ali e Abdul Azim. Il complesso religioso dello sceicco Safi-ad-dina situato ad Ardabil, la Moschea Blu di Tabriz, il palazzo Hasht Behisht (degli otto paradisi) sono meravigliosi monumenti dell’architettura medievale. La moschea di Tabriz, costruita dall’architetto Haji Ali-shah nel 1311-1324, è uno splendido esempio di moschea con una grande sala delle preghiere, sormontata da un arco gotico con luce superiore a 30 metri. La solidità della struttura è garantita da pareti laterali spesse 10,4 metri. La moschea di Ali-shah è uno dei complessi di culto più imponenti nel mondo islamico.

Oggi una componente della stessa, denominata ”Arco Galasy”, è il simbolo di Tabriz. A differenza della moschea di Ali-shah, la Moschea Blu di Tabriz, realizzata dall’architetto Haji Ali Kuchachi nel 1465, presenta una grande cupola centrale. L’area quadrata centrale della sala delle preghiere, sormontata da una grossa cupola dal diametro di 16,5 m, è contornata su tre lati da portici. Cupole più piccole, che circondano la grande cupola centrale, e due eleganti minareti, eretti agli angoli della facciata principale, conferiscono alla moschea espressività e solennità. Nel XV secolo a Baku viene costruito il Palazzo degli Shirvanshah che doveva testimoniare il potere eterno e l’autorità illimitata del signore feudale. Il complesso comprende l’edificio a due piani, la tomba, la moschea con il minareto, il divankhana (piccolo padiglione in pietra – ndt), il mausoleo, le terme ed altre costruzioni. Conferiscono particolare solennità a tutto il complesso i portali degli edifici, decorati con finissime incisioni su pietra. L’architettura azerbaigiana durante il tardo medioevo è imponente e caratterizzata da forti elementi decorativi. Le moschee di questo periodo sono diverse una dall’altra e ciascuna di esse è unica e originale. In Azerbaigian, l’architettura religiosa islamica durante il Medioevo provvede non solo a delimitare o collegare sezioni di spazio, ma mira anche a generare emozioni e influenzare la coscienza della gente. Il microambiente creatosi intorno alla moschea si fonde con l’immagine dello stesso edificio, accrescendone solennità ed importanza. La capacità difensiva, l’importanza, lo sviluppo economico e persino la vivibilità delle città medievali dipendono in larga misura dalle loro fortezze. Solide mura e alte torri sono indici di grandezza e di bellezza della città. Sono particolarmente interessanti le torri Chirag Gala, Didvan e molte altre, erette per difendersi dagli attacchi delle tribù nomadi.

La fortezza più celebre dell’Azerbaigian è quella di Derbent, che difendeva i confini settentrionali del paese. Derbent, dalla fortezza in posizione strategica (con uno splendido portale di ferro divenuto simbolo d’inaccessibilità della città) viene comunemente definita Demirgapy Derbent (Derbent Portale di Ferro). Tra le fortificazioni montane si contraddistingue per le forme architettoniche monumentali la Giz Galasy (Torre della Vergine) a Kalbajar, costruita in mattoni di terracotta nonostante le difficili condizioni ambientali. Durante la suddivisione delle terre, in epoca feudale, in Azerbaigian vengono realizzati i palazzi dei Khan e le roccaforti. Tra i monumenti di questo periodo il più importante è il maestoso Palazzo Shekikhan (XVIII sec.). La facciata principale del palazzo è decorata con una bellissima vetrata e con cornici e grate in legno realizzate secondo la tecnica chiamata shebeke. L’interno del palazzo presenta ricchi disegni raffiguranti piante, animali e uccelli, diversi motivi geometrici, scene di battaglia e di caccia. Tra i monumenti architettonici di questo periodo vanno annoverati anche molti edifici pubblici e commerciali. All’inizio del XX secolo Baku diventa una città elegante e prosperosa. Durante il boom petrolifero gli edifici costruiti in stile moderno si arricchiscono di elementi moreschi, romanici e gotici. Circondate da una vegetazione lussureggiante, le sfarzose tenute sono costruite secondo stili architettonici tanto diversi quanto le etnie a cui appartengono gli abitanti di Baku. Un altro importante stile architettonico è quello sovietico, rappresentato da edifici pubblici monumentali. Oggi l’architettura dell’Azerbaigian continua ad evolversi, sposando felicemente lo stile tradizionale con quello moderno. Il nuovo aeroporto di Nakhchivan, il palazzo della Fondazione di Heydar Aliyev, gli edifici e i palazzi destinati a vari usi, a Baku e nelle regioni azerbaigiane, sono il risultato dell’architettura moderna del nuovo Azerbaigian.


ARTI FIGURATIVE

Oggi in Azerbaigian la ricca, peculiare e plurisecolare produzione artistica ha lasciato il posto alle arti figurative. Gli antenati degli attuali Azerbaigiani hanno riccamente decorato gli strumenti di lavoro e gli utensili d’uso quotidiano con motivi e raffigurazioni di ogni genere, immagini della vita reale. Le ricche tradizioni artistiche dei maestri azerbaigiani sono testimoniate dai bellissimi esempi di antico artigianato, dalle ceramiche dell’Albània Caucasica, dalle ceramiche d’epoca medievale di Beylagan e Ganja, dagli antichi mausolei di Nakhchivan e Shirvan, con le loro incisioni traforate e maioliche colorate, dagli eleganti tessuti di Sheki e Shamakhi, dai ricercati disegni dei tappeti Gazakh, Karabakh, Guba. Nel Medioevo, una delle principali forme d’arte è rappresentata dalla calligrafia. In questo periodo i popoli orientali non conoscono ancora la stampa e i libri vengono realizzati da copiatori, sottoforma di manoscritti. Sono apprezzati soprattutto i manoscritti eseguiti da famosi maestri calligrafi, quali Ubeydullah Tabrizi sopranominato “la dolce piuma”, Ali bek Tabrizi, Muhammed Bagir Ordubadi, Nizam-ad-din, Ali Ardebili, Mir Abdulbegi Danishmend, Ali Riza Tabrizi Abbasi, ecc. La gloriosa scuola di pittura in miniatura di Tabriz (illustrazioni di libri), sorta nel XIV secolo, fa parte dei tesori della cultura mondiale. Sultan Muhammed ne è il principale rappresentante. Presso questa scuola si sono formati artisti di talento quali Kemaleddin Bekhzad, Mir Mussavir Tabrizi, Mir Zeynalabdin Tabrizi, Mir Sayyid Ali, Muhammed, Muzaffar Ali, ecc. Le miniature di questo periodo tuffano lo spettatore nella poetica del mondo circostante e sbalordiscono per i colori caldi e intensi, per le figure umane idealizzate, e per la bellezza della natura viva. La splendida maestria di questi miniaturisti ha un’importante influenza sullo sviluppo delle miniature e delle illustrazioni in molti paesi orientali. A partire dall’ultimo quarto del XVI secolo si sono diffuse miniature su fogli separati e ritratti.

