Sviluppo socio-economico

Sviluppo socio-economico dell’Azerbaigian negli ultimi vent’anni: Risultati e Prospettive

 
 
Periodo di crisi economica tra il 1991 e il 1994

La Repubblica dell’Azerbaigian è un luogo incantevole situato nel corridoio commerciale euro-asiatico che vanta ben nove zone climatiche naturali su undici. Fondato il 28 maggio 1918 come primo stato democratico dell’Est, l’Azerbaigian è stato privato della sua indipendenza, durata solo ventitré mesi, e gli è stato attribuito lo stato di Repubblica Sovietica facente parte dell’URSS. Rispecchiando la volontà popolare, l’Azerbaigian, attraverso un Atto costituzionale datato 18 ottobre 1991, ha rinnovato il suo stato d’indipendenza e attualmente il territorio indipendente dell’Azerbaigian, riconosciuto dalla comunità internazionale, è di 86,6 chilometri quadrati con una popolazione di oltre un milioni di persone.

Il ritorno dell’indipendenza non è stata un’impresa facile per gli Azerbaigiani. I territori azerbaigiani del Nagorno Karabakh e le regioni limitrofe sono stati oggetto delle aggressioni dell’Armenia dal 1988, ragion per cui il nostro paese si è trovato costretto a entrare in guerra. Come risultato, fra il 1988 e il 1993, il Nagorno Karabakh e le sette regioni limitrofe, che costituiscono il 20% del territorio nazionale, sono stati occupati dall’Armenia; circa un milione e diecimila persone sono state cacciate dalle loro case e dai loro terreni e questo ha provato una grande ondata migratoria di rifugiati e sfollati. La guerra è costata all’economia azerbaigiana circa 60 miliardi di dollari americani. Finalmente, nel 1994 è stato dichiarato il cessate il fuoco. Il periodo di sviluppo economico successivo al ritorno all’indipendenza può essere suddiviso in tre stadi. L’economia azerbaigiana è stata in crisi dai primi anni d’indipendenza fino al 1994, poi è seguito un periodo di stabilità e di sviluppo continuo dal 1995 al 2003 e negli anni seguenti ha avuto inizio una fase di sviluppo dinamico.

I primi anni dopo il ritorno della nostra indipendenza sono stati caratterizzati da una crisi socio-economica e da una situazione politica particolarmente ardua. Queste difficili circostanze erano dovute in parte a carenza di esperienza nel governo dello stato subito dopo l’indipendenza, in parte a eventi come crisi politiche interne, la guerra non voluta con l’Armenia e l’occupazione del 20% del territorio nazionale che, come conseguenza naturale, ebbero ripercussioni sulla vita politica ed economica della repubblica. Inoltre, la maggior parte dei settori produttivi era deteriorata e la rottura dei tradizionali legami con le ex-Repubbliche Sovietiche impediva l’accesso ai loro mercati, facendo calare drasticamente l’esportazione e aumentando inflazione e disoccupazione. D’altra parte, un rapido rifiuto del vecchio sistema economico, le incertezze a esso associate e la composizione impropria degli elementi economici, accresciuta dall’inadeguatezza dei modelli di economia di mercato scelti rispetto alla reale situazione economica del paese, la mancanza di un programma statale concreto e sistematico per l’attuazione delle riforme economiche complicarono ulteriormente le condizioni socio-economiche esistenti. L’immagine economica di quel periodo risulta più nitida se si analizzano gli indicatori macroeconomici di quegli anni. Il prodotto interno lordo (PIL), di 703 milioni di dollari americani nel 1991, diminuì del 13-20% ogni anno tra il 1991 e il 1994.