Nel XIX secolo, nell’arte figurativa azerbaigiana, nei dipinti e nelle illustrazioni, non di rado le miniature si sposano a un’interpretazione realistica dell’immagine. Questo è particolarmente evidente nelle opere di artisti quali Abbas Huseyni, il ritrattista Mirza Kadim Irevani, il poeta Mir Movsum Navvab (quest’ultimo illustra i propri componimenti con disegni a colori e ritratti) e la talentuosa poetessa Natavan, che decora i propri versi con motivi figurativi lirici. Nelle loro opere, realizzate secondo lo spirito delle miniature, prevalgono i tratti della pittura europea, della prospettiva, del chiaroscuro. In seguito, all’inizio del XX secolo, le forme realistiche di rappresentazione influenzate dalle miniature si sviluppano nelle opere di pittori quali B. Kengerli, pittore lirico, sottile e penetrante, e A. Azimzadeh, maestro di illustrazioni satiriche. Particolarmente fruttuosa è l’opera del pittore di Nakhchivan Behrouz Kengerli. Grazie alla sua sorprendente e feconda laboriosità Kengerli ha saputo creare centinaia di paesaggi e ritratti. Profondo conoscitore della tecnica dell’acquarello e della pittura a olio, nei suoi paesaggi Kengerli raffigura con passione montagne, pianure, monumenti architettonici. La galleria ritrattistica di questo pittore è di particolare pregio artistico. Gli acquarelli, i disegni con tematiche storiche e di vita quotidiana, le illustrazioni e i bozzetti teatrali di Azim Azimzadeh sono particolarmente significativi in quanto testimoniano le innumerevoli sfaccettature dell’opera del padre fondatore dell’arte illustrativa azerbaigiana. Un importante contributo allo sviluppo dell’arte illustrativa è fornito dalle illustrazioni delle opere del poeta satirico Sabir a cura di tale pittore. Un linguaggio semplice, chiaro e figurativo, che affonda le sue radici nel folklore, una fantasia creativa inesauribile, la capacità di penetrare i tormenti dell’animo umano contraddistinguono le opere di questo maestro originale. All’inizio del XX secolo Alibey Huseynzadeh crea quadri di genere, paesaggi e ritratti a olio. I migliori risultati nella tecnica ritrattistica si sono avuti con le opere di Tahir Salahov. I rapporti cromatici locali e il decorativismo sono peculiari della tecnica pittorica di Abdurahmanov. Nei ritratti di Vajiha Samedova l’osservatore è affascinato dall’ampiezza del tratto e dal forte contrasto cromatico. A partire dagli anni ’40 diventa famoso il nome di Mikhail Abdullayev, pittore dal talento multiforme, cha ha lavorato con successo sia come autore di quadri a tema, che come ritrattista e paesaggista. Generalizzazione poetica, interiorizzazione emotiva e profonda psicologia dei personaggi sono i tratti peculiari dell’opera di M. Abdullayev. Il pittore è affascinato dalla molteplicità di caratteri umani, dai colori vivaci della natura, e dall’abbigliamento dei personaggi. Per il suo “Ciclo indiano” Abdullayev ha ricevuto il Premio internazionale Jawaharlal Nehru. La poeticità della percezione, la capacità di trovare nella quotidianità la grandezza e la bellezza, una pittura vivace, ricca di contrasti cromatici, che svela il legame tra uomo e natura costituiscono i tratti salienti del pittore. I paesaggi di Sattar Bahlulzadeh sono liricamente melodiosi, ricchi di colore, e ritraggono la solare Absheron, la torrida Mughan, le montagne e le pianure, i boschi e i campi dell’Azerbaigian. La pittura di Togrul Narimanbeyov è satura di espressione coloristica e ritmo energico, secondo un approccio romantico. I suoi quadri sono pervasi dal patos dell’amore invincibile per il prossimo, dal sentimento di odio nei confronti della violenza. Verso la metà degli anni ’70, nell’arte va sempre più affermandosi l’originalità delle scuole nazionali, in cui aveva già svolto un ruolo chiave la generazione degli artisti cosiddetti settantini (Kamal Akhmedov, Farkhad Khalilov, Nazim Rakhmanov, Geyur Yunusov, Eldar Kurbanov, Faik Agaev, ecc.). Generalizzando la tradizione della pittura di genere, molti artisti e scultori moderni conferiscono alle loro opere nuove peculiarità. A Baku e nelle principali città del Paese vengono regolarmente organizzate mostre; sono attive gallerie di quadri e musei; viene attribuita particolare importanza all’attività artistica dei bambini. Senza alcun dubbio la scuola moderna di pittura dell’Azerbaigian è un fenomeno artistico suggestivo ed originale, punto di incontro tra Est ed Ovest.

 

ARTE POPOLARE

L’artigianato azerbaigiano, le cui tradizioni si sono sviluppate nel corso della storia, affonda le proprie radici nel lontano passato. Fin dall’antichità esistevano in Azerbaigian diversi tipi di attività artigianali, quali ad esempio la tessitura dei tappeti, il lavoro a maglia, la tessitura della seta, la stampatura dei tessuti, il ricamo, l’incisione su metallo e pietra, diversi tipi di lavorazione dei metalli (la fucinatura, lavorazione del rame, ecc.), la lavorazione della ceramica, l’intagliatura del legno, l’intreccio di canne e vimini, la realizzazione di utensili d’uso domestico in cuoio, pizzi e merletti, ecc. L’amore per il bello induce a decorare con figure e disegni persino gli strumenti di lavoro. Il legno viene intagliato con raffigurazioni di varia natura. Sono sorprendenti e molteplici i manufatti degli artigiani in cui profonde tradizioni secolari s’intrecciano alla bellezza della natura circostante. Il mestiere più antico e più diffuso è quello della tessitura dei tappeti. L’arte tradizionale della tessitura del tappeto azerbaigiano è stata inclusa nella Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO il 16 novembre 2010. Quest’arte, prediletta dal popolo azerbaigiano, è stata premurosamente tramandata di generazione in generazione per secoli. Ignoti artigiani hanno creato tappeti unici, la cui perfezione artistica ancora oggi è fonte di piacere e stupore. Il tappeto azerbaigiano esprime tutte le nature multicolori dell’Azerbaigian: l’azzurro del cielo e il verde dei boschi, le ombre dense sui pendii delle montagne, il bianco candido delle cime innevate. I meravigliosi tappeti e i manufatti in tappeto, creati a mano dalle artigiane azerbaigiane, abbelliscono i più bei musei di San Pietroburgo, Londra, Washington, Parigi, Istanbul, ecc.

In Azerbaigian sono le donne a tessere i tappeti. La composizione, la decorazione, i mezzi artistici, per quanto complessi possano essere, sono chiari e comprensibili per ciascuna tessitrice. In Azerbaigian i tappeti vengono tessuti ovunque, utilizzando varie tecniche di tessitura: a pelo alto o senza pelo. Il tappeto è entrato a far parte della vita quotidiana degli Azerbaigiani sia in città che in campagna. I tappeti più popolari sono quelli di Guba, Shirvan, Baku, Ganja, Gazakh, Karabakh. I tappeti dell’Azerbaigian, vere e proprie opere d’arte, contano fino a 490 mila nodi per metro quadro. Un tipo di tappeto antico è rappresentato dal kece arabescato di feltro. Vengono realizzati tappeti non reversibili tessuti a pelo alto (Khali e Gobe), tappeti non reversibili tessuti senza pelo (Sumak e Verni), nonché tappeti reversibili tessuti senza pelo (Zili, Palas e Kilim). Oltre ai tappeti da parete e da pavimento vengono realizzati manufatti destinati agli usi più svariati: groppiere e gualdrappe per cavalli e cammelli, grandi sacche, valigie morbide, bisacce di grandi e piccole dimensioni. È difficile presentare tutte le varietà decorative del tappeto azerbaigiano. I disegni sono generalmente di forma geometrica. Tuttavia nei fantasiosi motivi non è difficile riconoscere le raffigurazioni convenzionali del mondo vegetale e animale: fagiani, alberi in fiore, montoni.

I tappeti dell’Azerbaigian sono caratterizzati da una gamma cromatica straordinariamente complessa; questo riguarda in modo particolare i tappeti antichi, il cui filato veniva tinto con coloranti naturali. Nei tappeti vengono utilizzate innumerevoli sfumature di rosso, blu e giallo che si completano a vicenda. Un’altra attività artigianale largamente diffusa in Azerbaigian è il ricamo. Il ricamo decorativo, eseguito con punto a catenella, veniva realizzato con fili di seta colorati su satin, panno, velluto, raso. La città di Sheki nel XIX secolo è stata il principale centro del ricamo con punto a catenella. Ancora oggi in molte città dell’Azerbaigian si è conservata l’antica scuola del ricamo che si contraddistingue per l’uso di fili di seta e di lana. Marco Polo (XIII sec.) sottolinea la bellezza dei manufatti in seta di Shamakhi e Barda. Descrivendo lo sfarzo della residenza estiva reale, Anthony Jenkinson (XVI sec.), esploratore e mercante inglese, scrive: “Il re era seduto all’interno di una ricca tenda di seta e oro, indossando un vestito ricamato con madreperla e pietre preziose”. Tra tutti i tipi di ricamo il più antico è quello in oro. Come base vengono utilizzati tessuti molto compatti. Questo tipo di ricamo è definito con il termine di gulabatin. Altra tecnica di ricamo ampiamente utilizzata è quella del punto pieno. Particolarmente diffuso è anche il ricamo ”occhio d’uccello” su seta bianca o nera. Il ricamo “a trapunta” orna la tubeteika (copricapo orientale), il berretto da notte, i tappetini della preghiera, nonché i capi d’abbigliamento in lana. I ricami ornano non solo vestiti, ma anche federe di cuscini, tappetini del bagno, copriletto, ecc. È consuetudine mettere nel corredo della promessa sposa oggetti di vita quotidiana, ricamati in oro. Sono particolarmente interessanti i ricami con perle, perline e lustrini. I motivi preferiti per i ricami sono fiori, spighe, foglie dalle forme diverse e disegni geometrici. I ricami raffigurano anche uccelli e animali; spesso vengono rappresentate coppie di uccelli. In genere gli uccelli sono raffigurati in atteggiamento amoroso o combattivo (simboli dell’amore e della separazione). Anche la lavorazione della ceramica è giunta fino a noi dall’antichità, testimoniando lo stile nazionale profondamente radicatosi in quest’arte popolare. In Azerbaigian vi sono due aree in cui si è sviluppata la lavorazione della ceramica: la valle del fiume Kur e le pianure del sud. Nell’antichità (età del bronzo e anche prima) le ceramiche dell’Azerbaigian erano fondamentalmente utili e funzionali: utensili d’uso quotidiano, crogioli e stampi per la fusione dei metalli, ornamenti, materiali da costruzione.

Gli esemplari ben conservati in ceramica smaltata e in terracotta, trovati a Mingachevir e in altre regioni azerbaigiane, dimostrano l’elevato livello di maestria degli antichi vasai. Esemplari meravigliosi appartenenti a epoche diverse sono custoditi in molti musei di tutto il mondo. L’intaglio e la lavorazione del legno sono un altro genere di artigianato molto popolare e diffuso ovunque. Fin dall’antichità gli Azerbaigiani decorano il legno con intagli, riproducendo la natura, con disegni fantasiosi dettati dal cuore e dall’animo, sui tutek (flauti da pastore), sul bastone del capo tribù, sui bocchini e sui rosari, sugli scrigni e sui bauli. Il legno si rianima grazie alla mano dell’artigiano, la cui fantasia dà vita a nuove figure, tecniche e composizioni. Spesso l’incisione viene dipinta e arricchita di intarsi. Motivi in rilievo o continui decorano anche gli interni delle case. Ancora oggi è possibile vedere straordinarie composizioni intagliate nelle case di campagna. Un altro antico mestiere è quello del ramaio. Gli artigiani ramai azerbaigiani, tramite la forgiatura a caldo, conferiscono ai loro manufatti qualunque forma. Si conoscono più di 80 tipi di manufatti in rame dai nomi diversi. In genere il prodotto finito dei ramai veniva sottoposto a stagnatura e solo dopo veniva utilizzato nella vita quotidiana. In ogni casa di campagna, tutt’oggi s’impiegano vecchi utensili di uso quotidiano in rame: paioli, vassoi, mestoli, setacci, ecc. In Azerbaigian la cesellatura viene fatta su stoviglie, vasellame e piatti decorativi. Motivi vegetali e geometrici danno vita a figure di uccelli, animali e singole composizioni a soggetto, conservando comunque la propria originalità.