Quindi, il reddito della popolazione un indicatore generico sulle condizioni di vita diminuì di 3,6 volte in termini reali, mentre il reddito pro-capite diminuì in media di 1,4 volte. Il tasso di disoccupazione aumentò considerevolmente come conseguenza del collasso dei settori produttivi. A quel punto, l’aumento dei salari, che in genere rappresentavano la gran parte del reddito, non riuscì a tenere il passo con la perdita di valore nominale della valuta e, a partire dal 1991, la parte di reddito della popolazione derivante diminuì di 8,2 volte in 4 anni. Questa situazione alimentò ulteriormente il processo d’inflazione che nel 1994 raggiunse il suo massimo, l’altissimo valore di 1763,5%. La valuta nazionale il Manat, messa in circolazione nel 1992 cominciò ben presto a perdere valore e, nel 1994, il tasso di cambio era stato svalutato 9 volte rispetto al rublo russo e 245 volte rispetto al dollaro USA. I ratei d’interesse della Banca Nazionale raggiunsero il 250% nel 1994.


Periodo di continuo sviluppo economico tra il 1995 e il 2003

Dopo essere salito al potere anche grazie al forte sostegno della popolazione, il Leader Nazionale Heydar Aliyev ristabilì l’equilibrio politico, concordò il cessate il fuoco e diede inizio a una serie di riforme economiche su larga scala. La firma del “Contratto del Secolo” con undici compagnie petrolifere multinazionali rappresentanti sette paesi il 20 settembre 1994 giocò un ruolo decisivo e fondamentale nel ripristinare la stabilità in Azerbaigian e nell’assicurare una politica estera di successo. Con il “Contratto del Secolo” si stabilirono delle solide fondamenta per un’equilibrata sicurezza energetica in Azerbaigian e vennero create anche condizioni favorevoli per l’integrazione del nostro paese nel sistema economico globale, con conseguente afflusso di investimenti esteri. Per portare il petrolio dell’Azerbaigian nei mercati petroliferi mondiali sono stati costruiti degli oleodotti tra Baku e Novorossiysk e tra Baku e Supsa, rispettivamente nel 1996 e nel 1999, mentre l’accordo sulla costruzione del principale oleodotto d’esportazione Baku-Tbilisi-Ceyhan ha consentito di diversificare le rotte verso l’estero. Con il decreto firmato dal Leader Nazionale Heydar Aliyev, nel 1999 è stato istituito il Fondo nazionale del petrolio per assicurare una gestione e un utilizzo efficienti dei proventi della vendita del petrolio, ricavati dallo sfruttamento congiunto di pozzi insieme a compagnie petrolifere estere, per lo sviluppo di settori prioritari e per l’attuazione di progetti socio-economici di grande importanza. I settori del petrolio e del gas sono quindi diventati la punta di diamante per lo sviluppo anche degli altri settori economici. Una politica economica ponderata permise la stabilità macroeconomica e, al contempo, pose le basi per una crescita economica sostenibile e consentì la realizzazione di interventi migliorativi delle condizioni di vita della popolazione. Le misure adottate in termini di privatizzazione dei terreni statali, riforme fondiarie, liberalizzazione dei prezzi, riforme fiscali, creazione di un ambiente favorevole per il business e per lo sviluppo di infrastrutture di mercato giocarono un ruolo fondamentale in questo periodo di transizione. Sin dal 1995, le prime riforme agrarie della CSI e misure come l’abolizione dei sovkhoz e dei kolkhoz con la distribuzione delle loro terre, del bestiame e delle proprietà diedero luogo a seri cambiamenti strutturali e fecero emergere un nuovo tipo di relazioni in agricoltura.

Da un punto di vista istituzionale, le riforme fondiaria e agraria sono state già concluse. Più di 1350 migliaia di ettari di terreno sono stati distribuiti liberamente agli abitanti di villaggi rurali e sono state costituite aziende agricole private in sostituzione dei sovkhoz e dei kolkhoz. Il privato copre oggi quasi il 100% del settore agricolo. Un altro aspetto importante della politica economica del periodo di transizione è stato anche lo sviluppo di infrastrutture. L’attuazione dei progetti relativi ai corridoi per il trasporto Est-Ovest e Nord-Sud iniziò a favorire il sistema di trasporti azerbaigiano, permettendo un utilizzo efficiente della sua portata di traffico. Uno degli orientamenti più importanti nelle riforme economiche sistematiche e continuative attuate dal 1995 è stata la privatizzazione dei terreni statali e l’instaurazione di condizioni favorevoli allo sviluppo di una libera imprenditorialità.