 

CERAMICHE DELL’AZERBAIGIAN NEL MONDO

A San Pietroburgo è conservato il piatto color verde-marrone di Orankhali (XII sec.) con raffigurata una scena di caccia e un motivo a forma di foglia di vite sullo sfondo. Manufatti teriomorfi e antropomorfi erano abbastanza diffusi nel primo millennio avanti Cristo. Una statuina con sembianze di animale e una brocca il cui corpo ricorda quello di una donna sono esposte al Museo d’Arte Asiatica di San Francisco. Collezioni private di New York includono due piatti di ceramica smaltata con raffigurazioni di motivi orientali risalenti al XVI secolo. I manufatti richiamano le miniature di Bekhzad e Sultan Muhammed. A Londra è custodito un piatto dipinto con cobalto chiaro (XIII sec.). L’intero sfondo è decorato con un disegno dinamico e fitto fatto di foglie e boccioli. La composizione è dedicata al poema di Nizami “Khosrov e Shirin”. Sempre a Londra, al Victoria and Albert Museum, è esposto un piatto del XVI secolo. Si tratta di un piatto dalla fattura complessa, con motivi vegetali, dalla bordatura armoniosa e precisa all’interno della quale vi sono delle scritte in arabo, e una decorazione di petali intrecciati dove sono raffigurati due pesci che ricordano Yin e Yang. I pesci sono scuri, contornati di oro. A Smirne è esposto un grande vaso (circa 80 cm) riccamente decorato con motivi vegetali ricercati, su uno sfondo di campi con fiori e rosette dalle forme variegate e sofisticate. La parte centrale del vaso presenta una raffigurazione del poema di Nizami “Farhad e Shirin”.

I numerosi colori ceramici utilizzati, il complesso motivo vegetale e alcuni elementi del disegno in rilievo contraddistinguono in modo evidente questo vaso rispetto a quelli analoghi. Il vaso risale al XVI secolo. I manufatti cesellati riportano il marchio dell’artigiano, la data di fabbricazione, a volte il nome del proprietario. Alcuni decori spesso si intrecciano a scritte in caratteri arabi eseguite in varie calligrafie: la scrittura araba dunque arricchisce i decori, rendendoli ancora più belli. Considerato l’amore per le stoviglie e il vasellame di rame, decorati con ricche incisioni, non è difficile capire l’amore delle donne azerbaigiane per i manufatti di rame, che ancora oggi abbelliscono mirabilmente gli interni domestici. I gioielli degli orafi azerbaigiani possono essere divisi, a seconda dell’uso, in vari gruppi: decorazioni per cinture e copricapo, spille, collane, braccialetti, ornamenti per vestiti, armi e animali. Sono articoli tradizionali i copricapo, le collane, le spille da donna, le cinture, gli anelli, gli orecchini e i braccialetti. In Azerbaigian sono tutt’oggi molto diffuse le collane d’oro cave di foggia circolare chiamate pil, oppure ovale, chiamate arpa (chicco d’orzo). Le collane stampate arpa sono caratterizzate da un motivo punteggiato e lineare. Venivano portate da sole o con pendenti stampati o incisi. I manufatti in filigrana presentano forme molto diverse e sono caratterizzati da numerosi particolari e composizioni ricercate: medaglioni, fiori con innumerevoli petali (simbolo solare), pesciolini, stelline, foglioline, mezzelune, linguette a forma di cono. I manufatti vengono altresì arricchiti con pietre preziose e semipreziose, incastonate nella struttura sporgente. Un altro mestiere artigianale straordinario è rappresentato dalla produzione di shebeke. Sono grate intagliate per finestre, a metà tra il mosaico e la vetrata. Possono essere con o senza vetri colorati e formano composizioni in legno eleganti e traforate. In un metro quadrato ci possono essere diverse migliaia di particolari, il tutto senza mettere nemmeno un chiodo o una goccia di colla.

La tecnica dell’intreccio, che richiede un lavoro minuzioso e preciso, affonda le proprie radici nel lontano passato, come la ceramica. Ancora oggi in campagna vengono utilizzate stuoie intrecciate, cesti di vario tipo e copricapo. Per l’intreccio vengono impiegate canne, paglia di grano, vimini, fibre di rafia e altro materiale vegetale. È interessante anche il mestiere dell’incisione artistica su pietra. Viene utilizzato soprattutto il motivo geometrico. In Azerbaigian, da tempi immemorabili, si è raggiunto un elevato livello nella realizzazione di manufatti artistici e di uso quotidiano in cuoio, comprese le calzature. Oggi la lavorazione artistica del cuoio continua a esercitare il proprio fascino.


FONDAZIONE HEYDAR ALIYEV

La fondazione Heydar Aliyev opera in ambito sociale, umanitario e culturale. E’ stata istituita nel 2004 per aiutare i ceti sociali più poveri, sostenere progetti, contribuire allo sviluppo di economia, ricerca, istruzione, cultura, ecologia e sport in Azerbaigian, formando le nuove generazioni secondo principi d’indipendenza nazionale e patriottismo, studiando l’eredità del leader azerbaigiano Heydar Aliyev per il bene delle generazioni future. La fondazione raccoglie numerose informazioni sul leader Heydar Aliyev. Nelle sale sono esposte moltissime fotografie, libri, documenti sulla vita del presidente, e oggetti provenienti dal suo ufficio. La fontappet dazione si trova in uno dei palazzi più belli della città ed è uno dei posti visitati dai rappresentanti ufficiali dei vari paesi, dalle personalità pubbliche, e da esponenti del mondo della cultura. La Fondazione porta avanti tutta una serie di progetti a favore di figli di profughi e rifugiati, orfani, bambini di famiglie povere, e bambini affetti da varie patologie. La Fondazione sta realizzando un progetto importante denominato “Programma di sviluppo per scuole materne e scuole convitto” nell’ambito del quale si prevede di migliorare le condizioni di vita e di studio in tutte le scuole materne e scuole convitto dell’Azerbaigian. Inoltre, grazie alla partecipazione diretta di Mehriban Aliyeva, presidentessa della Fondazione, first lady dell’Azerbaigian, Ambasciatrice di Buona Volontà dell’UNESCO e ISESCO, deputata del Milli Majlis, è in fase di realizzazione un programma su vasta scala relativo alla costruzione di scuole.

 

Con lo slogan “Una nuova scuola per il nuovo Azerbaigian” la Fondazione ha costruito più di 200 scuole negli angoli più disparati del paese. Il progetto “Sostegno all’istruzione” prevede la consegna di manuali e libri di vario genere a università, scuole superiori, scuole materne e scuole convitto. Anche il settore della sanità è interessato da un progetto importante, “Il massimo impegno per i bambini diabetici”, che garantisce loro medicinali e farmaci specifici. E’ in corso il progetto “Vivere senza talassemia”, nell’abito del quale in Azerbaigian è stata avviata la costruzione del Centro di talassemia, ponendo l’accento sul servizio di donazioni e di prevenzione su vasta scala. La Fondazione sta curando la ristrutturazione e l’allestimento di strutture mediche dotandole d’impianti moderni. Sono stati curati 1300 bambini affetti da patologie cardiache, alcuni dei quali sono stati poi operati all’estero. Oltre ad occuparsi di problemi sociali, la Fondazione sta portando avanti una serie di programmi volti a salvaguardare il patrimonio storico e culturale del popolo azerbaigiano. A Ganja è stato ristrutturato il mausoleo di Jomard Hassab; sulla tomba di Javadkhan è stato costruito il mausoleo. E’ stata ristrutturata la casa museo del famoso poeta, scrittore e pedagogo azerbaigiano Abdulla Shaig; è stato restaurato il santuario di Pir Hasan, a Shuvalan, vicino a Baku. Sono stati avviati i lavori di restauro dei monumenti sepolcrali ed è iniziata la costruzione del viale dedicato alle personalità celebri dell’Azerbaigian, cha hanno vissuto e lavorato nella città di Tbilisi: Mirza Shafi Vazeh, Mirza Fatali Akhundzadeh, Fatali Khan Khoyski, ecc.

Nel campo della cultura, nell’ambito del progetto “Il mugham: patrimonio culturale”, che prevede lo sviluppo dell’arte del mugham azerbaigiano e la tutela delle tradizioni legate al mugham, è stato pubblicato l’album “Khananda del Karabakh”. Nell’ambito del progetto “Enciclopedia del mugham”, è in fase di preparazione, sia in versione cartacea che elettronica, l’Enciclopedia del mugham dedicata al mugham azerbaigiano. Su iniziativa della Fondazione l’UNESCO ha inserito il mugham azerbaigiano nella lista dei capolavori del patrimonio orale e immateriale dell’umanità. Per tutelare, sviluppare e diffondere nel mondo il mugham, fiore all’occhiello della musica azerbaigiana e mondiale, e per organizzare eventi dedicati al mugham, a Baku è in corso di realizzazione il Centro internazionale del mugham. La Fondazione di Heydar Aliyev ha stampato in edizioni di lusso le opere dei classici della letteratura azerbaigiana tradotte in lingua russa: Nizami Ganjavi, Mehseti Ganjavi, Mirza Shafi Vazeh, Mirza Alekber Sabir, Samed Vurgun e Mir Jalala Pashayev; ha inoltre preparato DVD e CD sulla cultura azerbaigiana. Grazie al patrocinio della Fondazione vengono organizzate le giornate della cultura azerbaigiana in Russia. Nell’ambito della collaborazione con l’UNESCO e con il patrocinio della Fondazione, a Baku e a Parigi è stato celebrato il 120° anniversario del geniale compositore U. Hajibeyov. Nell’ambito dell’UNESCO a Parigi è stato celebrato il centenario del celebre chimico Yusif Mammedaliyev; in occasione del 60° anniversario dell’UNESCO sono state festeggiate le giornate della cultura azerbaigiana. Ci sono stati festival internazionali dedicati a Mstislav Rostropovich, al famoso compositore Dmitrij Shostakovich, al celebre maestro dell’arte vocale Bulbul. Procede con successo la collaborazione con l’ISESCO con la quale la Fondazione di Heydar Aliyev ha sottoscritto un protocollo di collaborazione. Il documento, che regola i principi fondamentali della collaborazione nei prossimi cinque anni, si prefigge di sviluppare le relazioni, elaborare e attuare progetti congiunti, coordinare l’attività nel settore scientifico, culturale e formativo. Per le organizzazioni sociali internazionali la Fondazione ha pubblicato le raccolte “La verità sul Karabakh” e il libro “La guerra e i nostri monumenti storico-culturali”. In campo ecologico la Fondazione ha lanciato il progetto “Piantiamo un albero ciascuno!”. Inoltre la Fondazione porta avanti una serie di misure per sviluppare le tecnologie informatiche in Azerbaigian. Col suo sostegno è stato istituito il più grosso portale informatico denominato “Azerbaigian” (www.azerbaijan.az). Il portale fornisce informazioni generali e dettagliate sul paese.


RICERCA E ISTRUZIONE

In Azerbaigian il sistema d’istruzione pubblica risale al VII secolo con le scuole musulmane (mektebi). In queste scuole, istituite presso le moschee, s’insegnava fondamentalmente la lingua e la scrittura araba. A partire dall’XI secolo, nascono scuole musulmane (madrasa) caratterizzate da un più elevato livello d’istruzione. Molti studenti che hanno frequentato queste scuole sono diventati studiosi e maestri famosi in Oriente. Le scuole laiche azerbaigiane e russe sono arrivate molto tempo dopo. L’Azerbaigian è uno di quei paesi dove per legge viene riconosciuta l’uguaglianza tra uomo e donna per quanto riguarda l’istruzione. La Costituzione dell’Azerbaigian garantisce il diritto all’istruzione obbligatoria gratuita per tutti. Il sistema scolastico comprende sia scuole pubbliche che private. Nel paese è in atto un’importante campagna per la costruzione di scuole nuove e per la ristrutturazione di quelle già esistenti. In effetti, l’edilizia scolastica ha assunto proporzioni inimmaginabili fino a poco tempo fa. Negli ultimi anni sono state costruite più di mille scuole nuove, centinaia di istituti scolastici sono stati completamente ristrutturati e sono stati tutti dotati di attrezzature moderne, mezzi tecnici, ecc. Grazie alla partecipazione diretta della Fondazione di Heydar Aliyev è in fase di realizzazione un programma di edilizia scolastica su vasta scala. Le scuole dell’obbligo si stanno dotando di tecnologie informatiche; sono stati messi a punto mezzi audiovisivi e videomateriali didattici. In Azerbaigian si contano più di 50 università dove studiano circa 100 mila studenti. Le principali università sono l’Accademia Statale del Petrolio, l’Accademia dell’Aviazione Civile, l’Università Statale di Baku, l’Istituto Economico Statale, l’Istituto Statale di Lingue Straniere, l’Università Statale di Pedagogia, l’Istituto di Ingegneria Edile, l’Università di Medicina. Negli ultimi anni hanno fatto la loro comparsa alcune università private e internazionali. Tra le più importanti ricordiamo l’Università Occidentale, l’Università Odlar Yurdu, l’Università Khazar, l’Università Kavkaz. L’Azerbaigian dispone di grandi risorse materiali e umane destinate allo sviluppo della ricerca. Negli ultimi tempi gli studiosi azerbaigiani si sono integrati attivamente a livello mondiale nella ricerca, e vengono invitati presso numerose università straniere e istituti di ricerca. In Azerbaigian i giovani di talento costituiscono un promettente potenziale scientifico. Le principali ricerche scientifiche vengono portate avanti negli istituti dell’Accademia delle Scienze dell’Azerbaigian, creata nel 1945 (Istituto di Filosofia e Diritto, Istituto di Storia, Lingua e Letteratura H. Nizami, Istituto di Economia, istituti di scienze naturali e istituti tecnici). La più grande biblioteca azerbaigiana è la Biblioteca Pubblica M. Akhunzadeh, mentre il principale archivio è l’Archivio Nazionale.