A quel punto, il primo passo nella privatizzazione delle proprietà statali era stato completato ed era cominciato il secondo programma di privatizzazione. All’interno di questo programma, le aziende di comunicazione, dei trasporti, della chimica, della manifattura e dell’energia furono aperte alla privatizzazione. Di conseguenza, come risultato di una privatizzazione di massa, la quota del PIL del settore privato raggiunse il 55% nel 2003. Si stima che durante la seconda fase del periodo di transizione siano stati predisposti e attuati numerosi programmi socio-economici a sostegno dello sviluppo economico dell’Azerbaigian: Programmi statali per lo sviluppo delle piccole e medie imprese; Programma statale per l’attuazione delle riforme nel sistema statistico statale; Programmi statali per lo sviluppo del settore agrario; Programmi statali per la privatizzazione delle proprietà statali, ecc. Dalla fine del 1995, fu registrato un grande progresso nel passaggio del nostro paese alle relazioni commerciali; in sostanza, emerse un modello di sviluppo economico profondamente rinnovato e furono formulati i parametri chiave della politica socioeconomica.

In seguito, vennero instaurate politiche fiscali e monetarie rigide e vennero portate a termine serie riforme delle imposte e delle norme doganali. Vennero attuate azioni globali in materia di liberalizzazione dei prezzi, attività economica estera e mercato valutario, limitazione del potere dello stato nelle attività commerciali delle società, creazione di istituti commerciali (Forex, credito, assicurazioni e leasing) e creazione di un ambiente favorevole all’imprenditoria e ad attrarre investimenti esteri. Il periodo in questione è stato caratterizzato da uno sviluppo continuo dell’economia del paese. Il PIL crebbe in media del 9% all’anno mentre si triplicava il PIL pro-capite; anche il settore privato crebbe di tre volte raggiungendo il 73% del PIL. Il salario mensile medio aumentò di 5,6 volte, gli investimenti esteri e interni aumentarono rispettivamente di 8,8 e 5,6 volte. L’indice dei prezzi al consumo calò dal 512% nel 1995 al 2,2% nel 2003. Le entrate del budget statale aumentarono di tre volte mentre il deficit era ridotto al minimo. La presenza dell’Azerbaigian nell’economia del Caucaso meridionale superò il 50%.


Periodo di sviluppo economico dinamico tra il 2004 e il 2011

Come risultato della ben riuscita prosecuzione della politica socio-economica, la stabilità macroeconomica è stato preservata, la diversificazione economica e lo sviluppo di aree e settori non petroliferi sono stati accelerati, le riserve per gli scambi con l’estero usate in maniere efficiente, la stabilità della moneta nazionale e la fiducia nel sistema bancario rafforzate, la politica sui prestiti esteri è stata prudente, il sostegno statale all’imprenditoria accresciuto, il benessere sociale della popolazione è stato continuamente migliorato. Su una base giuridica conforme agli standard internazionali, gli obiettivi di sviluppo socio-economico sono stati raggiunti grazie a programmi specifici. In generale, più di cento progetti, programmi statali e altri documenti di alto profilo sono stati approvati su vari temi, tra cui: Programmi statali per lo sviluppo socio-economico delle regioni; Programma statale per la sicurezza dei rifornimenti alimentari alla popolazione; Programma statale per la riduzione della povertà e su uno sviluppo sostenibile; Programma statale per l’istruzione della gioventù Azerbaigiana all’estero; Programmi per lo sviluppo di settore; Strategia nazionale per l’incremento della trasparenza e contro la corruzione (2007), ecc.

Dato l’ambiente economico favorevole, a partire dal 2003 la nostra economia ha registrato un totale di investimenti pari a 70 miliardi di dollaro USA, di cui il 54% costituito da fondi esteri. All’interno del Programma d’Investimento Pubblico sono stati portati a termine progetti sociali e infrastrutturali su larga scala. È stato così avviato un nuovo regime per la produzione di energia, sono state intraprese azioni per sviluppare energie rinnovabili e alternative e per altri progetti ecologici e turistici. Sono stati costruite nuove scuole, nuovi ospedali, nuove strutture sportive e altre infrastrutture sociali. Sfruttando l’opportunità data dal corridoio Euro-Asiatico, si è deciso di rinnovare il sistema di infrastrutture dei trasporti, di rinnovare la Via della Seta, di costruire un collegamento ferroviario e autostradale tra Baku, Tbilisi e Kars così come il Porto Nuovo per il Commercio Marittimo e i cantieri navali all’avanguardia nella provincia di Alat. I lavori per queste grandi opere sono ancora in corso. Le misure statali di sostegno all’agricoltura sono state intensificate, sussidi e sconti fiscali (esenzioni) sono stati concessi e sono stati forniti leasing e altri servizi. L’economia azerbaigiana ha dimostrato la sua capacità di resilienza rispetto ai recenti processi globali, come provano la stabilità macroeconomica, la crescita economica, la riduzione del tasso di povertà e il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione anche durante questi ultimi anni di crisi. Globalmente, le proiezioni delle organizzazioni nazionali sono ottimistiche in merito allo sviluppo futuro dell’economia azerbaigiana. L’Azerbaigian non solo ha decisamente migliorato il suo rating nei report delle Organizzazioni Internazionali e delle agenzie di rating, ma è stato anche dichiarato il miglior paese in fase di riforma nel “Doing Business Report 2009” stilato dalla Banca Mondiale e dalla International Financial Corporation per quel che riguarda la creazione di migliori condizioni per il business. Conserva queste posizioni favorevoli anche nei report “Doing Business 2010” e “Doing Business 2011”. Nel report “Global Competitiveness Report 2011-2012”, stilato sulla base dei risultati del 2010, l’Azerbaigian ha mantenuto sempre la 55a posizione mentre continua a essere il numero uno tra i paesi della CSI. L’agenzia di rating internazionale “Standard and Poors” ha riqualificato in meglio la nostra economia da “Stabile” a “Positiva”, mentre “Moody’s Investor Services” e “Fitch Ratings” ci hanno classificato come Ba e BBB. L’Azerbaigian è il primo e l’unico dei ventisei paesi richiedenti che è stato riconosciuto membro a pieno titolo dell’Extractive Industries Transparency Initiative. Nel Rapporto sullo Sviluppo Umano pubblicato dal programma di sviluppo dell’ONU nel 2010, l’Azerbaigian è passato dalla 101a posizione del 2005 alla 67a tra 182 paesi ed è è il paese che ha registrato lo sviluppo umano più veloce negli ultimi cinque anni e che ha visto il tasso di crescita più alto (1,77) nei 10 anni precedenti nell’area post-Sovietica. Di conseguenza, l’Azerbaigian non è più classificato tra i paesi con “sviluppo umano medio” ma è entrato nella categoria dei paesi ad “alto sviluppo umano”. Questo sviluppo dell’economia azerbaigiana ha portato al raggiungimento dei principali obiettivi della transizione economica, completandola. Questo periodo è caratterizzato da tassi di crescita dinamica derivanti da una politica socio-economica ponderata e bilanciata. L’Azerbaigian si distingue per i tassi di crescita dei principali indicatori macroeconomici che descrivono il suo sviluppo socio-economico. La crescita annua media del PIL era del 14%, inclusa la crescita del 9% del PIL del settore non-petrolifero. Il PIL pro-capite è aumentato di cinque volte rispetto al 2004, mentre la presenza del settore privato ha raggiunto l’81,7% del PIL, il debito esterno è diminuito dal 18% al 7% e l’inflazione si è mantenuta a un valore a cifra singola. Durante questo periodo, il volume degli investimenti sia esteri sia interni ha continuato a crescere e vi è stata inoltre una crescita dinamica degli investimenti pubblici nello sviluppo sociale e delle infrastrutture. Gli investimenti totali sono aumentati di 2,4 volte, con una crescita degli investimenti esteri e interni rispettivamente di 1,5 e 5,5 volte. Le riserve internazionali strategiche sono aumentate di più di 14 volte dal 2003, attestandosi a 29 miliardi di dollaro USA alla fine del 2010 e a più di 40 miliardi di dollaro USA nei primi 9 mesi del 2011. La spesa dello Stato (in particolare nel sociale e per le infrastrutture) è stata aumentata in media del 24% l’anno mentre il deficit è stato mantenuto a livelli minimi; il fatturato del commercio con l’estero è cresciuto di più di cinque volte rispetto al 2003, comprende un incremento di più di otto volte delle esportazioni e ha portato in positivo la bilancia dei pagamenti del 2004. In questo periodo, il 57,7% del fatturato del commercio estero, tra cui il 59,1% di esportazioni, è generato da stati europei. La politica economica perseguita ha dato luogo anche a un notevole miglioramento a livello sociale. Dal 2005 al 2010, il salario nominale medio mensile, il reddito della popolazione e il reddito pro-capite sono aumentati rispettivamente di 2,6, 3,2 e 3,0 volte, mentre nel 2011, rispetto al 2003, la pensione media e il salario minimo sono aumentati rispettivamente di 6,3 volte e di più di 4 volte. Dal 2003, sono stati creati più di 912mila nuovi posti di lavoro, di cui 655mila (pari al 72%) fissi, 2161 sono le nuove scuole costruite e più di 400 le strutture sanitarie o sociali che sono state costruite e messe in funzione. Se confrontati con quelli del 2003, i risultati del 2010 mostrano che il tasso di povertà è calato dal 44,7% al 9,1%, e l’economia Azerbaigiana è cresciuta fino a costituire i due terzi dell’economia del Caucaso meridionale.