 

FESTIVITA

In Azerbaigian le tradizioni nazionali vengono seguite con particolare riguardo. Novruz Bayram (Novruz significa “giorno nuovo”) è la festa più antica e più amata dagli Azerbaigiani, è la festa dell’inizio della primavera e dell’arrivo dell’anno nuovo. Viene festeggiata il 21 marzo, il giorno dell’equinozio di primavera. Il Novruz è il simbolo della rinascita della natura e della fertilità. Prepararsi al Novruz richiede molto tempo: si addobbano strade e piazze delle città, si piantano nuovi alberi, si abbelliscono le abitazioni, s’indossano abiti nuovi, si preparano uova colorate, dolci (shekerbura, pakhlava, ecc.). Ogni famiglia prepara sulla tavola germogli verdi di grano, posti accanto ad un vassoio con dolci, noci, cioccolatini, frutta secca, ecc. Durante le quattro settimane che precedono la festa, ogni martedì vengono accesi dei falò che, come vuole la tradizione, bisogna saltare da una parte all’altra per sette volte. L’ultimo martedì prima della festa è considerato particolarmente importante. È una giornata ricca di rituali il cui obiettivo è quello di garantire prosperità a se stessi e alla propria famiglia nel corso del nuovo anno. Il Novruz è una festa di famiglia. La sera del giorno di festa tutti si riuniscono intorno al focolare domestico, apparecchiano la tavola e accendono le candele. Affinché l’anno nuovo sia ricco e prospero, la tavola è imbandita di leccornie. La festa continua il giorno successivo con eventi a partecipazione di massa, durante i quali si possono ammirare artisti e gruppi folkloristici che eseguono canti e danze popolari; vengono altresì organizzate gare sportive. Strade e corti sono piene di allegria: danze, canti, scoppi di petardi e suoni di raganelle, musiche, risa, visite ai parenti ai quali si regalano i dolci della festa.

Il 31 dicembre in Azerbaigian si celebra la giornata della solidarietà tra gli Azerbaigiani di tutto il mondo.

Una delle festività religiose più sentite, il Gurban Bayram, coincide con il pellegrinaggio annuale a La Mecca. Il decimo giorno del dodicesimo mese del calendario lunare musulmano gli azerbaigiani benestanti devono sacrificare un montone e dare parte della carne a sette famiglie disagiate. Questa tradizione insegna a essere misericordiosi e ad aiutare il prossimo.

La festa Ramadan Bayram segna la fine del digiuno durato un mese. Ci si comincia a preparare alcuni giorni prima. È indispensabile mettere tutto in ordine, si cuciono o si comperano nuovi vestiti, si fa scorta di regali e si acquista tutto il necessario da offrire agli ospiti. La tradizionale Festa dei fiori, che coincide con il giorno della nascita di Heydar Aliyev, viene celebrata il 10 maggio. Lungo il Primorsky Boulevard vengono messe in mostra decine di migliaia di fiori e piante decorative. Gli artigiani espongono i loro lavori: ikebana e macrame, ricami e oggetti vari in pietra, legno, conchiglia, composizioni originali di fiori, decorazioni di tutti i tipi ed erbari. Naturalmente la cosa più importante sono i fiori che formano un vero oceano. Il programma della festa comprende scenette sulla vita dei fiori recitate da piccoli artisti. La serata propone una sfilata di fiori e un grande concerto; la festa si conclude con bellissimi fuochi d’artificio.