Lo sviluppo del settore non-petrolifero

Siccome le risorse petrolifere sono soggette a esaurimento, uno sviluppo continuo e sostenibile del paese nel futuro è strettamente legato allo sviluppo del settore non petrolifero, in particolare le esportazioni. La crescita dell’esportazione non petrolifera, d’altro canto, implica principalmente la crescita della produzione di beni e servizi in questo settore. In altre parole, l’aumento di beni non petroliferi è una condizione necessaria, ma non sufficiente per la crescita delle esportazioni non petrolifere. È chiaro che esistono fattori macro, micro e istituzionali come la conformità dei prodotti agli standard qualitativi internazionali, l’accessibilità del prezzo e così via. Una ricerca che ha valutato la competitività attuale e potenziale dei prodotti non petroliferi, in particolare i prodotti agricoli dell’Azerbaigian, dimostra che questi sono potenzialmente molto competitivi e questo indica che la direzione da seguire per la crescita del settore non petrolifero è l’aumento dell’esportazione agricola. In effetti, l’Azerbaigian è ricordato per il rapido sviluppo dell’agricoltura al tempo dell’Unione Sovietica, tra gli anni ‘70 e ’80. Il paese riusciva a soddisfare gran parte dell’intera domanda della Russia di uva e vini, frutta, verdura, prodotti freschi e anche di cotone. Questo è un indice della ricca cultura agraria sviluppata in Azerbaigian.