ETNIE

Storicamente l’Azerbaigian è sempre stato un paese multietnico e multiconfessionale. Il 99,2% degli appartenenti a minoranze nazionali parla nella propria lingua nativa. Rappresentanti di vari gruppi etnici partecipano attivamente alla vita economica e culturale del paese. Le istituzioni e la società vanno incontro alle esigenze e ai desideri delle minoranze in termini di lingua, cultura, istruzione, rappresentanza nelle strutture di potere; ciò contribuisce notevolmente a stabilizzare sia le relazioni interetniche, sia l’integrazione delle minoranze nella società azerbaigiana. In Azerbaigian, i Russi (Molokan, Subbotnik, Doukhobor, Battisti) vivono soprattutto a Baku, Ganja e Sumgayit, ma anche nei seguenti distretti: Shamakhi, Ismailli, Khachmaz, Gadabay, Jalilabad, Goranboy e Lankaran. Altri popoli slavi sono gli Ucraini, che però in Azerbaigian non sono molto numerosi. Vivono di fatto tutti a Baku, e una parte irrilevante a Sumgayit e in altre città e regioni del paese. Gli Armeni vivono principalmente nella regione azerbaigiana denominata Nagorno-Karabakh. Gruppi etnici caucasici comprendono Lezgini, Avari, Sakhuri, Udi, Inghiloi, Kryts, Budukh e Khinaligs, i quali vivono in Azerbaigian fin da tempi remoti. I Lezgini abitano principalmente nella parte nord-orientale del paese, nel bacino del fiume Samur e nei contrafforti orientali del Gran Caucaso. La maggior parte dei Lezgini vive nel distretto di Gusar, dove costituiscono la maggioranza assoluta. I Lezgini si sono stabiliti anche nella capitale e nei distretti di Khachmaz, Ismailli, Guba, Gabala e Goychay. Gli Avari costituiscono l’etnia più numerosa dopo gli Azerbaigiani, che vive principalmente nella parte nord-occidentale del paese, nel territorio di Sheki-Zagatala. Si sono insediati soprattutto in due distretti: Zagatala e Balakan. Nella regione Sheki-Zagatala troviamo anche i Tsakhur, che parlano una lingua affine a quello dei Lezgini. Abitano soprattutto nei distretti di Zagatala e Gakh. I Georgiani vivono principalmente a Baku, in secondo luogo a Ganja. Gli Inghiloi di lingua georgiana si sono insediati in altri centri azerbaigiani. Al nord del paese, nei distretti di Gabala e Oghuz, vivono gli Udi. In alta montagna, ai piedi del monte Shakhdag, nel territorio di Guba, troviamo il gruppo etnico di Shakhdag che comprende etnie poco numerose quali i Khinalig, i Budug e i Kryts, vale a dire gli abitanti che vivono nei villaggi montani di Budug, Kryts e Khinalig, dai quali hanno derivato i loro nomi. Il gruppo iraniano dei popoli azerbaigiani comprende essenzialmente Tati, Curdi e Talisci. Nel corso dei secoli, i Tati si sono suddivisi in due gruppi dal punto di vista religioso. La maggior parte è divenuta islamica. Oggi i Tati musulmani costituiscono la parte fondamentale degli abitanti dei villaggi nella penisola di Absheron intorno a Baku, nel distretto di Ismailli (Lahich, Basgal, Zarnava). I Tati musulmani vivono anche nei distretti di Khizi, Devechi, Guba e in altre. Nel corso dei secoli si sono andati mescolando agli ebrei a tal punto che oggigiorno si identificano con gli ebrei. Fondamentalmente vivono nei distretti di Guba, Gusar, Khachmaz e Oghuz. I Curdi vivono per tradizione nell’area occidentale dell’Azerbaigian. Una parte significativa di questi si è insediata nel distretto di Aghjabadi. I Talisci si trovano nella parte sud-orientale del paese, soprattutto nei distretti di Lankaran, Yardimli, Astara, Masalli e Lerik. Una parte significativa di Talisci vive a Baku e Sumgayit. Il gruppo etnico turco comprende soprattutto Azerbaigiani, Tartari e Meskheti. La comunità tartara ha cominciato a svilupparsi in Azerbaigian dalla seconda metà del XIX secolo, affermandosi soprattutto nel XX secolo. I Tartari vivono principalmente a Baku e Sumgayit, ma anche in altre città. Conservano la loro lingua madre, ma al tempo stesso parlano fluentemente azerbaigiano e russo. I Turchi Meskheti o Turchi Ahiska di cultura e lingua azerbaigiana furono deportati nel 1944, per ordine di Stalin, dalla propria patria storica, la Georgia, nella repubblica dell’Asia Centrale. Dopo la morte di Stalin, nel 1956, con decreto del Presidium del Soviet Supremo dell’URSS i Turchi riacquisirono il diritto di trasferirsi in tutte le repubbliche sovietiche, fatta salva la Georgia. Allora apparvero per la prima volta in Azerbaigian, ma come Azerbaigiani. Più tardi, negli anni Settanta, iniziarono ad arrivare anche come etnia turca. I Turchi vivono nei distretti di Saatli, Sabirabad, Khachmaz, Beylagan, Devechi, Shamkir.

 

RELIGIONE

In Azerbaigian la religione è separata dallo stato. Secondo la Costituzione, ciascun cittadino ha libertà di culto e il diritto di confessare qualsiasi credo, oppure di non seguirne alcuno. L’Azerbaigian è uno stato laico dove la spiritualità e la moralità del popolo si basano su una religiosità secolare e profonda, le cui radici affondano nell’Islam. La maggior parte dei credenti sono musulmani. L’Islam è giunto in Azerbaigian nella metà del VII secolo. Il capo dei musulmani in Azerbaigian ha il titolo di Sheikh-ul-Islam (l’anziano dell’Islam, dall’arabo). Questo titolo d’onore è nato nel X secolo. Presso la Direzione Spirituale dei Musulmani del Caucaso è attiva l’università, dove i giovani musulmani studiano le origini e i fondamenti dell’Islam, nonché le sure del Corano. In Azerbaigian l’Islam convive pacificamente con le altre religioni. La posizione geografica del paese, situato tra Europa e Asia, ha portato ad una singolare fusione di culture. Alcune chiese ortodosse, la sinagoga degli ebrei europei, la sinagoga degli ebrei delle montagne, la basilica cattolica e le rappresentanze di altri culti esistono qui fin dai tempi remoti.