Vantaggio comparativo dei settori orientati all’esportazione: per valutare il potenziale vantaggio competitivo dei prodotti agricoli dell’Azerbaigian, l’Istituto per la Ricerca Scientifica sulle Riforme Economiche del Ministero dello Sviluppo Economico ha monitorato cinquanta aziende agricole operanti nella regione economica del Ganja-Gazakh. Basandosi sui risultati dell’indagine, si è calcolato separatamente il costo delle risorse interne un coefficiente in grado di identificare una potenziale competitività sia per le coltivazioni agricole, sia per gli allevamenti di bestiame. I risultati del calcolo sulla competitività della produzione agricola azerbaigiana con il metodo del costo delle risorse interne rilevano un coefficiente del costo delle risorse interne inferiore a 1 per la maggior parte dei prodotti coltivati, il ché significa che l’Azerbaigian ha un vantaggio competitivo sui prodotti coltivati in generale. Soltanto le ciliegie hanno un costo delle risorse interne maggiore di 1. Tutti i restanti prodotti agricoli hanno un costo delle risorse interne minore di 1, il ché generalmente implica un più alto livello di potenziale competitività di tali prodotti. Per quanto riguarda l’allevamento, il paese mostra una competitività ancora maggiore. L’allevamento di bestiame in particolare è al momento sufficientemente competitivo. Eccezione fatta per la trota e la carpa, il costo delle risorse interne per gli altri prodotti animali è inferiore a 1. Settori potenziali per investimenti: insieme ai settori agroindustriali, lo sviluppo di altri settori non-petroliferi competitivi, in particolar modo quelli più legati alle attrezzature moderne e alla tecnologia, è una tema estremamente urgente per assicurare uno sviluppo socioeconomico continuo e sostenibile. In quest’ottica, è di importanza vitale intraprendere azioni per attrarre investimenti esteri, in particolare investimenti stranieri diretti sotto forma di tecnologia e know-how per l’economia del paese e formare esperti qualificati. Sulla base delle analisi e delle stime condotte, sono stati provvisoriamente identificati i potenziali settori per gli investimenti nella produzione non petrolifera dell’Azerbaigian. Le analisi mostrano questi settori che possiedono un potenziale vantaggio competitivo. È importante attuare misure che puntino a incrementare il rendimento di questi settori in grado di attirare potenziali investimenti in area non petrolifera, in modo da affrontare la concorrenza sui mercati mondiali e creare prodotti ad alto valore aggiunto, che potrebbero così aumentare le esportazioni di prodotti non petroliferi. L’attuazione di queste misure impone di portare la qualità di questi prodotti ai livelli degli standard internazionali, riducendo quanto più possibile i costi di produzione e risolvendo i problemi a livello macro, micro e istituzionale, formando al contempo specialisti qualificati.


Conclusione

Sulla base dell’analisi dello sviluppo socio-economico registrato nei 20 anni di indipendenza della Repubblica dell’Azerbaigian si può concludere quanto segue: nei 20 anni di indipendenza, la Repubblica dell’Azerbaigian, nonostante le difficili condizioni iniziali, ha conseguito un significativo progresso nel portare il paese verso relazioni di mercato, utilizzando abilmente le proprie risorse naturali, ha garantito

  • la creazione di un sistema economico integrato e attento al sociale, un’economia nazionale indipendente basata sul mercato libero e sulla capacità di crescita,
  • l’integrazione attiva del potenziale naturale, economico, tecnico, produttivo e scientifico nel ciclo dell’economia,
  • l’integrazione efficiente dell’economia nazionale nel sistema economico globale, attraverso la creazione di un modello basato sostanzialmente su una filosofia di crescita sostenibile e dinamica e su riforme economiche e di sviluppo all’interno del processo di costruzione dello stato indipendente.

Sono state prese decisioni chiare per perseguire una politica socio-economica attraverso programmi lungimiranti e coordinati che tenessero conto di regole oggettive di sviluppo economico, esperienze internazionali avanzate e tratti specifici della mentalità nazionale e rispettando un principio di orientamento sociale:

  • è stata creata una base giuridica adatta ai periodi di transizione,
  • diverse forme di proprietà in ambito economico sono state rese effettive,
  • l’intervento dello Stato nell’economia è stato ridotto al minimo,
  • sono state create istituzioni di mercato,
  • l’attività economica straniera è stata liberalizzata,
  • è stata garantita la stabilità macroeconomica,
  • è stata sviluppata un’economia competitiva,
  • la sicurezza energetica è stata raggiunta,
  • il livello di autoregolamentazione è stato migliorato,
  • sono stati forniti i servizi necessari alle infrastrutture e, come risultato di tutte queste azioni, l’Azerbaigian ha completato la transizione economica.

È importante attuare misure per organizzare e aumentare il rendimento dei settori non petroliferi, che si rivelano competitivi sui mercati internazionali aumentandone il valore aggiunto, e le esportazioni nel settore non petrolifero, in quanto priorità strategica più rilevante per lo sviluppo economico, anche facendo uso delle opportunità e delle capacità socio-economiche create. Per questo, è essenziale continuare ad accrescere la ricerca scientifica per lo sviluppo di

  • un comparto agroindustriale competitivo in grado di rispondere alla domanda interna,
  • settori industriali ad alto valore aggiunto,
  • turismo, edilizia e servizi e
  • risorse umane altamente qualificate in grado di soddisfare le richieste attuali, tenendo conto delle differenze regionali.