CUCINA AZERBAIGIANA

Fin dall’antichità, il fuoco e il cibo hanno simboleggiato per gli Azerbaigiani generosità ed abbondanza. Si pensava che più la tavola era imbandita, più l’anno sarebbe stato fecondo. La presenza di nove fasce climatiche, l’utilizzo di circa dieci tipi diversi di focolari (kulfa, kura, tendir, buhari, ecc.), vasellame e stoviglie originali e multiformi (di legno, pietra, argilla, cuoio e metallo), la posizione geografica (crocevia di carovaniere), i legami con molti popoli, flora e fauna particolarmente ricche, e altri fattori, hanno contribuito nel loro insieme a creare la meravigliosa cucina azerbaigiana. La cucina azerbaigiana si è ben presto evoluta, assimilando il meglio delle pratiche culinarie dei molti popoli con i quali gli Azerbaigiani sono venuti a contatto. Ad ogni modo, anche altri popoli hanno acquisito molto dalla cucina azerbaigiana. Alcuni piatti, quali ad esempio dolma, bozartma, chikhirtma, shashlik, hash, arishta e tanti altri, caratteristici nella cucina dei popoli del Caucaso, sono stati inventati da esperti cuochi azerbaigiani. Per quanto riguarda i primi piatti, in Azerbaigian sono particolarmente popolari le zuppe kufta-bozbash e parcha-bozbash, servite in recipienti di argilla, e la shorba, immancabilmente molto speziata, con piselli e verdure. I primi piatti sono accompagnati da pomodori freschi in estate e da mirabella essiccata (per conferire un sapore acidulo) in inverno. I primi a base di farina sono numerosi: sulu-hingal, hamrashi, umach, grusa, dushbara, ecc. Sono particolarmente diffusi i piatti a base di latte fresco e acido, oppure di gatik, come ad esempio sudlu, siyig, dovga, kelekosh, ovduh, ecc. Le zampe dei bovini e le teste delle pecore vengono utilizzate per preparare il hash, brodo color ambra che si inizia a far bollire la sera, ma si serve all’alba. La preparazione del pilaf, il piatto preferito dagli Azerbaigiani, richiede molto tempo. Ne esistono tanti tipi diversi. Può essere a base di agnello, pollo, manzo, grasso di pecora, uova, pesce, oca, cipolla, frutta secca, zafferano, spezie, castagne, verdure piccanti e speziate in gran quantità. Il pilaf viene preparato in grossi pentoloni metallici in occasione di feste e celebrazioni solenni. Il riso nella cucina azerbaigiana occupa un posto privilegiato. Lo usano per fare la kasha, minestrine varie, e lo aggiungono al dolma (golubzy fatti con foglie di vite). Riso, verdure e gatik (tipo di yogurt) sono gli ingredienti principali di una zuppa tradizionale chiamata dovga. È senza sale e acida; si serve calda o fredda. È un primo piatto abbastamza nutriente, spesso utilizzato nell’alimentazione dei bambini. Per quanto riguarda i secondi, vanno ricordati gli shish kebab (spiedini): bastirma, kebab di filetto, lula-kebab, tava-kebab, sham-kebab, ecc. Oltre ai piatti a base di carne di manzo, vitello e agnello sono popolari anche i piatti preparati con animali di bassa corte. Gli innumerevoli fiumi e laghi e il vicino Mar Caspio hanno arricchito la cucina azerbaigiana con pietanze a base di pesce. Shashlik di storione, kutum all’azerbaigiana, kuku di kutum, balig-chikhirtma, balig-lavangi, balig-pilaf e balig-mutanjam sono i piatti più diffusi a base di pesce. La tavola viene imbandita con le diverse varietà nazionali di pane. Lo yukha, sottile come un foglio di carta, il delicato lavash, tendir churek, hamrali, jad, kulche, kemba e molti altri tipi di prodotti della panificazione occupano un posto di rilievo sulla tavola. Fin dall’antichità, in Azerbaigian il pranzo si conclude con il sorbetto o il dolce, così vari e ricchi da superare qualsiasi aspettativa. Il pakhlava di noci e farina di riso, i vari tipi di khalva, nan, guymag, sujuk, gorebiya, sheker-churek, mutaki, peshvenk, firni e tanti altri ancora sono motivo di orgoglio per pasticceri e casalinghe. Come vuole la tradizione, con i dolci viene servito tè aromatico, la bevanda preferita dagli Azerbaigiani, simbolo di ospitalità e cordialità. Nel preparare il tè si aggiungono a volte alcune foglie secche di timo, chiodi di garofano, cardamomo e altre spezie, che conferiscono al tè un aroma particolare. Certe volte si aggiunge acqua di rose, che conferisce un aroma particolare ed è molto dissetante. L’acqua di rose viene impiegata anche per preparare il sorbetto.

 

I VINI AZERBAIGIANI

L’Azerbaigian è una delle terre dove la vinificazione esiste dai tempi più remoti. Nelle necropoli di Leylatepe e Saritepe gli archeologi hanno scoperto recipienti d’argilla per conservare il vino; ciò dimostra che la vinificazione in Azerbaigian era già conosciuta nella tarda età del bronzo. L’industria vitivinicola risale alla metà del XIX secolo. Nel 1815, su ordine dell’imperatore Alessandro I, i tedeschi di Wurttenberg fondarono una colonia nel Caucaso dove si trasferirono circa 500 famiglie. I primi coloni arrivarono in Azerbaigian nel dicembre del 1818 e si stabilirono alla periferia di Ganja, dove furono bene accolti dagli Azerbaigiani. La città di Elenendorf (oggi Goygol) diventa la prima colonia tedesca nella regione; durante il XIX secolo vengono fondati altri villaggi, quali Annenfeld, Georgfeld, Alekseevka, Grunfeld, Eygenfeld e Traubenfeld. I coloni erano viticoltori e vinificatori e una volta giunti in Azerbaigian continuarono a occuparsi della loro attività tradizionale. Nella vita economica di Elenendorf, i vigneti hanno fin da subito svolto un ruolo importante. I coloni piantarono varietà locali di viti lungo i pendii della profonda gola del fiume Ganja e sulle colline vicine. Il terreno fertile e un’abbondante irrigazione permisero di anno in anno di aumentare i vigneti che divennero un’importante fonte di reddito per la colonia. Prima dell’arrivo dei coloni tedeschi la viticoltura come settore agricolo non aveva grosso peso nella vita economica della regione. La popolazione musulmana coltivava varietà di uve da tavola e uva passa. L’uva veniva consumata come frutta fresca o per preparare la melassa bekmez. Le varietà locali di vite sono il risultato di una selezione nazionale. I coloni tedeschi iniziarono a coltivare la vite unicamente per produrre vino, che veniva poi venduto in grosse quantità. Viticoltura e vinificazione erano alla base del benessere dei coloni tedeschi in Azerbaigian, e divennero un settore dell’agricoltura particolarmente redditizio, la principale fonte di prosperità economica. Alcuni coloni tedeschi di Elenendorf diventarono importanti imprenditori, fondatori di grosse società per azioni produttrici di vini (Christopher Froer e Christian Gummel). I fratelli Froer aprirono una fabbrica per la produzione di cognac a Elenendorf, e in seguito ad Annenfeld; più tardi i fratelli Gummel inaugurarono una fabbrica per la produzione di vini a Ganja. Le imprese “Fratelli Gummel” e “Fratelli Froer” aprirono una rete di negozi in città europee e in tutta la Russia, da San Pietroburgo a Vladivostok. I vini e i cognac dell’Azerbaigian sono stati presto riconosciuti a livello europeo, conquistando una medaglia dietro l’altra ai più prestigiosi concorsi europei: la medaglia d’oro a Parigi ed il premio dell’Accademia francese “Croce d’oro”, medaglie d’oro a Londra, Amburgo, Monaco, nuovamente Parigi, il Gran Prix di Londra, fino al 1918. Ancora oggi i produttori di vino azerbaigiani partecipano con successo alle mostre internazionali, come testimoniato dalle numerose medaglie d’oro e d’argento ottenute per i vini Giz Galasy, Yeddi Gozal, Sharg Ulduzu, Chinar, per gli spumanti Perla dell’Azerbaigian, e per i cognac Azerbaigian, Baku, Ganja, Goygol, Shirvan.